SELEZIONE NATURALE, CON IL TRUCCO !!!


Entrare nella casta del Consiglio di Stato attraverso il concorso pubblico è il sogno di molti, e il casting dovrebbe essere davvero accurato. Negli ultimi tre anni ce l'hanno fatta solo in cinque.

Badate, questi signori sono poi quelli che, quale organo supremo amministrativo, devono dirimere le controversie attinenti i concorsi truccati in tutta l’amministrazione pubblica.

Nel 2008 un consigliere del Tar trombato si è preso la briga di controllare gli atti del giorno in cui sono state corrette le sue prove, scoprendo che i cinque commissari avevano analizzato la bellezza di 690 pagine. "Senza considerare la pausa pranzo e quella della toilette, significa che hanno letto in media tre pagine e mezzo in 60 secondi. Un record da guinness, visto che la materia è complessa", ironizza Alessio Liberati. Che ha impugnato anche i concorsi del 2006 e del 2007: a suo parere i vincitori hanno proposto stranamente soluzioni completamente diverse per la stessa identica sentenza. Il magistrato, inoltre, ha sostenuto che uno dei vincitori, Roberto Giovagnoli, non aveva nemmeno i titoli per partecipare al concorso. L'esposto viene palleggiato da mesi tra lo stesso Consiglio di Stato e la presidenza del Consiglio dei ministri, ma i dubbi e "qualche perplessità" serpeggiano anche tra alcuni consiglieri. "Il bando sembra introdurre l'ulteriore requisito dell'anzianità quinquennale" ha messo a verbale uno di loro durante una sessione dell'organo di presidenza: "Giovagnoli era stato dirigente presso la Corte dei conti per circa 6 mesi (...) Il bando non sembra rispettato su questo punto". Per legge, a decidere se i concorsi siano stati o meno taroccati, saranno gli stessi membri del Consiglio. Vedremo.

L’avvocato Pierpaolo Berardi, astigiano, classe 1964, da anni sta battagliando per far annullare il concorso per entrare in magistratura svolto nel maggio 1992. Secondo Berardi, infatti, in base ai verbali dei commissari più di metà dei compiti vennero corretti in 3 minuti di media (comprendendo “apertura della busta, verbalizzazione e richiesta chiarimenti”) e quindi non “furono mai esaminati”. I giudici del tar gli hanno dato ragione nel 1996 e nel 2000 e il Csm, nel 2008, è stato costretto ad ammettere: “Ci fu una vera e propria mancanza di valutazione da parte della commissione”.

Giudizio che vale anche per gli altri esaminati. Uno dei commissari, successivamente, ha raccontato su una rivista giuridica l’esame contestato, narrando alcuni episodi, fra cui quello di un professore di diritto che, avendo appreso prima dell’apertura delle buste della bocciatura della figlia, convocò il vicepresidente della commissione. Dunque i lavori erano anonimi solo sulle buste. “Episodi come questi prevedono, per come riconosciuto dallo stesso Csm, l’annullamento delle prove in questione” conclude con “Panorama” Berardi.

In quell’esame divenne uditore giudiziario, tra gli altri, Luigi de Magistris.

Cinquemilaquattrocentosettantacinque giorni per accertare che i temi di un candidato al concorso per entrare in magistratura, svoltosi nel maggio 1992, non erano mai stati esaminati. Furono promossi 275 uditori giudiziari, tutti in servizio in ogni parte d'Italia. Ma perché gli elaborati del candidato numero 621 - l’avvocato penalista Pierpaolo Berardi, di Asti - non vennero neppure letti? «Bella domanda. Avrebbe dovuto accertarlo la procura di Perugia», dice. Il sospetto che forse, in quel concorso, qualcosa fosse stato già deciso prima, è forte. Dopo una battaglia lunga quindici anni, il Csm, con una delibera, ha detto che quelle tre prove non erano mai state esaminate dalla commissione, la stessa che, nel 2003, venne pure chiamata a «riesaminare» le prove. I temi taroccati. Ora la solitaria avventura di Berardi, ci riporta al punto zero. Il Csm, nella delibera, spiega che non può fare altro che prendere atto (della mancata correzione) e che l'unica strada percorribile per avere giustizia è quella di ricorrere a un altro, l’ennesimo, giudice.

