



ART. 21 DELLA COSTITUZIONE:
LIBERTA' DI MANIFESTARE IL PROPRIO PENSIERO ???
Il Testo unico sulla privacy (D.lgs. 196/2003) non ha abolito la legge n. 633/1941 sul diritto d'autore e in particolare l'articolo 97 di questa legge, che afferma: "Non occorre il consenso della persona ritratta quando la riproduzione dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o culturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico". Sul risvolto di tale norma si suole articolare l'ampiezza del diritto di cronaca: si può pubblicare tutto ciò che è collegato a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico. Nel concetto di pubblicazione lecita è compresa anche la fotografia di persone che godano di notorietà o che ricoprano uffici pubblici. Il giudice può autorizzare la pubblicazione della foto di un minore sequestrato o scomparso: in questi casi prevale "la necessità di giustizia o di polizia".
Il diritto della stampa di informare su indagini in corso e quello del pubblico di ricevere notizie su inchieste scottanti prevalgono sulle esigenze di segretezza: lo ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo che, nella sentenza del 7 giugno 2007, ha condannato la Francia per violazione della libertà di espressione (ricorso n. 1914/02). Questo perché i tribunali interni avevano condannato due giornalisti che avevano pubblicato un libro sul sistema di intercettazioni illegali attuato durante la Presidenza Mitterand.
La Corte dei diritti dell'uomo di Strasburgo, inoltre, con tre sentenze (Goodwin, Roemen e Tillack) ha dichiarato che i giornalisti non possono essere indagati e perquisiti per violazione del segreto istruttorio. La Convenzione europea dei diritti dell'uomo, con l'articolo 10, protegge le fonti dei giornalisti. Il segreto è funzionale al diritto dei cittadini a conoscere tutto quel che accade nei palazzi del potere. Le decisioni di Strasburgo sono vincolanti per i giudici italiani.
Il nostro Codice di procedura penale, in base alla relativa legge-delega, "deve adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e relative ai diritti della persona e al processo penale".
DR ANTONIO GIANGRANDE PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
LIBERTA' DI STAMPA ??
Dal rapporto 2007 di Reporters sans Frontières, l’organizzazione che tiene sotto controllo la libera attività dei media nel mondo, si vede come il nostro Paese abbia scalato cinque posizioni rispetto all’anno precedente, passando dal quarantesimo al trentacinquesimo posto su 169 Paesi.
Rsf sottolinea tuttavia come l’attività della stampa in Italia sia ancora resa difficile dalle pressioni che "gruppi mafiosi esercitano sui giornalisti impedendogli di svolgere il proprio mestiere in sicurezza".
http://notizie.alice.it/cronaca/liberta_stampa.html?pmk=nothpboxdx
L'Italia è al 40° posto, dopo Cile e Corea del Sud
"Reporter Sans Frontières" www.rsf.fr
Reporter sens frontière (Rsf) ha pubblicato la prima classifica mondiale della libertà di stampa e non sono mancate le sorprese.
Innanzitutto va rilevato che, pluralismo e libertà nella diffusione delle notizie non sono una prerogativa dei paesi più ricchi e sviluppati.
Basti pensare che il Costa Rica precede in classifica gli Stati Uniti e diverse nazioni europee. L'Italia si piazza al quarantesimo posto, superata da paesi latinoamericani come Ecuador, Uruguay, Paraguay, Cile ed El Salvador, oltre che da Stati africani come Benin, Sudafrica e Namibia. La maglia nera dei peggiori del gruppo spetta a tre nazioni asiatiche: Corea del Nord, Cina e Myanmar.
In fondo alla classifica figurano anche la maggior parte dei paesi arabi, a partire da Libia, Tunisia e Iraq, dove è semplicemente impensabile che un giornale o una testata radiotelevisiva possa criticare il capo dello Stato o l'operato del governo.
R.s.f. assegna invece
buoni voti ad alcune realtà africane come Benin, Sudafrica, Mali, Namibia e
Senegal, tutte collocate nelle prime cinquanta posizioni e in condizione di
vantare una reale libertà di stampa. I peggiori nell'Africa nera risultano
essere Eritrea (132ma), Zimbawe (123mo), Guinea Equatoriale (117ma),
Mauritania (115ma) e dal 109mo al 105mo posto, Liberia, Rwanda, Etiopia e
Sudan.
