


TRUFFE MUNICIPALI
SANZIONI AMMINISTRATIVE TRUCCATE IN ITALIA
Non c’è solo la multa alla macchina che viaggia senza autista, ma ci sono le contravvenzioni ai fantasmi, e c’è la moto che vola e il pensionato che fa l’autovelox, e il camionista che ha preso cento multe in un mese e ha venduto il camion, e poi c’è il Comune che paga 1500 euro per incassarne 150, quello che fa una multa ogni 8 secondi, e quello che adesso è finito in bancarotta perché deve rimborsare tutti e pagare pure il tribunale.
L’Italia delle multe è così incredibile e così confusa da raccontare un Paese perduto fra autovelox e Photored, smarrito fra strumenti sparsi come slot machine e comitati di rivolta, soldi che piovono dal cielo e magistrati che bussano alla porta, un Paese che esagera, come sempre, e finisce per far ridere.
Sotto Napoli, dove i comitati sono come la pizza e una pizza non si nega a nessuno, non ci sono rivolte, e non si capisce bene la coincidenza: perché anche le multe sono come le tasse, che si pagano più al Nord, o perché la ribellione cresce più facilmente sopra al Tevere? Per il resto, a sfogliare questa storia, spariscono pure gli ultimi dubbi. In Italia anche le cose ben fatte nascondono l’inganno. Figurarsi quelle fatte male.
L’auto fantasma
Claudio Morini, presidente dell’Associazione Forum di Imola, più di 6 mila
iscritti e più di 8 mila ricorsi, comincia a ricordare gli episodi più
clamorosi. La macchina senza autista, multata per eccesso di velocità, come da
dichiarazione ufficiale firmata e controfirmata da un vigile di Ozzano,
provincia di Bologna. Perché alcune contravvenzioni siano valide, bisogna
fermare il responsabile. Invece, quello, sul verbale, aveva scritto: «Non
contestato per assenza del conducente». Il giudice di pace allora gli aveva
chiesto: «Mi faccia capire, quella macchina andava da sola?». E lui: «No,
signore». E allora? «Non saprei, signore». Era successo a Ozzano, sulla via
Emilia che si intasa verso Imola, e chissà quante altre volte la vittima di
turno pagato senza fiatare. Però, quel giorno la sfiga ha voluto che il
conducente che non c’era fosse Sergio Marchini, responsabile del Corpo di
Polizia della polizia municipale di Bologna, che adesso è diventato pure il
vicepresidente della Forum.
Il pensionato spia
Sempre da quelle parti, a Medicina, vicino a Bologna, racconta ancora Morini,
«un giovane avvocato di nome Luca ha notato una macchina ferma sul ciglio della
strada con il finestrino abbassato, che faceva delle fotografie alle auto che
passavano. È andato a controllare e c’era un vecchietto sdraiato sui sedili
posteriori con un autovelox montato sul posto di guida». Era un pensionato, e
non sapeva cosa dire: «Ma sa, mi hanno chiesto di fare un favore...». Quale
favore? «Per arrotondare la pensione», balbettava quello, scappando via. Morini
giura che questo non è un caso, e non si tratta di un’eccezione: «Abbiamo
trovato autovelox installati su furgoni con scritte pubblicitarie di banche,
altri piazzati dentro auto civette nascoste persino nei boschi, contro ogni
rispetto della legge».
La moto volante
I Comuni, per ottenere le multe giungono persino a taroccare le foto: «E’
successo nella zona di Ravenna. Solo che l’avevano ritoccata così male che
all’utente che l’aveva richiesta, come da obbligo di legge, era arrivata
l’immagine di una moto che volava sopra la strada». Tutto questo, come spiega
Stefano Calderato, del comitato di Altavilla, Vicenza, «deriva dal fatto che i
Comuni appaltano il servizio a delle ditte che perseguono malamente il lucro,
incassando dal 27 per cento in su per ogni contravvenzione, e non il senso di
giustizia». Risultati, dice, sotto gli occhi di tutti. Ad Altavilla, 11mila
abitanti, in due mesi avevano fatto 23mila multe con 3 T-red. A S. Arcangelo di
Romagna nel 2006 hanno messo a previsione 294 mila euro, incassandone 360 mila:
e allora nel 2007 hanno quadruplicato la cifra, 1.196.905 euro, da raccogliere
in soli 7 mesi, come se non bastasse. Così esagerano tutti. A qualcuno va bene.
