TRUFFE MUNICIPALI


SANZIONI AMMINISTRATIVE TRUCCATE IN ITALIA

La nostra multa quotidiana. Ne arrivano oltre 1400 all'ora.

L'ITALIA è una repubblica fondata sulle multe. Dove gli enti locali, strozzati dai taglio dei trasferimenti statali e dall'addio all'Ici, hanno deciso di tappare i buchi di bilancio a colpi di verbali sotto i tergicristalli delle auto. Dal 2000 ad oggi gli accertamenti sono quasi triplicati, passando da 750 milioni di euro a oltre 2 miliardi l'anno. I Comuni, a corto di quattrini, hanno moltiplicato il loro arsenale offensivo: dispiegando centinaia di inflessibili ausiliari del traffico, posizionando migliaia di occhi elettronici a presidio delle zone a traffico limitato (ztl) e utilizzando come bancomat fai-da-te gli autovelox. Risultato: piovono multe.

Fioccano le multe per infrazioni alla Ztl, mancato rispetto delle targhe alterne, parcheggio in divieto di sosta, eccesso di velocità. Ma, anche, per patente o carta di circolazione non in regola o se si passa il semaforo con il rosso o si utilizza il telefonino, senza viva voce e auricolare, mentre si va al lavoro o si ritorna a casa. Una marea di contravvenzioni: oltre 12 milioni e mezzo, per l'esattezza 12.642.100, nel solo 2008, più 7,9% rispetto all'anno prima. Praticamente, 24 multe al minuto, 1.443 all'ora, 34.635 al giorno. I più indisciplinati, i fiorentini con 3 contravvenzioni a veicolo, mentre i più accorti sono i foggiani, con una multa ogni 5 auto.

A tracciare il bilancio delle attività dei sempre più intransigenti "pizzardoni" delle maggiori città italiane, l'Aci, nel corso della giornata di apertura del secondo Forum internazionale delle polizie locali, tenuto a Riva del Garda (Tn), fino al 27 maggio 2009, che evidenzia, ancora, come, nella graduatorie delle infrazioni più ricorrenti, figurino, anche, comportamenti estremamente pericolosi per bambini e passanti, come il mancato uso delle cinture dei seggiolini e la guida sotto l'influenza di alcol e droga.

In media, nei centri urbani, ci sono più di 12 poliziotti ogni 10mila abitanti, che elevano quasi 480 multe ciascuno «Tre incidenti su 4 - spiega il presidente dell'Aci Enrico Gelpi - avvengono in città ed è, pertanto, sulle strade urbane che deve essere rafforzato il presidio della polizia locale». Ma, attenzione, però, all'uso che si fa delle sanzioni. Le multe, secondo Gelpi, devono essere «finalizzate alla prevenzione e alla sicurezza stradale e non a incrementare i bilanci comunali».

Ogni italiano munito di patente ha pagato in media 76 euro mentre ogni vigile ha compilato verbali per 43 mila euro. Una mini-finanziaria occulta a carico degli automobilisti, con un trend di crescita a prova di crisi economica: le ztl, il nuovo Eldorado dei bilanci degli enti locali, si stanno moltiplicando. I ritocchi alle sanzioni non conoscono limiti inflattivi o creativi.

Ultimo esempio il recente ddl sicurezza che ha introdotto una "aggravante cronologica", aumentando il costo per le infrazioni commesse tra le 22 di sera e le 7 di mattina. Il gioco, però, vale la candela. Nei conti dei Comuni italiani, alla colonna entrate, la voce multe pesa ormai come quella del gettito dell'addizionale Irpef.

I buoni e i cattivi. Roma, Firenze e Catania sono le città più "pericolose" per gli automobilisti tricolori. La capitale, dove i verbali sono aumentati del 46,5% nel 2007, incassa ogni anno 339 milioni. Firenze - grazie alle telecamere della ztl e al flusso di turisti - ha il record nazionale di verbali annui per veicolo (tre) mentre i catanesi sono i guidatori più tartassati con una media pro capite di 140 euro. Milano - grazie all'ecopass - sembra però pronta all'assalto del trono di capitale morale delle multe: nel 2008 sono aumentate dell'80% polverizzando il muro dei tre milioni. Mentre Comabbio, in provincia di Varese, ha l'autovelox più redditizio del Paese. Una macchinetta infernale che nel 2007 ha generato per le casse comunali entrate pari a 2.850 euro per abitante.

La vita è più tranquilla per chi viaggia a Foggia, Pescara e Brindisi. Il capoluogo abruzzese è una sorta di zona franca delle multe. Stando ai dati del Viminale nel 2007 ne sono state accertate per soli 120 mila euro, con una spesa media pro capite per i cittadini di un euro. Dieci centesimi in più pagano i brindisini. A Foggia viene sanzionata solo un'auto su dieci ogni dodici mesi.

L'Eden degli amanti della velocità è invece Livorno Ferraris, in provincia di Vercelli: il 29 gennaio 2009 la giunta ha proclamato il paese "Primo comune deautoveloxizzato d'Italia". Le motivazioni? "L'uso del dispositivo di controllo elettronico della velocità permette immediati riscontri economici - ammette la delibera - . Ma, allo stesso tempo, deteriora i rapporti tra cittadini e istituzioni".