(Reporters sens
frontiéres)
|
Posizione Paese Note
1 Finlandia 0,50 - Islanda 0,50 - Norvegia 0,50 - Paesi Bassi 0,50 5 Canada 0,75 6 Irlanda 1,00 7 Germania 1,50 - Portogallo 1,50 - Suecia 1,50 10 Danimarca 3,00 11 Francia 3,25 12 Australia 3,50 - Belgio 3,50 14 Slovenia 4,00 15 Costa Rica 4,25 - Svizzera 4,25 17 Stati Uniti 4,75 18 Hong Kong 4,83 19 Grecia 5,00 20 Equador 5,50 21 Benin 6,00 - Inghilterra 6,00 - Uruguay 6,00 24 Cile 6,50 - Ungheria 6,50 26 Africa del Sud 7,50 - Austria 7,50 - Giappone 7,50 29 Spagna 7,75 - Polonia 7,75 31 Namibia 8,00 32 Paraguay 8,50 33 Croazia 8,75 - El Salvador 8,75 35 Taiwan 9,00 36 Mauricio 9,50 - Perú 9,50 38 Bulgaria 9,75 39 Corea del Sud 10,50 40 Italia 11,00 41 Repubblica Ceca 11,25 42 Argentina 12,00 43 Bosnia-Erzegovina 12,50 - Mali 12,50 45 Romania 13,25 46 Capo Verde 13,75 47 Senegal 14,00 48 Bolivia 14,50 49 Nigeria 15,50 - Panama 15,50 51 Sri Lanka 15,75 52 Uganda 17,00 53 Niger 18,50 54 Brasile 18,75 55 Costa de Marfil 19,00 56 Libano 19,67 57 Indonesia 20,00 58 Comoras 20,50 - Gabon 20,50 60 Yugoslavia 20,75 - Seychelles 20,75 62 Tanzania 21,25 63 Repubblica africana 21,50 64 Gambia 22,50 65 Madagascar 22,75 - Tailandia 22,75 67 Bahrein 23,00 - Ghana 23,00 69 Congo 23,17 70 Mozambico 23,50 |
Posizione Paese Note 71 Cambogia 24,25 72 Burundi 24,50 - Mongolia 24,50 - Sierra Leone 24,50 75 Kenya 24,75 - Messico 24,75 77 Venezuela 25,00 78 Kuwait 25,50 79 Guinea 26,00 80 India 26,50 81 Zambia 26,75 82 Palestina 27,00 83 Guatemala 27,25 84 Malaui 27,67 85 Burkina Faso 27,75 86 Tayikistán 28,25 87 Chad 28,75 88 Camerun 28,83 89 Marruecos 29,00 - Filippine 29,00 - Suazilandia 29,00 92 Israele 30,00 93 Angola 30,17 94 Guinea-Bissau 30,25 95 Algeria 31,00 96 Yibuti 31,25 97 Togo 31,50 98 Kirguizistán 31,75 99 Giordania 33,50 - Turchia 33,50 101 Azerbaiyán 34,50 - Egitto 34,50 103 Yemen 34,75 104 Afghanistan 35,50 105 Sudan 36,00 106 Haiti 36,50 107 Etiopia 37,50 - Ruanda 37,50 109 Liberia 37,75 110 Malesia 37,83 111 Brunei 38,00 112 Ucraina 40,00 113 Repubblica Congo 40,75 114 Colombia 40,83 115 Mauritania 41,33 116 Kazajistán 42,00 117 Guinea Ecuatoriale 42,75 118 Bangladesh 43,75 119 Pakistan 44,67 120 Uzbekistán 45,00 121 Russia 48,00 122 Iran 48,25 - Zimbawe 48,25 124 Bielorrusia 52,17 125 Arabia Saudita 62,50 126 Siria 62,83 127 Nepal 63,00 128 Túnez 67,75 129 Libia 72,50 130 Iraq 79,00 131 Vietnam 81,25 132 Eritrea 83,67 133 Laos 89,00 134 Cuba 90,25 135 Buthan 90,75 136 Turkmenistán 91,50 137 Birmania 96,83 138 Cina 97,00 139 Corea del Nord 97,50 |
LIBERTA' DI DENUNCIA CIVILE ??