Il Comune di Roncofreddo ha piazzato addirittura due autovelox in 500 metri
scarsi: le sue casse sono a posto per sempre. E a qualcuno va male. A Riparbella,
1520 abitanti in provincia di Pisa, hanno rifilato 15 mila verbali con due
autovelox. I cittadini hanno cominciato a presentare ricorso. E il giudice di
pace, esaminati i primi cento, ha cominciato a far pagare il Comune: deve
rimborsare le multe e coprire le spese del processo nell’ordine di 200 euro a
ricorso. I ricorsi sono diventati più di 3mila. E stanno aumentando. Il sindaco,
Ghero Fontanelli, ha le mani nei capelli: «Se va così, faccio bancarotta». I
suoi autovelox li ha spenti. E poi chissà che rabbia: vicino a lui, a Santa
Luce, 1600 abitanti, e a Castellina Marittima, 2mila anime in provincia di
Livorno, ci sono i comuni d’Italia che guadagnano di più con le multe. Minimo un
milione d’euro, al netto delle spese.
Il super-vigile
Sempre tra Riparbella e Santa Luce, denuncia Paolo Bellini, presidente di un
altro comitato, il No Gabel, «il 29 dicembre 2006 sono stati emessi 3603
contravvenzioni firmate dall’unico vigile in servizio nel nostro comune. E’
possibile che una sola persona abbia potuto redarre un verbale ogni 8 secondi?».
Eppure qualcosa succede: i ricorsi sono arrivati alla Corte della Commissione
Europea, mentre 4 procure hanno già aperto delle inchieste, a Milano, Verona,
Vicenza e Livorno. Il 14 aprile ci sarà la prima udienza in un aula di
Tribunale, a Vicenza. Così qualcuno fa retromarcia. Andando e venendo fra le
multe, e passando fra i casi resi già famosi da Striscia la Notizia o dalle
Iene, come quello di Cornaredo, vicino a Milano, si può capitare anche a Settimo
Torinese, dove, come racconta Carmen Faraone, il Comune ha stracciato 30mila
multe e rimborsato chi aveva già pagato. «Il giallo durava 3 secondi e 8 decimi.
Non dava scampo. Hanno cambiato il semaforo. Adesso dura 9 secondi». E le multe
sono passate da 30 mila a 49. Dove sta l’errore?
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200804articoli/31641girata.asp
STRISCE BLU
STRISCE BLU ILLEGITTIME SE NON VI SONO ALTRETTANTI PARCHEGGI GRATUITI NELLE VICINANZE
la Corte di Cassazione si è espressa in modo analogo ovvero sostenendo che l’art.7 del Codice della Strada consente all’Amministrazione comunale di realizzare parcheggi a pagamento, a condizione che vengano contemporaneamente realizzati, nelle immediate vicinanze, parcheggi gratuiti.
Cass., SS.UU. civili, sentenza 09.01.07, n.116
il Tar del Lazio ha accolto il ricorso presentato dal Codacons e dichiara illegittimo il comportamento di chi attiva zone di parcheggio a pagamento (strisce blu) senza preoccuparsi di fare altrettanti parcheggi gratuiti nelle immediate vicinanze.
Tar Lazio, Sez. II, sentenza 218/2008, dep. 28.05.08
SEMAFORI INTELLIGENTI
SEMAFORI SOTTO INCHIESTA
Albese, Albavilla, Alzate Brianza, Arosio, Capiago Intimiano, Lurago d'Erba e Vertemate con Minoprio per il Comasco. Bulciago e Montevecchia per il Lecchese. Sono i «semafori intelligenti» della zona finiti nel mirino dei carabinieri della compagnia di San Bonifacio (Verona) che, su ordine della Procura scaligera, stanno cercando di fare chiarezza in questi giorni sull'uso legittimo di questi impianti diventati numerosi anche in provincia.
I MILITARI hanno notificato tra la giornata di lunedì e quella di ieri ordini di esibizione e consegna di documenti in 62 comandi di polizia locale, tra Lombardia e Veneto, che hanno giurisdizione in un'ottantina di Comuni delle province di Bergamo, Brescia, Biella, Cuneo, Lodi, Mantova, Milano, Modena, Novara, Padova, Pavia, Perugia, Piacenza, Ravenna, Reggio Emilia, Rovigo, Teramo, Treviso, Vicenza, Varese, Venezia e naturalmente Como, con sette Amministrazioni interessate, e Lecco, con solo due comandi.
TRA LE DIVERSE ipotesi al vaglio nell'indagine, coordinata dal pm veronese Valeria Ardito, quella che il giallo di questi impianti sia stato troppo breve permettendo così di erogare numerose multe. Al momento, come confermano gli stessi carabinieri, non sussiste ancora alcuna contestazione né ci sono degli indagati: in sostanza solo dopo che tutta la documentazione sarà stata acquisita e analizzata nel dettaglio si valuterà la sussistenza di eventuali ipotesi di reato. E’ quindi sbarcata anche nel Comasco l'indagine della Procura di Verona sui «semafori intelligenti»: dispositivi che se per gli automobilisti spesso si trasformano in un vero e proprio incubo - con patenti alleggerite dei punti e portafogli pesantemente toccati - per molti Comuni diventano invece una gallina dalle uova d'oro.