La hit parade delle multe. I difetti degli italiani alla guida, dagli anni '60 ad oggi, sono rimasti sempre gli stessi. Le posizioni della classifica delle infrazioni, in quarant'anni, sono variate di poco e solo l'abuso del telefonino al volante è riuscito a scalare l'Olimpo delle top ten. Il gradino più alto del podio spetta alle multe per accesso a zone dove il traffico è vietato (6,6 milioni) seguite a distanza siderale dai divieti di sosta (2,2 milioni). A seguire, con numeri molto inferiori, l'eccesso di velocità, la mancanza di documenti di circolazione, l'attraversamento con il semaforo rosso e la new entry hi-tech dell'utilizzo del cellulare in viaggio. Nella lista dei cattivi, ma in coda, ci sono persino verbali per 271 ciclisti indisciplinati.

Il rebus dei pagamenti. Accertate le infrazioni, però, il vero problema degli enti locali italiani è farsele pagare. Solo il 51,9% delle multe - ha calcolato Il Sole-24 Ore - viene saldato entro un anno. Roma, dove sui tavoli di prefettura e giudici di pace giacciono oltre 850 mila ricorsi, riesce a incassare in dodici mesi una multa su tre. Come Firenze e poco più di Palermo. Milano porta a casa 83 euro ogni 100 di verbali. Meglio, con percentuali di recupero immediato oltre il 90%, fanno Genova, Bergamo, Venezia, mentre Bologna, L'Aquila e Frosinone hanno centrato l'ein plein del 100 per cento.

Reggio Calabria, sul fronte opposto, è il simbolo della schizofrenia nel campo della vigilanza viabilistica: fa la faccia severa sulla strada - nel 2007 le multe sono aumentate del 190% - ma poi si dimentica di far pagare i suoi cittadini, incassando solo 1,7 euro ogni 100 di verbale. Un problema serio, visto che le multe vengono contabilizzate nei bilanci dei Comuni (dove rappresentano spesso tra il 15 e il 30% del totale delle tasse locali) al momento dell'accertamento e non a quello dell'incasso. E che il boom dei ricorsi - accolti se non vengono discussi entro 120 giorni - ridimensiona nella realtà le entrate effettive: nel sud del Paese oggi vanno in contestazione 48 verbali su mille, il doppio del nord e molto di più dei 37 del centro.

Inefficienza del sistema o infondatezza della sanzione ??

Non c’è solo la multa alla macchina che viaggia senza autista, ma ci sono le contravvenzioni ai fantasmi, e c’è la moto che vola e il pensionato che fa l’autovelox, e il camionista che ha preso cento multe in un mese e ha venduto il camion, e poi c’è il Comune che paga 1500 euro per incassarne 150, quello che fa una multa ogni 8 secondi, e quello che adesso è finito in bancarotta perché deve rimborsare tutti e pagare pure il tribunale.

L’Italia delle multe è così incredibile e così confusa da raccontare un Paese perduto fra autovelox e Photored, smarrito fra strumenti sparsi come slot machine e comitati di rivolta, soldi che piovono dal cielo e magistrati che bussano alla porta, un Paese che esagera, come sempre, e finisce per far ridere.

Sotto Napoli, dove i comitati sono come la pizza e una pizza non si nega a nessuno, non ci sono rivolte, e non si capisce bene la coincidenza: perché anche le multe sono come le tasse, che si pagano più al Nord, o perché la ribellione cresce più facilmente sopra al Tevere? Per il resto, a sfogliare questa storia, spariscono pure gli ultimi dubbi. In Italia anche le cose ben fatte nascondono l’inganno. Figurarsi quelle fatte male.

L’auto fantasma
Claudio Morini, presidente dell’Associazione Forum di Imola, più di 6 mila iscritti e più di 8 mila ricorsi, comincia a ricordare gli episodi più clamorosi. La macchina senza autista, multata per eccesso di velocità, come da dichiarazione ufficiale firmata e controfirmata da un vigile di Ozzano, provincia di Bologna. Perché alcune contravvenzioni siano valide, bisogna fermare il responsabile. Invece, quello, sul verbale, aveva scritto: «Non contestato per assenza del conducente». Il giudice di pace allora gli aveva chiesto: «Mi faccia capire, quella macchina andava da sola?». E lui: «No, signore». E allora? «Non saprei, signore». Era successo a Ozzano, sulla via Emilia che si intasa verso Imola, e chissà quante altre volte la vittima di turno pagato senza fiatare. Però, quel giorno la sfiga ha voluto che il conducente che non c’era fosse Sergio Marchini, responsabile del Corpo di Polizia della polizia municipale di Bologna, che adesso è diventato pure il vicepresidente della Forum.

Il pensionato spia
Sempre da quelle parti, a Medicina, vicino a Bologna, racconta ancora Morini, «un giovane avvocato di nome Luca ha notato una macchina ferma sul ciglio della strada con il finestrino abbassato, che faceva delle fotografie alle auto che passavano. È andato a controllare e c’era un vecchietto sdraiato sui sedili posteriori con un autovelox montato sul posto di guida». Era un pensionato, e non sapeva cosa dire: «Ma sa, mi hanno chiesto di fare un favore...». Quale favore? «Per arrotondare la pensione», balbettava quello, scappando via. Morini giura che questo non è un caso, e non si tratta di un’eccezione: «Abbiamo trovato autovelox installati su furgoni con scritte pubblicitarie di banche, altri piazzati dentro auto civette nascoste persino nei boschi, contro ogni rispetto della legge».