INCHIESTA GIORNALISTICA SULLE BARONIE UNIVERSITARIE BARESI.
Dalla redazione di "Repubblica" di Palermo per svelare verità taciute dalle redazioni dei giornali pugliesi.
"L'università affare di famiglia. A Bari mogli e figli in cattedra" di Attilio Bolzoni.
su http://www.repubblica.it/2005/c/sezioni/scuola_e_universita/famibari/famibari/famibari.html
ANOMALIA SOTTACIUTA DAI MEDIA E LEGITTIMATA DALLE ISTITUZIONI.
TARANTO : "Basta errori giudiziari che distruggono la vita dei cittadini. Basta impunità per i responsabili".
Questo dice il dr Antonio Giangrande, Presidente della Associazione Contro Tutte le Mafie, che ha svolto una inchiesta sulla Giustizia in Italia, in generale, e a Taranto, in particolare, pubblicata su www.ingiustizia.info .
Il presidente continua: “Secondo l’Eurispes sono 4 milioni gli italiani vittime di errori giudiziari negli ultimi 50 anni, ma a noi interessano i casi concreti”.
E’ di questi giorni l’ennesima denuncia, riportata da alcuni giornali, contro la violazione della libertà personale presso il Tribunale di Taranto.
Sono in carcere dal 21 maggio 1997 per un delitto che non hanno commesso. Francesco Orlandi e Vincenzo Faiuolo scontano una condanna per l’omicidio di Pasqua Rosa Ludovico, accoltellata a morte nella sua casa di Castellaneta (Taranto) il 17 maggio 1997. Ma un’altra persona, un tunisino, si è autoaccusato di quell’orrendo crimine, ha fornito le prove della sua colpevolezza, alla fine di una lunga indagine la Procura di Taranto ha chiesto il suo rinvio a giudizio.
La confessione del serial killer delle vecchiette, Ben Mohamed Ezzedine Sebai, tunisino di 44 anni, è “pienamente attendibile”. Questo scrive il gup del tribunale di Lucera (Foggia) Carlo Chiriaco. motivando la sentenza con la quale, il 15 febbraio 2008, ha condannato Sebai a 18 anni di reclusione (con rito abbreviato) per l’omicidio di Celeste Madonna, di 81 anni, uccisa a Lucera il 25 aprile 1996.
Faiuolo e Orlandi restano però in cella. L’avvocato Claudio Defilippi insiste: "Sono innocenti, scarcerateli e dateci la revisione". Potenza, competente per il processo di revisione risponde di no. Sebai è credibile, ma questo non basta”.
Il presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie ricorda altri casi.
Continua il dr Antonio Giangrande, parlando del caso Morrone.
“Oggi Domenico Morrone ha 44 anni. Un terzo della sua vita l'ha spesa dietro le sbarre. Ingiustamente. Lo avevano arrestato nel 1991 e condannato a 21 anni, perché, secondo l'accusa, aveva ucciso a colpi di pistola due ragazzini davanti a una scuola media di Taranto. Non era vero. E la verità è saltata fuori. Grazie alle confessioni di due pentiti e ad una revisione del processo, la corte d'appello di Lecce l'ha assolto.
In base agli indizi raccolti da polizia e carabinieri, coordinati dal pm del tribunale di Taranto Vincenzo Petrocelli, Morrone, poche ore dopo i fatti, fu sottoposto a fermo per duplice omicidio, detenzione e porto illegale di arma da fuoco e munizioni e spari in luogo pubblico. Ad incastrarlo - secondo l'accusa - c'erano le testimonianze di alcune persone. Sia al momento del fermo sia durante i processi a suo carico, l'imputato ha sempre detto di essere estraneo ai fatti, ma nessuno gli ha creduto.
«Questo processo è stato caratterizzato da lacune immense - denuncia l'avv. Defilippi - e i giudici di merito non hanno mai tenuto conto dell'alibi che Morrone aveva, che era stato confermato sin dal primo annullamento con rinvio della sentenza da parte della Cassazione. L'imputato ha sempre detto che al momento del delitto si trovava nell'appartamento dei coniugi Masone, che vivevano sullo stesso pianerottolo dell'abitazione della sua famiglia. I Masone hanno confermato l'alibi del giovane durante il processo ma sono stati condannati per falsa testimonianza, così come è stata condannata la mamma del giovane che aveva riferito la stessa circostanza: «Queste persone - conclude il legale - sono cadute nella fossa dell' inferno solo per aver detto la verità».