Le prove del concorso si erano svolte dal 20 al 22 maggio 1992. I risultati di «non idoneità» erano stati comunicati solo nell'aprile 1993. Il verbale della correzione precisa la durata: tre minuti esatti per ogni elaborato; stesso tempo utilizzato per i candidati ammessi agli orali. Parte il primo ricorso al Tar che ordina la ri-correzione degli elaborati, perché tre minuti non servono a niente. E siamo arrivati al 4 novembre 1996. Passano quattro anni. Il Csm si rivolge anche al Consiglio di Stato. Nel 2000 conferma quanto stabilito dal Tar. Berardi: «Non mi fermo. So benissimo che i temi non erano mai state letti. Dal’94 al 2000, incontro i ministri della Giustizia Biondi, Flick, Diliberto e Fassino. Anche l’ex pg della Cassazione Vittorio Sgroj, amareggiato e sconfortato». Scontro durissimo: «In questo periodo devo fare altri due ricorsi autonomi al Tar per avere l'accesso agli atti e trovo, con una ricerca a campione, almeno 10, 15 temi incompatibili con la poi avvenuta promozione a magistrato. Nel mio giorno di"correzione" un candidato non ha mai svolto la traccia di diritto penale ma di diritto civile, ripetendo sempre lo stesso concetto. In un'altra sessione un candidato cita passi interi di libri. Un terzo scrive strafalcioni di diritto penale da non consentire di superare l’esame all'università, altro che concorso in magistratura!». Berardi è fiducioso. Nonostante tutti questi atti «comprovanti le gravi illiceità», si dice che la brevità del tempo non indica certo «un’omessa correzione». Se fosse stata riconosciuta, come è stato accertato, «avrebbero dovuto aprire un disciplinare clamoroso, denunciare e riconoscere, il falso nei verbali», commenta amaro Berardi.

Nel 2002, viene disposta la ri-correzione da parte della stessa Commissione. Quella che non aveva mai aperto le buste. «La ricuso, ma il Csm, il Tar ed il Consiglio di Stato dicono che va bene così. Mi rivolgo al Consiglio di Stato per la revocazione del giudizio, poi alle Sezioni Unite della Cassazione». L’archiviazione L’avvocato si rivolge alla magistratura di Perugia, che riapre per tre volte le indagini senza mai compiere un solo atto investigativo: dal 1995 al 2004, silenzio totale. Nemmeno quando si scopre che dagli archivi del ministero è sparito il fascicolo con i relativi elaborati di uno dei candidati vincitori, Francesco Filocamo. Solo alla fine del 2004 c’è un interrogatorio. Morale, archiviazione. Nella correzione da 180 secondi non c’è nessun falso, ma solo una «illegittimità amministrativa», poiché effettivamente i temi furono corretti in modo non attento. Insomma, tutto ok. O quasi. La battaglia diventa guerra. Anche di nervi: «Sono andato a Roma 78 volte e a Perugia circa una decina. Il tempo intercorso tra l'inizio di questa vicenda e oggi, escludendo i mesi bisestili, sono di 5475 giorni. Un contatto quotidiano con i soggetti che hanno avuto la ventura o sventura di aiutarmi». Anno 2007. L’avvocato Anna Mattioli, che assiste il collega, redige un’istanza di ri-correzione, testardamente riproposta nonostante le sentenze passate in giudicato per la «macroscopica ed evidente diversità di trattamento con un’altra candidata». Lei ebbe la garanzia di una nuova commissione e dell'anonimato. Berardi no. C’è aria di sconfitta: «L’8 maggio del 2008, il Csm mi ha risposto che sì, è vero, c’è una differenza tra me e l'altra candidata perché a me i temi non furono mai corretti, tanto è vero che si parla di correzione e non di ri-correzione e che un giudizio non c'era mai stato. Il Csm riconosce ora, che la disparità di trattamento può essere fatta valere davanti ad un giudice. Finalmente, la verità. E adesso vado avanti».