La moto volante
I Comuni, per ottenere le multe giungono persino a taroccare le foto: «E’ successo nella zona di Ravenna. Solo che l’avevano ritoccata così male che all’utente che l’aveva richiesta, come da obbligo di legge, era arrivata l’immagine di una moto che volava sopra la strada». Tutto questo, come spiega Stefano Calderato, del comitato di Altavilla, Vicenza, «deriva dal fatto che i Comuni appaltano il servizio a delle ditte che perseguono malamente il lucro, incassando dal 27 per cento in su per ogni contravvenzione, e non il senso di giustizia». Risultati, dice, sotto gli occhi di tutti. Ad Altavilla, 11mila abitanti, in due mesi avevano fatto 23mila multe con 3 T-red. A S. Arcangelo di Romagna nel 2006 hanno messo a previsione 294 mila euro, incassandone 360 mila: e allora nel 2007 hanno quadruplicato la cifra, 1.196.905 euro, da raccogliere in soli 7 mesi, come se non bastasse. Così esagerano tutti. A qualcuno va bene. Il Comune di Roncofreddo ha piazzato addirittura due autovelox in 500 metri scarsi: le sue casse sono a posto per sempre. E a qualcuno va male. A Riparbella, 1520 abitanti in provincia di Pisa, hanno rifilato 15 mila verbali con due autovelox. I cittadini hanno cominciato a presentare ricorso. E il giudice di pace, esaminati i primi cento, ha cominciato a far pagare il Comune: deve rimborsare le multe e coprire le spese del processo nell’ordine di 200 euro a ricorso. I ricorsi sono diventati più di 3mila. E stanno aumentando. Il sindaco, Ghero Fontanelli, ha le mani nei capelli: «Se va così, faccio bancarotta». I suoi autovelox li ha spenti. E poi chissà che rabbia: vicino a lui, a Santa Luce, 1600 abitanti, e a Castellina Marittima, 2mila anime in provincia di Livorno, ci sono i comuni d’Italia che guadagnano di più con le multe. Minimo un milione d’euro, al netto delle spese.

Il super-vigile
Sempre tra Riparbella e Santa Luce, denuncia Paolo Bellini, presidente di un altro comitato, il No Gabel, «il 29 dicembre 2006 sono stati emessi 3603 contravvenzioni firmate dall’unico vigile in servizio nel nostro comune. E’ possibile che una sola persona abbia potuto redarre un verbale ogni 8 secondi?». Eppure qualcosa succede: i ricorsi sono arrivati alla Corte della Commissione Europea, mentre 4 procure hanno già aperto delle inchieste, a Milano, Verona, Vicenza e Livorno. Il 14 aprile ci sarà la prima udienza in un aula di Tribunale, a Vicenza. Così qualcuno fa retromarcia. Andando e venendo fra le multe, e passando fra i casi resi già famosi da Striscia la Notizia o dalle Iene, come quello di Cornaredo, vicino a Milano, si può capitare anche a Settimo Torinese, dove, come racconta Carmen Faraone, il Comune ha stracciato 30mila multe e rimborsato chi aveva già pagato. «Il giallo durava 3 secondi e 8 decimi. Non dava scampo. Hanno cambiato il semaforo. Adesso dura 9 secondi». E le multe sono passate da 30 mila a 49. Dove sta l’errore?

http://www.motori24.ilsole24ore.com/Norme-Fisco/2009/05/multe-italia-ztl.php

http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/multe-italia/multe-italia/multe-italia.html

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200804articoli/31641girata.asp

STRISCE BLU

STRISCE BLU ILLEGITTIME SE NON VI SONO ALTRETTANTI PARCHEGGI GRATUITI NELLE VICINANZE

la Corte di Cassazione si è espressa in modo analogo ovvero sostenendo che l’art.7 del Codice della Strada consente all’Amministrazione comunale di realizzare parcheggi a pagamento, a condizione che vengano contemporaneamente realizzati, nelle immediate vicinanze, parcheggi gratuiti.

Cass., SS.UU. civili, sentenza 09.01.07, n.116

il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Codacons e dichiara illegittimo il comportamento di chi attiva zone di parcheggio a pagamento (strisce blu) senza preoccuparsi di fare altrettanti parcheggi gratuiti nelle immediate vicinanze.

Tar Lazio, Sez. II, sentenza 218/2008, dep. 28.05.08

SEMAFORI ED AUTOVELOX INTELLIGENTI

Con sentenza n. 7388/2009 finalmente anche la Cassazione Civile dopo tanti giudici di pace ha stabilito che per elevare una multa c’è bisogno di certezza e trasparenza, ossia un agente deve essere sempre presente almeno per le contestazioni e la verifica dello stato dei luoghi.

Autovelox da segnalare almeno a 400 metri e ben in vista. Parola dei giudici di Cassazione (seconda sezione penale, sentenza 11131/09). Gli autovelox, dice la Cassazione, devono essere "segnalati" e "ben visibili". Diversamente scatta la condanna per reato di truffa agli automobilisti. Anche la circolare 3 agosto 2007 del Ministero dell'interno prescrive la segnalazione almeno 400 metri prima del punto in cui l'apparecchio di rilevamento della velocità era collocato. Il D.M. 15 agosto 2007 e la circolare ministeriale dell'8 ottobre 2007 ribadivano l'esigenza di segnalare le postazioni di controllo con adeguato anticipo e in modo da garantirne il tempestivo avvistamento”.

LA MAFIA DEGLI AUTOVELOX

Autovelox con il trucco, 200 indagati:Sotto accusa sindaci, assessori e comandanti delle polizie municipali: truccavano multe e sistemi di rilevamento.