Il Presidente Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande, conclude.
“Il Sostituto Procuratore di Taranto, Alessio Coccioli mi ha denunciato con altri direttori di giornale presso la Procura di Potenza per diffamazione. La mia colpa: aver pubblicato e fatto pubblicare su vari giornali, nazionali ed internazionali, la mia indignazione, riportando testualmente le motivazioni ad una sua richiesta di archiviazione: l’ufficio protocollo di Manduria non rilascia dovuta ricevuta degli atti consegnati, ma dato che l’anomalia è prassi comune a tutti i cittadini, il denunciante non ha subìto alcuna condotta omissiva o abusiva personale, mentre sono propalazioni personali il pensare che, sempre a Manduria, sia illegale il fatto che a vincere il concorso di comandante dei vigili urbani, sia stato, in palese conflitto di interesse, colui il quale ha indetto e regolato lo stesso concorso, ricoprendo le stesse funzioni in attesa della sua nomina.
Il Sostituto Procuratore di Potenza, Henry John Woodcock, ha attivato il procedimento, a differenza delle decine di denunce attivate dal sottoscritto per alcune anomalie riscontrate presso il Foro di Taranto. Denunce tutte archiviate.
A Taranto si deve subire e si deve tacere !!!”
http://www.agoramagazine.it/agora/spip.php?article3479
DENUNCIATI DALLA MAFIA
Consigliere comunale e Presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie denunciati dalla “mafia” per calunnia e diffamazione, con violazione del diritto di difesa.
Un consigliere comunale del comune di Santi Cosma e Damiano, adempiendo al suo dovere di vigilanza e controllo sulla legittimità degli atti amministrativi degli enti territoriali, con altri associati dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie del posto, ha presentato vari esposti alle autorità competenti laziali. Esposti circostanziati e provati.
Da questa meritoria attività è conseguita una duplice interrogazione parlamentare e un intervento da parte del Direttore Regionale del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.
Di questo si è dato conto sul portale di informazione dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie, per rendere coscienti i cittadini di una realtà sottaciuta.
Dalle risposte istituzionali scaturisce una vasta infiltrazione mafiosa e ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti, in particolare sul territorio del basso Lazio, in provincia di Latina, da qui la richiesta di scioglimento dei consigli comunali di Santi Cosma e Damiano e di Minturno.
Pur palesandosi la fondatezza delle accuse e il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini, oltretutto riportando fedelmente il contenuto di atti pubblici, la reazione è stata la presentazione di una denuncia per calunnia e diffamazione a danno del consigliere comunale e del Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande.
Denuncia infondata in fatto e in diritto, ma per la quale le autorità procedenti hanno chiesto l’elezione di domicilio per la notifica degli atti e la eventuale nomina del difensore.
Nessuna informazione di garanzia e nessuna informazione sul diritto di difesa.
Insomma, non si conosce il chi, il come, il quando e il perché della denuncia, oltre che ogni informazione utile al diritto di difesa.
Dato che la mafia ti uccide, o ti affama, o ti condanna, ci si chiede: ma in questa Italia alla rovescia, è conveniente uscire dalla conformità omologata per lottare a favore di ideali di giustizia ?? Agli occhi dei giustizialisti a senso unico e di facciata, che vogliono al Parlamento Deputati incensurati, pur se incapaci ed inetti, quelli come noi che lottano per la giustizia, l’uguaglianza e la libertà, se condannati in base alle denunce di cui sopra, sarebbero meritevoli di essere eletti in Parlamento ??
http://www.adnkronos.com/IGN/UGC/?ugcid=17301
SITO ANTIMAFIA: CENSURATI PERCHE’ DIFENDIAMO LA FORLEO
Il Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande, in data odierna ha presentato alla magistratura di Potenza una denuncia penale contro il Sostituto Procuratore di Brindisi, Adele Ferraro, competente in proc. 9429/06 R.G. PM / BR.