Ma sul concorso in magistratura c’è ne da parlare. Sopra i banchi i codici «commentati» vietati, con il timbro del ministero che ne autorizzava l'utilizzo.

Giudici che si defilano all’ultimo momento. Caos totale. Commissari d’esame che abbandonano senza motivo. Minacce, insulti. Vicequestori sorpresi con materiale proibito nascosto nella biancheria. È il quadro desolante del concorso per l’ingresso in magistratura tenuto a Milano dal 19 al 21 novembre 2008: non più nel racconto dei candidati ma, per così dire, dall’altra parte della barricata. È la relazione che il presidente della commissione d’esame, il giudice di Cassazione Maurizio Fumo, ha inviato al Consiglio Superiore della Magistratura, che, nonostante tutto, convalida la prova d’esame per il semplice motivo che rifare tutto costerebbe troppo.

Relazione pubblicata sul sito del Ministero della Giustizia e protocollata con il n. 19178/2588 del 24/11/2008, in cui il presidente denuncia l'atteggiamento «obliquo e truffaldino da parte di non pochi candidati e, tra questi, un vicequestore trovata in possesso di una rilevante dose di appunti, nascosta tra la biancheria intima».

"Vi racconto il concorso da giudice: tutto truccato". «Una scena che non dimenticherò facilmente. Marasma totale, candidati che chissà come erano riusciti a portarsi appresso intere enciclopedie giuridiche, nessuno che sapeva che pesci pigliare, e in mezzo al caos un membro della commissione che strillava “Fermate quello spelacchiato che incita le persone”. Sembrava di essere al mercato, non al concorso per una delle professioni più delicate della nostra società».

Questo è il racconto di V. che ha trent’anni e - per motivi che spiegherà più avanti - non vuole vedere il suo nome sui giornali. Ma il suo nome ce l’ha il ministro della Giustizia Angiolino Alfano, in calce all’accorata lettera che V. gli ha mandato per raccontargli le condizioni surreali in cui si è svolto a Milano, dal 19 al 21 novembre 2008, il concorso per 500 posti da magistrato. Delle decine di testimonianze come quella di V. si dovranno occupare in diversi. Il ministero, che ha avviato una inchiesta interna. Il Consiglio superiore della magistratura che - su richiesta dei Movimenti riuniti e di Md - stamattina aprirà una sua indagine. E la Procura della Repubblica di Milano sul cui tavolo sono arrivati gli esposti che alcuni candidati inferociti si sono precipitati a depositare dopo avere rinunciato a portare avanti la prova.

«Io non voglio buttarla in politica», dice V., «non voglio ipotizzare che ci fossero forme di corruzione o di connivenza. Non sta a me accertarlo. A noi spetta denunciare le irregolarità macroscopiche che erano sotto gli occhi di tutti e che la commissione ha fatto finta di non vedere. Adesso leggo che il ministero per fare luce sulla vicenda ha chiesto una relazione al presidente della commissione. Che obiettività ci si può aspettare? Perché non vengono sentiti anche i candidati?».

Tema dello scandalo: l’introduzione - da parte di numerosi candidati all’oceanica prova d’esame convocata presso la Fiera di Milano - di vietatissimi codici commentati. Tradotto per i profani: agli esami per magistrato i temi riguardano faccende astruse («diritto di abitazione del coniuge superstite e della tutela del legittimario nel caso di atti simulati da parte del de cuius», recitava una traccia di settimana scorsa) cui i candidati debbono rispondere basandosi unicamente sui testi di legge, e non sui codici assai diffusi in commercio che, in fondo alle pagine, forniscono le risposte a ogni dubbio. Peccato che alla Fiera di Milano i codici del secondo tipo circolassero quasi liberamente. Risultato: sollevazione degli onesti, assalto alla presidenza, la prova che si blocca, riparte, finisce a notte inoltrata tra urla di «vergogna, buffoni», minacce, metà dei 5.600 candidati che abbandonano senza consegnare il compito. Come è stato possibile? Il presidente della commissione d’esame, il consigliere di Cassazione Maurizio Fumo, rifiuta ogni spiegazione. Così per ricostruire i fatti - che rischiano di portare all’annullamento della prova - bisogna affidarsi al racconto di V. e degli altri candidati.