Autovelox col trucco: più di 200 persone, tra cui molti sindaci, assessori e comandanti delle Polizie municipali, sono indagate nel Casertano nell’ambito di un’operazione condotta dal comando della compagnia dei carabinieri di Capua e della Stradale di Caserta in esecuzione di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere.

INGENTI PROFITTI - Comuni e ditte, secondo l'accusa, avevano creato un modo «facile» per fare soldi, «ritoccando» le immagini inviate agli automobilisti. Le indagini, poi sfociate nell’emissione del decreto, hanno avuto infatti per oggetto il rilevamento delle infrazioni attraverso autovelox, photored o altri macchinari simili. Destinatari dei provvedimenti numerosi Comuni della provincia di Caserta e di società. L’indagine ha evidenziato un sistema «creato dai Comuni e dalle società che, in violazione di legge, rappresentava un modo di facile, ingiusto e rilevante profitto».

INFRAZIONI ILLECITE - Le condotte contestate riguardano le modalità di affidamento del servizio da parte dei Comuni alle ditte private, la non corretta indicazione in bilancio delle somme provento delle sanzioni, le illecite modalità di rilevazione delle infrazioni. Ed ancora, l’omessa comunicazione alle competenti autorità delle infrazioni per il decurtamento dei punti e illeciti nel trattamento dei dati personali. I reati contestati riguardano la truffa, l’abuso d’ufficio, la turbata libertà degli incanti, la falsità ideologica commessa da un pubblico ufficiale in atti pubblici, il rifiuto e l’omissione di atti d’ufficio. E poi, la soppressione, la distruzione e l’occultamento di atti veri, la violazione del codice della privacy per il trattamento dei dati personali.

I SEQUESTRI - Le somme incassate dai Comuni attraverso gli autovelox col trucco sono state sequestrate come quelle ricevute dalle società coinvolte e corrisposte dai Comuni per il noleggio e i servizi relativi al rilievo delle infrazioni mediante autovelox o strumentazioni simili. Analogo provvedimento riguarda le apparecchiature stesse e la documentazione cartacea e informatica relativa al rilievo delle infrazioni.

LE DENUNCE DEGLI AUTOMOBILISTI - L'inchiesta è stata avviata nel 2005 dai carabinieri di Capua, dopo le denunce presentate da automobilisti. Ai sindaci di 33 comuni, ad altri amministratori ed ai comandanti delle polizie municipali, viene contestato, tra l’altro, di avere installato autovelox e photored senza uno studio sulla pericolosità e sull’intensità del traffico, spesso con il trucco, ovvero senza idonea segnalazione, nascosti tra gli alberi o posizionati dopo una curva e con una improvvisa variazione del limite di velocità previsto sulla stessa strada. La constatazione delle infrazioni attraverso i riscontri fotografici non veniva effettuata dai vigili urbani e, dunque, da un pubblico ufficiale ma da dipendenti delle stesse società che provvedevano anche a redigere i verbali ai quali, poi, apponevano la firma digitale di un vigile urbano.

SENZA APPALTO A sindaci ed altri amministratori comunali di quasi tutti i 33 comuni del casertano vengono anche contestati accordi diretti con le ditte per l’installazione ed il funzionamento delle apparecchiature e non attraverso regolari bandi di gare. Al centro dell’indagine compensi alle ditte non fissi ma proporzionali all’entità della sanzione comminata all’automobilista. Poi, l’iscrizione nel bilancio comunale di somme di denaro non corrispondenti all’effettiva entità degli introiti derivanti alle sanzioni per infrazioni al codice della strada. Non era stato, poi impiegato, come prescrive la legge, il 50 per cento delle somme riscosse per il miglioramento delle strade e le opere destinate alla sicurezza stradale nei singoli comuni.

La Guardia di Finanza di Sala Consilina (in provincia di Salerno) il primo giugno 2009 ha condotto un’operazione in tutta Italia per il sequestro di apparecchiature autovelox "non conformi alle prescrizioni tecnico-amministrative". I provvedimenti sono stati emessi dal procuratore capo della Repubblica di Sala Consilina e hanno riguardato più di settanta Comuni. L’attività prefigura l’annullamento di circa 82mila verbali e l’accertamento di sanzioni irregolarmente contestate (in base all’articolo 142 del Codice della Strada), per circa 11 milioni di euro.

Le cifre di questa truffa sono elevatissime: 81.555 verbali contestati nell’arco del triennio 2007-2009, richieste di pagamenti di sanzioni per 11 milioni e 300mila euro. E, poi, una cinquantina di autovelox clonati, collocati lungo le strade statali di una settantina di comuni dislocati, non solo nel Salernitano o in Campania, ma in tutta Italia.

Nell’obiettivo degli investigatori, è finita la «Garda Segnale srl» (che ha sede a Desenzano del Garda, nel Bresciano), convenzionata con i Comuni di quasi tutte le regioni ma, in possesso di autorizzazioni solo per due o tre autovelox. Le Fiamme gialle di Sala Consilina, oltre alla cinquantina di autovelox, hanno sequestrato anche attrezzature informatiche, rilevatori ottici e fotografici e una folta copiosa documentazione amministrativa, fiscale e bancaria. Una ventina gli indagati nell’ambito di questa indagine, accusati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata nei confronti di ignari automobilisti.