Il reato ipotizzato è falso e abuso di ufficio continuato.
Il magistrato, Pubblico Ministero d’accusa per il presunto reato di violazione della privacy a carico del Presidente dell’Associazione per la pubblicazione di un singolo atto pubblico contenuto in una pagina del sito web dell’associazione, dal 19 ottobre 2007 adotta contro l’associazione reiterati decreti nulli di sequestro del medesimo sito web, www.associazionecontrotuttelemafie.org, arrecando grave danno d’immagine e interrompendone l’attività.
Il Magistrato negli atti di sequestro e in atti di indagine presentati al GIP ha omesso ogni riferimento e menzione della stessa associazione e ha indicato ragioni di urgenza, per un procedimento iscritto un anno prima.
Il sito web oscurato conteneva migliaia di pagine di notizie di informazione locale estrapolate da articoli di stampa. Alcune inchieste riguardano la stessa Procura di Brindisi.
Ogni tentativo di impugnazione è vano.
L’Associazione Contro Tutte le Mafie, è riconosciuta dal Ministero dell’Interno, in collaborazione privilegiata con il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e per gli effetti partecipante agli incontri interregionali con i Prefetti del sud Italia. Essa collabora con decine di giornali e portali di informazione. Molti direttori di giornali fanno parte dell’associazione. L’associazione, ai sensi degli artt. 21 e 118, comma 4, Cost., svolge attività di interesse generale e di utilità pubblica di informazione, di denuncia e di proposta, sulla base del principio di sussidiarietà.
In Italia, chi combatte il sistema di illegalità, è osteggiato ed emarginato, salvo che non si sia vicini a certi ambienti politici e giudiziari.
"Questo è successo a Falcone - ha dichiarato il Presidente Antonio Giangrande - a De Magistris e alla Forleo, a Contrada, al colonnello Mori, al capitano “Ultimo” e al maresciallo “Arciere. Questo succede all’Associazione Contro Tutte Le Mafie”.
Il sito dell’Associazione contro tutte le mafie, www.associazionecontrotuttelemafie.org , è stato sottoposto a sequestro penale preventivo dalla Procura di Brindisi.
Il sito web dell’associazione è un importante punto di raccordo con le vittime della mafia che il suo Presidente, Antonio Giangrande, segue personalmente con grande spirito solidale e con molta competenza.
La motivazione addotta dai giudici è la diffusione di alcuni fatti accaduti, in violazione della legge sulla privacy, riferiti al nome di un avvocato di Avetrana, in provincia di Taranto, che è sotto inchiesta.
Ma il presidente dell’associazione che raccoglie le denunce delle vittime del racket e dell’ usura, parla di censura. “Il nome di quell’avvocato è pubblico, noi lo abbiamo denunciato per una vicenda risalente al 2001 - dice il Presidente, Antonio Giangrande – ritengo che questo sia solo un pretesto.
Il motivo reale è riconducibile alla nostra presa di posizione a favore del giudice Clementina Forleo che ha accusato alcuni Sostituti Procuratori della stessa Procura di Brindisi di attuare regolari insabbiamenti.” Infatti sul sito dell’associazione erano riportati alcuni testi riguardanti la denuncia del gip milanese a carico di due pm della procura brindisina e di un ufficiale dei carabinieri che non avrebbe indagato sulle minacce da lei ricevute.
Questa documentazione è attualmente visibile su altri due siti gemelli www.malagiustizia.eu e www.illegalità.altervista.org. L'Associazione contro tutte le mafie è riconosciuta dai Comitati provinciali di solidarietà per le vittime dell’usura e del racket e per l’ordine e la sicurezza pubblica. Da anni denunciano ingiustizie e insabbiamenti di inchieste, simile a quello che sta subendo il giudice Forleo.
Addirittura Antonio Giangrande, in passato si è rivolto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, denunciando l’insabbiamento di oltre 15.000 procedimenti.
LIBERO REPORTER http://www.liberoreporter.it/NUKE/news.asp?id=1652
RAI 1 CENSURA SERVIZIO SULL'ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE
Atto n.