A SENNA COMASCO dove il «semaforo intelligente» è nel frattempo sparito insieme alla maggioranza che sosteneva il sindaco, Luciano Filippetto, che ha passato la mano al commissario prefettizio, il dispositivo fu piazzato sulla Canturina insieme a quello di Capiago, che gli stava di fronte dall'altra parte della carreggiata, e le multe servivano, era stato candidamente ammesso dall'ex primo cittadino, per finanziare la costruzione di un marciapiede in centro paese. A Como invece anche se gli impianti sono tecnologicamente del tutto diversi, nel 2006 un unico semaforo dei tre attivi in città, emise 896 multe in 8 giorni, per un totale di 130mila euro, ma il Comune ha sempre invocato per la loro installazione solo ragioni di sicurezza.
http://ilgiorno.quotidiano.net/como/2008/06/11/96113-semafori_sotto_inchiesta.shtml
A Como 896 multe in 8 giorni allo stesso semaforo. A Segrate, provincia di Milano, 40mila multe in sette mesi, concentrate in quattro incroci. E poi Settimo Torinese: 25mila contravvenzioni in un paese di 50mila abitanti.
L’elenco dei paesi in cui il semaforo è diventato l’incubo degli automobilisti è lungo. A turbare il sonno di chi si mette al volante non bastavano le trappole degli autovelox, sulle nostre strade è sempre più incombente il rischio di finire immortalati dai T-red, diaboliche macchine fotografiche applicate ai semafori. Velocità e rispetto dei segnali stradali sono e resteranno elementi prioritari per la sicurezza, su questo non si discute, ma solo se le infrazioni sono rilevate regolarmente, non ad arte, e magari con il trucco.
Un trucco che a Illasi, provincia di Verona, la procura di Repubblica ha bollato con un altro nome: truffa e falso. Le diecimila multe realizzate dagli apparecchi installati nel paese di 5mila abitanti hanno fatto sorgere una marea di proteste. La procura di Verona si è mossa ed è sorto un sospetto grave: che le multe fossero sparate a raffica da un computer, senza il controllo di un ufficiale di polizia municipale. E che il lasso di tempo impiegato per passare dal giallo al rosso fosse decisamente troppo breve. Sul registro degli indagati sono finiti sindaco, capo dei vigili e rappresentanti delle ditte che si occupano di installare le macchinette e notificare i verbali. Il procuratore capo di Verona Guido Papalia conferma: «Pare che il lasso di tempo tra l’accensione del giallo e quella del rosso non fosse a norma».
E potrebbe non trattarsi di un caso isolato: proprio la sospetta velocità dello scatto da giallo a rosso ha fatto scoppiare rivolte in mezza Italia. A Perugia hanno chiamato le Iene di Italia 1, nel Lodigiano un comitato di cittadini è riuscito a bloccare le macchinette mangiasoldi. E anche in Trentino la rivolta ha convinto molti comuni a fare dietrofront.
Tra le idee mai realizzate dell’ormai ex ministro Bianchi in tema di trasporti, quella di togliere alle amministrazioni locali la gestione dei sistemi di rilevamento della velocità per trasferirla alla polizia provinciale o alla Stradale avrebbe potuto essere accolta positivamente dagli automobilisti.
Ma forse qualche comune ha avuto paura di vedersi sfilare la gallina dalle uova d’oro. Ed ecco che il T-red, e gli analoghi apparecchi di controllo fotografico, hanno cominciato a moltiplicarsi. A tanti malcapitati sono quindi arrivate sanzioni amministrative da 137 euro e sono stati tolti i punti dalla patente nel nome della sicurezza.
Ma i 20 euro sul totale della multa che andavano alle società che gestivano gli impianti hanno fatto sorgere qualche dubbio di legittimità, che si è rivelato ben presto fondato.
La maggior parte di questi dispositivi, infatti, non è tarata in modo regolare, tanto che le uniche auto a farla franca sono quelle che transitano a velocità almeno doppia a quella consentita in quel tratto.
Negli anni sono nati sette importanti famiglie di rilevatori di infrazioni semaforiche: Autostop Mini K10, Photored F17, Italian Red Speed Tm, Photored F17 A, Ftr, Traffiphot III G e Autostop K20.
Di questi, però, solo due, l'Italian Red Speed Tm e l'Autostop K20, possono essere impiegati in modo automatico.
Per gli altri è necessaria la presenza di una pattuglia, in caso contrario si hanno ottime possibilità di vedere accettato il ricorso presentato al Giudice di Pace.
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=236940