L'indagine è nata a seguito di una denuncia presentata da un automobilista in Procura. L’attività investigativa delle Fiamme gialle salernitane ha svelato altre presunte gravissime irregolarità ai danni degli automobilisti. Alcuni autovelox, ad esempio, erano posizionati anche lungo strade per le quali non era previsto l’utilizzo di tali apparecchi, mentre gli investigatori stanno verificando se fosse stato correttamente tarato il limite di velocità degli apparecchi.

Tra gli automobilisti più bersagliati, quelli che hanno avuto la sventura di passare per Camini, piccolo comune del Reggino, appena 736 abitanti: qui, nel 2008 sono state comminate oltre 13mila sanzioni amministrative. Spiegano nella caserma di Sala Consilina: «Abbiamo rilevato che analoghi apparecchi contraddistinti da identici numeri di matricola, venissero utilizzati in diversi e differenti Comuni d’Italia, distanti diverse centinaia di chilometri tra loro, senza che per questi vi fosse autorizzazione, omologazione e la certezza di corretta funzionalità». La Garda Segnale srl, concedeva in comodato d’uso gratuito, gli apparecchi ai Comuni ma, intascava, su ogni verbale, il quaranta per cento della somma incassata dalle amministrazione.

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/caserta/notizie/cronaca/2009/5-agosto-2009/autovelox-il-trucco-200-indagati--1601636309729.shtml

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=355677

LA MAFIA DEI SEMAFORI TRUCCATI

Nei guai anche 63 comandanti di polizia municipale di tutta Italia.

Arrestato l'inventore dei «T-red». L'uomo aveva progettato e distribuito i «semafori intelligenti», altri 109 gli indagati.

MILANO -  29 gennaio 2009 - Il progettista dei T-Red, Stefano Arrighetti, è stato arrestato dai carabinieri lombardi e da quelli di San Bonifacio (Verona) nell'ambito dell'inchiesta della procura di Verona sui cosiddetti «semafori intelligenti» che vede indagate altre 108 persone.

L'ACCUSA - Arrighetti, 45 anni di Seregno (Milano), amministratore unico della Kria di Desio (Milano), è accusato di frode nelle pubbliche forniture. Secondo quanto si è appreso, Arrighetti avrebbe omologato solo la telecamera e non avrebbe chiesto e quindi mai ottenuto dal Ministero dei trasporti l'omologazione dell'hardware dell'apparecchiatura che fa funzionare l'intero sistema.

GLI INDAGATI - Tra i 109 indagati figurano 63 comandanti di polizia municipale tra cui quello di Perugia e di Mogliano Veneto (Treviso), 39 amministratori pubblici e sette amministratori di società private. Sono invece 80 i comuni del centro-nord Italia al centro dell'indagine nei quali sono state comminate decine di migliaia di contravvenzioni. Il provvedimento restrittivo che ha raggiunto Arrighetti è stato emesso dal gip scaligero Sandro Sperandio su richiesta del pm Valerio Ardito.

http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_29/semafori_intelligenti_arrestato_progettista_a2ef5742-edcf-11dd-b7db-00144f02aabc.shtml

Coinvolti Comuni e vigili urbani: «Era un sistema per fare cassa»

I «signori delle multe» combinavano affari, truccavano gli appalti e stangavano gli automobilisti. Quasi una catena di montaggio che arricchiva i soliti noti, secondo la Procura di Milano che ha chiesto e ottenuto l’emissione di 4 ordini di cattura con l’accusa di associazione per delinquere e turbativa d’asta, e l’iscrizione sul registro degli indagati di almeno 21 persone: tutti amministratori di società o amministratori pubblici e pubblici ufficiali (17).

Che tanto, in questo settore, si sentivano tutti sulla stessa barca. Sebbene guidati da un unico nocchiere, tale Raoul Cairoli, il titolare della Ci.Ti.Esse di Rovellasco (Como), società con licenza esclusiva di commercializzazione dei famigerati autovelox e degli ancor più discussi «T-Red», i rilevatori semaforici che, opportunamente taroccati, facevano vertiginosamente salire le entrate dei piccoli Comuni - da Segrate a Viterbo, da Novara a Varese, da Venezia a Modena, da Benevento a Ferrara - che ne facevano uso. E abuso. Sono 130 i municipi finora monitorati.

Scrive il gip nelle motivazioni dell’ordinanza: «Negli atti predisposti a riguardo dagli enti territoriali, l’installazione di tali apparecchiature viene motivata con la necessità di ottimizzare la sicurezza del traffico veicolare e di evitare o ridurre il numero degli incidenti stradali. Tuttavia, emerge dal complesso delle indagini, sottesi a tali finalità sono presenti interessi di natura diversa e in particolare la malcelata esigenza di assicurare alle casse comunali un cospicuo gettito di denaro...».

L’indagine coordinata dal pm Alfredo Robledo e condotta dalla Gdf, che ieri ha portato in carcere l’amministratore della Ci.Ti.Esse e ai domiciliari altre 3 persone (Giuseppe Astorri della Scae spa, Simone Zari della Centro Servizi srl e Antonino Tysserand della Tecnico Traffico), nasce infatti proprio da una denuncia dei cittadini di Segrate, Comune alle porte di Milano, tartassati da un semaforo che, rubando sui tempi di accensione del verde, faceva immancabilmente scattare il rosso quando un’auto si trovava nel bel mezzo dell’attraversamento di un incrocio. O di strade a scorrimento veloce.