4-03178
Pubblicato il 6 dicembre 2007
Seduta n. 263
RUSSO SPENA - Al Ministro delle comunicazioni. -
Premesso che:
il 20 giugno 2007 la Commissione parlamentare per l'indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi accoglieva una domanda di accesso al palinsesto RAI da parte dell'associazione "Contro tutte le mafie", associazione tra l'altro riconosciuta dal Ministero dell'interno;
successivamente, il 17 ottobre 2007, la RAI revocava l'autorizzazione ad insaputa dell'associazione;
l'8 novembre la RAI inviava una squadra e un regista per le riprese del servizio sull'associazione, facendo pertanto presumere il superamento di ogni perplessità e l'accettazione della messa in onda del servizio;
considerato che:
il 15 novembre l'associazione chiedeva di conoscere la data di messa in onda e riceveva risposta certa indicante un servizio della durata di dieci minuti nella trasmissione di RAI1 del 23 novembre 2007 alle ore 10.40;
di fatto, il 23 novembre la trasmissione veniva cancellata ed il palinsesto di RAI1 stravolto;
immediatamente l'associazione si attivava per chiedere la motivazione dell'oscuramento del servizio telefonando alla redazione del programma di RAI1, che però negava risposta e annunciava una futura lettera di motivazione (in palese violazione della legge 241/1990 che prevede la risposta immediata in seguito a domanda d'accesso ad un servizio);
solo il 3 dicembre 2007 l'associazione riceveva uno scarno comunicato in cui si rilevava che l'autorizzazione era stata rilasciata il 20 giugno e poi revocata il 17 ottobre in seguito a proposta della RAI che non reputava degna l'associazione, adducendo addirittura perplessità circa la sua organizzazione,
si chiede di sapere:
per quale motivo si sia intervenuto a censurare una trasmissione programmata, nonostante vi sia stato parere favorevole della Commissione di vigilanza alla divulgazione;
perché la redazione abbia inviato una motivazione "postuma" ed evitato di rispondere alle domande poste nella stessa data di mancata messa in onda.
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/showText?tipodoc=Sindisp&leg=15&id=294862
CENSURA 'LEGALE'
TRAPANI. E' durata poco meno di 17 mesi la tessera di giornalista di Natale Salvo. A seguito di domanda inoltrata all'Ordine dei giornalisti della Sicilia nel novembre 2006, era stata accolta l'iscrizione il 25 gennaio 2007. Lo scorso 18 aprile (ma la comunicazione è del successivo 12 giugno) lo stesso Consiglio che aveva prima esaminato la documentazione di rito presentata (accogliendola) ha deciso, ora, di annullare l'iscrizione all'elenco dei pubblicisti. Il “problema” individuato starebbe in una ipotesi di “fittizia rappresentazione formale” della realtà. Insomma le “carte” sarebbero “a posto”, ma loro credono che lo siano solo dal punto di vista “formale” e non “sostanziale”.
Quale che sia l'esito finale della vicenda resta che una voce “fuori dal coro” è stata ridotta quasi al silenzio. Bisogna prendere atto, infatti, che nessun giornale locale accetta Natale Salvo nella propria redazione. E questo dovrebbe fare pensare molto. TrapaniOk e Quarto Potere, Telesud, La Sicilia, Canale 2, Monitor sono le testate ove si è proposto Salvo, senza "frutti". Tutti, hanno dichiarato, "hanno le redazioni piene" oppure "non hanno i soldi per pagarmi". La verità, forse, l'ha detta Massimo Marino, editore di Telesud: "Non vogliono la tua firma, non piace cosa scrivi e come lo scrivi". Marino sembrava riferirsi ai "finanziatori" occulti (più o meno) delle testate giornalistiche che, come si sa, non campano coi soldi che incassano dalle vendite delle proprie copie ...
http://www.altratrapani.it/index.php?option=com_content&task=view&id=798&Itemid=106
Un collega indagato per aver pubblicato l'ordinanza del Tribunale del riesame.
A LATINA L'ENNESIMO ATTACCO DEI PM AL DIRITTO DI CRONACA
L'Unci sta compilando un "Bestiario" con l'elenco dei casi più gravi.
LATINA. L'Unione nazionale cronisti italiani e il Sindacato cronisti romani denunciano un ennesimo attacco della magistratura alla libertà di informazione avvenuto a Latina: il livello di allarme per la difesa di uno dei valori fondanti della democrazia è elevato.