«La mia non è una denuncia anonima - dice V. - il ministro ha il mio nome in mano. Ma io quell’esame voglio riprovare a affrontarlo, stanno per essere banditi altri 350 posti. E se il mio nome girasse ne uscirei enormemente penalizzata».

Che una aspirante magistrata sia convinta che il «sistema» si vendicherebbe della sua denuncia civile la dice lunga sull’aria che tira. V. non si dichiara ancora ufficialmente una disillusa, ma poco ci manca. «Io da sei anni non faccio altro che prepararmi per questo concorso. Voglio fare il magistrato, e credo che lo farei bene. Non ho aspirazioni missionarie, non ho una visione giustizialista della società. Ma credo che ogni società abbia bisogno di una cultura delle regole, e che per questo servano magistrati equilibrati e preparati. Io credo di essere entrambe le cose. Consideravo il concorso per magistratura l’ultima trincea della meritocrazia, evidentemente mi sbagliavo. All’idea che questo concorso premi i furbi che “ci hanno provato” mi sento profondamente indignata».

«Abbiamo passato un giorno intero - racconta - a fare controllare i testi di cui chiedevamo di servirci. A me hanno tolto persino i segnapagine. Il giorno dell’esame ci sono ragazze che si sono viste perquisire anche la busta dei Tampax. I controlli, insomma, sembravano seri. E invece quando siamo entrati nell’aula è arrivata la sorpresa. C’erano candidati che avevano sul banco, con tanto di autorizzazione, codici commentati, manuali di diritto, enciclopedie. A quel punto è partita la protesta». Ma chi è stato, a permettere l’ingresso dei testi vietati? «I controlli li facevano i vigilantes, gli stessi che poi giravano tra i banchi. Non so chi li abbia istruiti. Ma so che un codice semplice si distingue facilmente da uno commentato: c’è scritto in copertina, e uno è alto un terzo dell’altro. Impossibile non accorgersene».

E allora? Come è stato possibile? «Non lo so. Era una situazione surreale. E il presidente diceva: la prova va avanti, non è successo niente. Nei due giorni successivi il concorso è andato avanti così, chi copiava dai testi e chi si arrangiava in qualche modo. Se provavi a guardare il banco del vicino quello ti saltava in testa: cosa vuoi, fatti i fatti tuoi, vattene». Ed era il concorso da cui sarebbero usciti i magistrati di domani.

Niente male per essere un concorso per futuri magistrati. Niente male poi, se il concorso, è organizzato dal ministero della «Giustizia». Dentro le aule è entrato di tutto: fotocopie, fisarmoniche con possibili tracce e, soprattutto codici «irregolari», cioè «commentati» ma nonostante questo approvati dai cancellieri durante i controlli con tanto di timbro del dicastero di via Arenula. Così c'è stata una sollevazione generale per almeno un'ora. E l'inizio del concorso, già in ritardo, è stato posticipato ulteriormente. Andiamo per ordine.

LA STORIA – Il lunedì nei padiglioni della Fiera di Milano a Rho, iniziano le procedure della prova del concorso nazionale da magistrato. Cioè 5.600 laureati in legge, per 500 posti da uditore giudiziario da assegnare. Portano dentro le aule i testi che potranno consultare in aula. Ma prima devono superare il controllo. Cioè, un cancelliere di tribunale, quindi un esperto, verifica i libri, ne controlla che siano realmente dei codici, che non vi siano infilati dentro dei fogli e che non ci sia scritto nulla. Ma soprattutto che siano conformi al bando. Cioè dei semplici codici senza commenti. Due giorni di lavoro e code interminabili. E cosa succede? Mercoledì, giorno della prova scritta, i futuri magistrati si ritrovano degli aspiranti colleghi con testi «fuorilegge» però con tanto di timbro del ministero della Giustizia.