Insomma, una bella truffa ai danni del cittadino operata da quei Comuni che a fine anno potevano far mostra di solidi bilanci senza troppo impegno dei loro amministratori.
A guadagnare non erano d’altronde soltanto le piccole amministrazioni. Perché la Ci.Ti.Esse, e le sue società «satellite», quelle che nell’ordinanza dei magistrati sono indicate come un vero e proprio «cartello» del pubblico appalto semaforico, guadagnavano una sostanziosa percentuale proprio sulle multe erogate: dal 25 al 30 per cento.

Un affarone, visto che tra semafori truccati e autovelox piazzati in fondo a strade in discesa anziché nei pressi di scuole o ospedali - come lamenta il pm dell’inchiesta - riuscivano a calcolare le entrate di ogni anno, fino a sfiorare i 10 milioni di euro nel 2006 e una cifra di gran lunga superiore prevista per il 2008. Le prove? Una serie di e-mail sequestrate dalla Gdf sui computer della società inquisita che dimostrano senza ombra di dubbio gli accordi tra le varie aziende in combutta e le pubbliche amministrazioni interessate (finora 16 i Comuni individuati, sparsi in tutta Italia), nonché una serie di testimonianze di comandanti dei vigili pentiti che hanno raccontato come la società guidata da Cairoli portasse nei loro uffici una «drive pen» con la quale scaricava sui computer degli interessati perfino le lettere di convocazioni per i bandi di gara. Tutti, guarda caso, di poche migliaia di euro sempre sotto i 200 mila, in modo da poter procedere senza troppi controlli o con trattative private. E poi le apparecchiature per le rilevazioni di velocità venivano semplicemente noleggiate e sempre da un’unica società, la Ci.Ti.Esse srl, diventata sostanzialmente la concessionaria nazionale esclusiva delle multe in Italia.

«Per altro - scrive il gip Ghinetti nella sua ordinanza - la quasi totalità dei contratti in precedenza indicati, acquisiti mediante i comportamenti delittuosi di cui si è scritto, sono tuttora in essere e garantiscono illeciti profitti a favore degli associati, derivanti dai cospicui pagamenti eseguiti nei loro confronti da parte delle amministrazioni comunali». Quanto al manager Raoul Cairoli, il gip parla di «pervicacia dimostrata dall’indagato, capo del sodalizio criminoso».

http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200809articoli/36570girata.asp

Poche regole per un monopolio. Primo, niente concorrenti. Secondo, gli «agganci» giusti. Terzo - se necessario - truccare le carte. Così nasce un «cartello». Lo stesso che, secondo la procura di Milano, avrebbero messo in piedi quattro aziende specializzate nella fornitura agli Enti locali di autovelox e telecamere a infrarossi (T-red). Contratti pubblici a percentuale. Migliaia di verbali, milioni di euro. Appalti in 29 comuni sparsi in tutta Italia. Da Milano a Benevento, da Varese a Roma. Un «dominio commerciale», lo chiama il gip Andrea Ghinetti nell’ordinanza di custodia cautelare che dispone il carcere per Raoul Cairoli, amministratore unico della Ci.Ti.Esse srl, e i domiciliari per Giuseppe Astorri, direttore commerciale di Scae spa, Simone Zari, socio e amministratore di fatto della Centro Servizi srl, e Antonino Tysserand, amministratore unico della Tecnotraffico srl. L’accusa è di associazione per delinquere finalizzate alla turbativa di commesse pubbliche.

Un business enorme. Un affare per tutti. Per chi fornisce le apparecchiature, che guadagna in percentuale sui verbali (e solo la Ci.Ti.Esse, nel 2006, produce un volume d’affari da 9 milioni di euro). E per gli amministratori pubblici, disposti a spendere centinaia di migliaia di euro per il noleggio delle apparecchiature, pur di «assicurare alle casse comunali - scrive ancora il gip - un cospicuo gettito di denaro». Anche se - come emerso dall’indagine - in molti casi la durata del giallo era così ridotta da indurre gli automobilisti a bruciare il semaforo. Così, una e-mail del 26 marzo 2007 tra Astorri e Cairoli: «Raoul - scrive Astorri -, il prefetto di Milano ha consigliato di ritardare la partenza delle rilevazioni di un secondo per evitare la massa dei ricorsi, che facciamo?». Risposta, «non sono d’accordo. Meglio evitare contenziosi ma vedi di tutelare al massimo i nostri interessi». Perché questa è una roulette in cui vincono tutti, tranne gli automobilisti. Che pagano.

L’inchiesta, condotta dal Nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza e coordinata dal pm Alfredo Robledo, nasce più di un anno fa da una denuncia di alcuni cittadini di Segrate, un comune dell’hinterland milanese. Semafori come ghigliottine, multe a pioggia, e il sospetto che la gara d’appalto fosse stata truccata. Ma quello che inizia nel paesotto lombardo si diffonde presto in tutta Italia. «L’indagine - si legge infatti nelle 65 pagine di ordinanza di custodia cautelare - ha accertato l’esistenza di un vero e proprio cartello» tra le quattro società, tutte «in collusione con pubblici ufficiali». Perché all’altra metà del tavolo siede chi ha la divisa da vigile urbano, o la fascia da sindaco. Così, sotto inchiesta finiscono altre 21 persone, 17 delle quali sono pubblici ufficiali, alcuni dei quali ora indagati per peculato e abuso d’ufficio. Anche se qualcuno, alle volte, si mette di mezzo. Ottobre 2006, altra e-mail tra Astorri e Cairoli: «Domani devo andare dal comandante e dal sindaco per illustrare il sistema, e ancora oggi il rompicoglioni del responsabile dell’ufficio verbali ha fatto le rimostranze dicendo che questo sistema non va bene. Resto in attesa».