La Procura di Latina ha aperto un'inchiesta contro il collega Franco Matricardi, direttore di un portale internet, per violazione del segreto di indagine su un episodio di stupro e rapina, avendo pubblicato l'ordinanza del tribunale del riesame (regolarmente depositata in cancelleria e, quindi, di dominio pubblico!) sull'innocenza dei presunti responsabili, peraltro confermata dal successivo processo.
L'Unci denuncia che l'attacco al diritto-dovere di cronaca è ormai divenuto sistematico, e nella maggior parte dei casi non solo è privo di giustificazioni, ma in aperto e palese contrasto con la lettera e la sostanza del codice di procedura penale, delle sentenze della Corte di Strasburgo, della Costituzione e delle leggi.
Da Venezia ad Ancona, da Perugia a Latina, da Palermo a Genova, per parlare solo degli ultimi mesi, i Pm sono entrati - contemporaneamente e, sembra, in modo coordinato - in azione contro i cronisti, il diritto di cronaca e la libera informazione al servizio dell'opinione pubblica.
Davanti a questa offensiva, che non trova precedenti nella storia democratica del paese, l'Unci ha deciso di comporre un "Bestiario" con i casi più gravi, un dossier da inviare al Presidente del Csm.
Cari amici e amiche impegnati a dare una pennellata di decenza al nostro Paese, eccovi una forma di censura nell'informazione di cui non si parla mai. E' la peggiore, poiché non proviene frontalmente dal Sistema, ma prende il giornalista alle spalle. Il risultato è che, avvolti dal silenzio e privi dell'appoggio dell'indignazione pubblica, non ci si può difendere. Questa censura sta di fatto paralizzando l'opera di denuncia dei misfatti sia italiani che internazionali da parte di tanti giornalisti 'fuori dal coro'.
Si tratta, in sintesi, dell'abbandono in cui i nostri editori spesso ci gettano al primo insorgere di contenziosi legali derivanti delle nostre inchieste 'scomode'. Come funziona e quanto sia pericoloso questo fenomeno per la libertà d'informazione ve lo illustro citando il mio caso.
Per la trasmissione Report di Milena Gabanelli, cui ho lavorato dando tutto me stesso fin dal primo minuto della sua messa in onda nel 1994, feci fra le altre un'inchiesta contro la criminosa pratica del comparaggio farmaceutico, trasmessa l'11/10/2001 (" Little Pharma & Big Pharma "). Col comparaggio (reato da art.170 leggi pubblica sicurezza) alcune case farmaceutiche tentano di corrompere i medici con regali e congressi di lusso in posti esotici per ottenere maggiori prescrizioni dei loro farmaci, e questo avviene ovviamente con gravissime ripercussioni sulla comunità (il prof. Silvio Garattini ha dichiarato: " Dal 30 al 50% di medicine prescritte non necessarie ") e spesso anche sulla nostra salute.
L'inchiesta fu giudicata talmente essenziale per il pubblico interesse che la RAI la replicò il 15/2/2003.
Per quella inchiesta io, la RAI e Milena Gabanelli fummo citati in giudizio il 16/11/2004 da un informatore farmaceutico che si ritenne danneggiato dalle rivelazioni da noi fatte.
Il lavoro era stato accuratamente visionato da uno dei più alti avvocati della RAI prima della messa in onda, il quale aveva dato il suo pieno benestare.
La linea difensiva dell'azienda di viale Mazzini e di Milena Gabanelli sarà di chiedere ai giudici di imputare a me, e solo a me (sic), ogni eventuale misfatto, e perciò ogni eventuale risarcimento in caso di sentenza avversa. Questo per un'inchiesta di pubblico interesse da loro (RAI-Gabanelli) voluta, approvata, trasmessa e replicata.
La RAI può tecnicamente fare questo in virtù di una clausola contenuta nei contratti che noi collaboratori siamo costretti a firmare per poter lavorare, la clausola cosiddetta di manleva, dove è sancita la sollevazione dell'editore da qualsiasi responsabilità legale che gli possa venir contestata a causa di un nostro lavoro. Noi giornalisti non abbiamo scelta, dobbiamo firmarla pena la perdita del lavoro commissionatoci.