LE DENUNCE - Intorno alle 18, quando è stato consentito ai candidati che lo desideravano di lasciare il padiglione, sono stati decine quelli usciti furenti: «O i cancellieri sono incompetenti, e non si capisce perché il ministero si serva di loro, oppure sono in malafede», denuncia Marco che arriva da Napoli. «Io sono stata sottoposta ad un controllo che è durato dieci minuti. Non si spiega come sia possibile che quei volumi vietati abbiano ottenuto il timbro ministeriale. Eppure, anche un bambino vedrebbe che il tomo pesa il doppio perché contiene dei commenti», urla Katia dalla Sicilia. Così è partita la sollevazione al coro di «vergogna, vergogna» all'indirizzo della commissione d'esame. Proteste e denunce in procura. Una cinquantina di ragazzi ha anche abbandonato il concorso: «Vogliamo che la prova venga annullata!», ci dice un ragazzo che arriva da Genova.

IL PRESIDENTE DIMISSIONARIO – Il venerdì in tanti hanno rinunciato alla prova. E si chiedevano come mai il presidente della commissione nominato appena due settimane prima della prova, dopo una settimana ha lasciato l'incarico: «Forse il suo telefono era diventato rovente», afferma un futuro magistrato che vuole restare anonimo (sic!). «Una settimana a Milano per fare il concorso, ho speso 1000 euro tra albergo e viaggio, e devo assistere ad un simile spettacolo». E in tanti non si spiegano come mai il concorso si tenga nella sede unica di Milano quando negli anni passati si teneva anche a Roma. Giovanni da Catania è lapidario: «Forse qualcuno della Lega vuole penalizzare la maggioranza dei concorrenti che arriva dal sud?». Ma questa è un'altra polemica.

Intanto i trucchi vengono da lontano. Ecco una interrogazione parlamentare per l'ennesima sessione truccata.

Legislatura 14, Atto di Sindacato Ispettivo n° 4-05120. Pubblicato il 30 luglio 2003. Seduta n. 455.

MEDURI, BEVILACQUA, SUDANO, CONTESTABILE, GENTILE, RAGNO, AZZOLLINI, CIRAMI, EUFEMI, CASTAGNETTI, MORSELLI, GUBERT, GRILLOTTI, BATTAGLIA ANTONIO, PERUZZOTTI, FERRARA, ULIVI, BONGIORNO, MENARDI, MUGNAI.  - Al Ministro della giustizia. - Premesso:

che il quotidiano “Il Giornale” del 14 maggio 2003 ha pubblicato il seguente articolo sotto il titolo: “Concorso truccato in magistratura”:

“C’è l’ombra di uno scandalo sull’ultimo concorso in magistratura: il grave sospetto che un membro della Commissione d’esame per uditori giudiziari, un magistrato, abbia commesso scorrettezze per favorire un candidato. O, addirittura, sia stato corrotto. Tutto segreto, per ora. Ma i titolari dell’azione disciplinare, il Procuratore generale della Cassazione e il Ministro della giustizia, sarebbero stati informati per valutare le iniziative di loro competenza.

La Procura di Roma, da parte sua, avrebbe aperto una pratica, subito secretata, per indagare sulla vicenda e accertare quali reati sono ipotizzabili. Anche il Consiglio superiore della magistratura, nella persona del suo vicepresidente, Virginio Rognoni, sarebbe stato messo al corrente. Tanto più perché il magistrato coinvolto, e sarebbe una donna che veste la toga a Napoli, avrebbe già dato le dimissioni dalla Commissione “per motivi di famiglia“.

Così l’organo di autogoverno della magistratura, per la precisione la nona commissione, ha dovuto provvedere con urgenza a nominare il sostituto perché l’esame degli scritti potesse procedere senza interruzione. Anche questa pratica del CSM è stata secretata e questo la dice lunga sulla gravità dell’episodio e sulle ripercussioni che potrebbero esserci: quantomeno una batosta all’immagine di serietà e correttezza di questa fondamentale prova d’accesso dalla quale si esce abilitati ad indossare la toga.