Un meccanismo banale. «La relazione la redige Cairoli - insiste Ghinetti -, la rivede nella forma da Astori, e solo “fatta propria” dal funzionario comunale». In altre parole, chi partecipa all’appalto suggerisce all’Ente i parametri per partecipare (guarda caso, i propri), e stila pure l’elenco dei partecipanti. Aziende che fanno parte della cordata. O perdenti sicuri. Come accade nella gara indetta dal comune di Certaldo (Firenze), il 21 aprile di quest’anno. Tra i partecipanti, anche la Publi.Sec srl, la cui «operatività - scrive il gip - riguarda unicamente la “gestione di cimiteri comunali”». Cimiteri, non autovelox. Chi vince, è scontato.

È la rete dei «signori delle multe». Migliaia e migliaia di verbali. Non tutti, però, sono uguali. «Raoul - ancora un’e-mail -, mi hanno dato questa targa da annullare. Attenzione, le ultime segnalazioni sono state disattese». Alle volte, gli amici.

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Albese, Albavilla, Alzate Brianza, Arosio, Capiago Intimiano, Lurago d'Erba e Vertemate con Minoprio per il Comasco. Bulciago e Montevecchia per il Lecchese. Sono i «semafori intelligenti» della zona finiti nel mirino dei carabinieri della compagnia di San Bonifacio (Verona) che, su ordine della Procura scaligera, stanno cercando di fare chiarezza in questi giorni sull'uso legittimo di questi impianti diventati numerosi anche in provincia.

I MILITARI hanno notificato tra la giornata di lunedì e quella di ieri ordini di esibizione e consegna di documenti in 62 comandi di polizia locale, tra Lombardia e Veneto, che hanno giurisdizione in un'ottantina di Comuni delle province di Bergamo, Brescia, Biella, Cuneo, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Pavia, Perugia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Teramo, Treviso, Vicenza, Varese, Venezia e naturalmente Como, con sette Amministrazioni interessate, e Lecco, con solo due comandi.

TRA LE DIVERSE ipotesi al vaglio nell'indagine, coordinata dal pm veronese Valeria Ardito, quella che il giallo di questi impianti sia stato troppo breve permettendo così di erogare numerose multe. Al momento, come confermano gli stessi carabinieri, non sussiste ancora alcuna contestazione né ci sono degli indagati: in sostanza solo dopo che tutta la documentazione sarà stata acquisita e analizzata nel dettaglio si valuterà la sussistenza di eventuali ipotesi di reato. E’ quindi sbarcata anche nel Comasco l'indagine della Procura di Verona sui «semafori intelligenti»: dispositivi che se per gli automobilisti spesso si trasformano in un vero e proprio incubo - con patenti alleggerite dei punti e portafogli pesantemente toccati - per molti Comuni diventano invece una gallina dalle uova d'oro.

A SENNA COMASCO dove il «semaforo intelligente» è nel frattempo sparito insieme alla maggioranza che sosteneva il sindaco, Luciano Filippetto, che ha passato la mano al commissario prefettizio, il dispositivo fu piazzato sulla Canturina insieme a quello di Capiago, che gli stava di fronte dall'altra parte della carreggiata, e le multe servivano, era stato candidamente ammesso dall'ex primo cittadino, per finanziare la costruzione di un marciapiede in centro paese. A Como invece anche se gli impianti sono tecnologicamente del tutto diversi, nel 2006 un unico semaforo dei tre attivi in città, emise 896 multe in 8 giorni, per un totale di 130mila euro, ma il Comune ha sempre invocato per la loro installazione solo ragioni di sicurezza.

http://ilgiorno.quotidiano.net/como/2008/06/11/96113-semafori_sotto_inchiesta.shtml

A Como 896 multe in 8 giorni allo stesso semaforo. A Segrate, provincia di Milano, 40mila multe in sette mesi, concentrate in quattro incroci. E poi Settimo Torinese: 25mila contravvenzioni in un paese di 50mila abitanti.

L’elenco dei paesi in cui il semaforo è diventato l’incubo degli automobilisti è lungo. A turbare il sonno di chi si mette al volante non bastavano le trappole degli autovelox, sulle nostre strade è sempre più incombente il rischio di finire immortalati dai T-red, diaboliche macchine fotografiche applicate ai semafori. Velocità e rispetto dei segnali stradali sono e resteranno elementi prioritari per la sicurezza, su questo non si discute, ma solo se le infrazioni sono rilevate regolarmente, non ad arte, e magari con il trucco.

Un trucco che a Illasi, provincia di Verona, la procura di Repubblica ha bollato con un altro nome: truffa e falso. Le diecimila multe realizzate dagli apparecchi installati nel paese di 5mila abitanti hanno fatto sorgere una marea di proteste. La procura di Verona si è mossa ed è sorto un sospetto grave: che le multe fossero sparate a raffica da un computer, senza il controllo di un ufficiale di polizia municipale. E che il lasso di tempo impiegato per passare dal giallo al rosso fosse decisamente troppo breve. Sul registro degli indagati sono finiti sindaco, capo dei vigili e rappresentanti delle ditte che si occupano di installare le macchinette e notificare i verbali. Il procuratore capo di Verona Guido Papalia conferma: «Pare che il lasso di tempo tra l’accensione del giallo e quella del rosso non fosse a norma».