Da allora ho lasciato "Report" e anche la RAI. Non ci sarà mai più un'inchiesta da me firmata sull'emittente di Stato, e non mi fido più di alcun editore. Non mi posso permette di perdere l'unica casa che posseggo o di vedere il mio incerto reddito di freelance decimato dalle spese legali, poiché abbandonato a me stesso da coloro che si fregiavano delle mie inchieste 'coraggiose'.
Questa non è una mia mancanza di coraggio, è realismo e senso di responsabilità nei confronti soprattutto dei miei cari. Così la mia voce d'inchiesta è stata messa a tacere.
E qui vengo al punto cruciale: siamo già in tanti colleghi abbandonati e zittiti in questo modo.
Ecco come funziona la vera "scomparsa dei fatti", quella che voi non conoscete, oggi diffusissima, quella dove per mettere a tacere si usano, invece degli 'editti bulgari', i tribunali in una collusione di fatto con i comportamenti di coloro di cui ti fidavi; comportamenti tecnicamente ineccepibili, ma moralmente assai meno.
Questa è censura contro la tenacia e il coraggio dei pochi giornalisti ancora disposti a dire il vero, operata da parte di chiunque venga colto nel malaffare, attuata da costoro per mezzo delle minacce legali e di fatto permessa dal comportamento degli editori.
Gli editori devono difendere i loro giornalisti che rischiano per il pubblico interesse, e devono impegnarsi a togliere le clausole di manleva dai contratti che, lo ribadisco, siamo obbligati a firmare per poter lavorare.
Infatti oggi in Italia sono gli avvocati dei gaglioffi, e gli uffici affari legali dei media, che di fatto decidono quello che voi verrete a sapere, giocando sulla giusta paura di tanti giornalisti che rischiano di rovinare le proprie famiglie se raccontano la verità.
Questo bavaglio ha e avrà sempre più un potere paralizzante sulla denuncia dei misfatti italiani a mezzo stampa o tv, di molto superiore a quello di qualsiasi politico o servo del Sistema.
Paolo Barnard
http://mediazione.wordpress.com/2008/02/09/della-coerenza-come-optional/
http://www.mediconadir.it/nadir_informa_4.html
http://www.criticamente.it/Article3587.html
LIBERTA' DI PAROLA ??
NO AL PAPA: LE REAZIONI SULLA STAMPA ESTERA
Gran Bretagna: The Guardian: “Il Papa rinuncia a visita a Università romana dopo forti proteste contro il suo punto di vista su Galileo e la scienza”. “La polemica è senza precedenti in un Paese dove le critiche alla Chiesa cattolica sono di solita in sordina.
Germania: Die Weit: “Il Papa ha ceduto alle pressioni e ha fatto sapere che manderà il suo discorso per posta. Uno schiaffo che l’Italia laica in questo modo non aveva ancora mai ricevuto”.
Spagna: El Pais: “Le proteste obbligano il Papa a cancellare la sua visita. Molti rappresentanti del mondo intellettuale laico italiano si erano pronunciati in favore della visita del pontefice”. Spagna: La Razon: “Un gruppo di professori afferma erroneamente che il Papa appoggiò la condanna di Galileo. La Manipolazione di un discorso di 17 anni fa del Pontefice ha provocato la reazione irritata degli universitari”.
Brasile: Globo: “Il Papa cancella visita a università dopo proteste. L’incidente acuisce il dibattito in Italia sul ruolo della Chiesa nella società laica, mentre Prodi accusa i manifestanti di censura”.
Argentina: Clarin : “Alunni e professori obbligano il Papa a cancellare la sua visita sostenendo che il Pontefice attacca l’autonomia della scienza”.
Usa: New York Times: “Papa Benedetto XVI in un raro gesto di arrendevolezza alla protesta, ha cancellato il discorso per la prestigiosa Università La Sapienza. In seguito all’opposizione di professori e studenti che sostengono che il Papa è ostile alla Scienza”. Usa: Los Angeles Times: “Benedetto è un grande intellettuale che ha enfatizzato l’importanza della ragione nella pratica della fede. Tuttavia sostiene anche che l’evoluzione è il prodotto di un creatore divino”.
http://www.iniziativameridionale.it/index.asp?IdSezione=8&IdArticolo=1504