Stiamo parlando del concorso nazionale che si è tenuto a Roma a fine gennaio. Una folla di giovani aspiranti magistrati, più di mille a quanto sembra, ha inizialmente superato i quiz di ammissione e successivamente si è cimentata sulle due prove scritte di diritto. In questi giorni la Commissione, formata prevalentemente da magistrati ma anche da alcuni professori universitari, sta appunto correggendo i temi. E pare che proprio da un compito abbia avuto origine lo scandalo.

Era già stato giudicato non idoneo, ma in una seconda fase sarebbero saltati fuori degli strani fogli aggiuntivi che prima non c’erano. Ecco come sarebbe sorto il sospetto che qualcuno li avesse inseriti per “salvare” il candidato già bocciato, in modo da giustificare una valutazione diversa oppure da consentire un successivo ricorso al TAR. Una volta superata la prova scritta i candidati devono passare anche quella orale, che probabilmente partirà all’inizio dell’estate, ma la strada è spianata.

Sarebbe dunque inquinata la prova di accesso in magistratura? Di scandali per i concorsi da avvocati e da notai se ne ricordano tanti, ma questa volta la cosa sarebbe anche più grave, almeno perché è proprio in questa fase che si selezionano i servitori dello Stato che devono amministrare la giustizia, con indipendenza e imparzialità.

Accedere alla Commissione d’esame in magistratura è per questo un fatto di prestigio. Basti pensare che proprio a quest’ultima aveva chiesto di partecipare Francesco Saverio Borrelli, appena andato in pensione. Il Csm lo aveva anche nominato, ma poi il “padre” di Tangentopoli ci aveva ripensato e aveva rinunciato per motivi personali. Forse, perché contava di rientrare presto in servizio attivo appellandosi alla nuova legge che estende l’età pensionabile da 70 a 75 anni, senza immaginare che il Csm avrebbe osato sbarrargli il passo”;

che successivamente tutti i maggiori quotidiani nazionali e molti locali, ed anche tanti periodici, si sono occupati di tale gravissimo fatto, e che è stato individuato con nome e cognome il magistrato (una donna) in servizio a Napoli quale autore del broglio accertato;

che per tale episodio il CSM ha deciso di sospendere tale magistrato dalle funzioni e dallo stipendio;

che a fronte di 350 candidati ammessi alle prove orali pare che oltre 120 siano napoletani, i quali sembrano avere particolari attitudini naturali verso le scienze giuridiche e che sembrano essere particolarmente facilitati nel loro cammino anche dalla numerosa presenza nella commissione di esami di magistrati e professori napoletani;

che una luce sinistra grava, quindi, su tutto il concorso, e che nessuno può avere certezza che tutti gli ammessi lo meritassero veramente e tutti gli esclusi fossero veramente non idonei;

che, quindi, grava forte il sospetto che, domani, qualche imbroglione, gratificato indebitamente da esaminatori non irreprensibili, possa diventare giudice di altri uomini, forse più onesti o meno fortunati di lui;

che molti autorevoli giornali, qualcuno addirittura nell’editoriale, hanno invocato l’annullamento del concorso,

si chiede di sapere se, al fine di tranquillizzare tutti i cittadini e per ridare credibilità e fiducia nelle Istituzioni e soprattutto nell’Ordine Giudiziario, da anni al centro di forti polemiche e dure critiche, il Ministro in indirizzo non intenda, come a giudizio dell’interrogante dovrebbe e come da più parti viene richiesto, annullare il concorso in discussione, bandendone uno nuovo ed evitando che dello stesso facciano parte commissari presenti nel concorso di cui si è detto, che agli interroganti, anche sulla base delle notizie di stampa citate, parrebbe viziato da scandali ed imbrogli.

http://espresso.repubblica.it/dettaglio/consiglio-di-stato-e-di-casta/2111881&ref=hpsp

http://blog.panorama.it/italia/2009/06/22/politici-emergenti-de-magistris-il-magistrato-che-fa-ombra-a-di-pietro/

http://giustiziaconcreta.splinder.com/tag/pierpaolo+berardi

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=312894

http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=309317&START=0&2col=

http://www.corriere.it/cronache/08_novembre_21/concorso_magistrati_2c27dd26-b7b2-11dd-8696-00144f02aabc.shtml