E potrebbe non trattarsi di un caso isolato: proprio la sospetta velocità dello scatto da giallo a rosso ha fatto scoppiare rivolte in mezza Italia. A Perugia hanno chiamato le Iene di Italia 1, nel Lodigiano un comitato di cittadini è riuscito a bloccare le macchinette mangiasoldi. E anche in Trentino la rivolta ha convinto molti comuni a fare dietrofront.

Tra le idee mai realizzate dell’ormai ex ministro Bianchi in tema di trasporti, quella di togliere alle amministrazioni locali la gestione dei sistemi di rilevamento della velocità per trasferirla alla polizia provinciale o alla Stradale avrebbe potuto essere accolta positivamente dagli automobilisti.

Ma forse qualche comune ha avuto paura di vedersi sfilare la gallina dalle uova d’oro. Ed ecco che il T-red, e gli analoghi apparecchi di controllo fotografico, hanno cominciato a moltiplicarsi. A tanti malcapitati sono quindi arrivate sanzioni amministrative da 137 euro e sono stati tolti i punti dalla patente nel nome della sicurezza.

Ma i 20 euro sul totale della multa che andavano alle società che gestivano gli impianti hanno fatto sorgere qualche dubbio di legittimità, che si è rivelato ben presto fondato.

La maggior parte di questi dispositivi, infatti, non è tarata in modo regolare, tanto che le uniche auto a farla franca sono quelle che transitano a velocità almeno doppia a quella consentita in quel tratto.

Negli anni sono nati sette importanti famiglie di rilevatori di infrazioni semaforiche: Autostop Mini K10, Photored F17, Italian Red Speed Tm, Photored F17 A, Ftr, Traffiphot III G e Autostop K20.

Di questi, però, solo due, l'Italian Red Speed Tm e l'Autostop K20, possono essere impiegati in modo automatico.

Per gli altri è necessaria la presenza di una pattuglia, in caso contrario si hanno ottime possibilità di vedere accettato il ricorso presentato al Giudice di Pace.

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=236940

AFFISSIONI MANIFESTI ELETTORALI

VISIBILITA’ ABUSIVA E SELVAGGIA

“Ad ogni tornata elettorale le città e i comuni sono imbrattati dai manifesti elettorali abusivi. Si tratta di uno scempio, di una prepotenza e di una illegalità di fronte alla quale le istituzioni sono colluse. I cittadini denuncino ogni affissione posta fuori gli spazi a loro destinati. A scanso di insabbiamenti, le segnalazioni con racc. a.r. devono essere indirizzate ai vigili urbani, e contestualmente ai carabinieri e/o alla polizia.”

Questa è la presa di posizione del dr Antonio Giangrande, presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie.

“Ad ogni elezione tutti i partiti, che d’altronde già da tempo non rappresentano gli interesse dei cittadini, invadono le città d'Italia deturpandole con una vera e propria guerriglia urbana fatta di illegalità, spreco, lavoro nero e prepotenza. Decine di migliaia di manifesti abusivi, il cui tempo di vita medio è di poche ore, vengono attaccati su ogni muro e ogni luogo disponibile da squadre di lavoratori in nero, assoldati da agenzie specializzate che godono dell'impunità più assoluta. La legge prevede che il Comune predisponga apposite plance, dove ad ogni partito è assegnato il suo spazio. Una legge mai rispettata. Secondo Radio Radicale per ogni elezione i Comuni spendono circa 100 milioni di euro per rimuovere i manifesti affissi abusivamente. In alcuni casi fanno anche le multe. A Roma nel 2008 ne sono state fatte 5.472, che al costo di 400 euro l'una, in totale arrivavano a 2 milioni e 188 mila euro. Ma il Parlamento, con il decreto Milleproroghe del marzo 2009, grazie a un emendamento proposto insieme dal Pdl e dal Pd, ha approvato un condono per le multe inflitte a partiti e candidati dal 2005 al 2009. Nel servizio delle “Iene” trasmesso da “Italia 1” del 17 aprile 2009 sull'affissione abusiva dei manifesti, si sente dalla viva voce del rappresentante della maggiore agenzia di affissioni di Milano come vengono gestite le campagne elettorali sulle strade. «Il mio consiglio spassionato da tecnico è andare in abusiva, solo in abusiva! Il Comune non riesce a starci dietro. Chiude un occhio. Poi magari te li coprono, però dopo 4-5 giorni. Il Comune lo sa che siamo noi a devastare la città. Come saprai per legge i manifesti elettorali andrebbero affissi negli spazi che ogni comune mette a disposizione in occasione della campagna. Ad ogni partito sono assegnate un pari numero di plance appositamente contrassegnate. Ogni manifesto attaccato fuori dagli spazi preposti dovrebbe essere multato per ogni giorno che rimane affisso. Noi prendiamo multe per 58mila euro - prosegue l’intervista delle Iene - ma paghiamo 1.000 euro ed è finito. Nessuno ha mai pagato una multa da quel punto di vista lì. Aspettano tutti i condoni. Invece quest’anno non devi nemmeno aspettarlo, perché c’è già». «Giro tutta la notte per controllare che non ci siano sovrapposizioni delle squadre e per risolvere, eventualmente, controversie sul territorio. Come vedi ho una pistola a portata di mano». Sono le parole letterali del boss dell’organizzazione di attacchinaggio elettorale a Roma riportate dal “Corriere della sera” in un articolo dell’11 aprile 2008.

Questa è l’Italia del trucco, l’Italia che siamo!!”

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE