
CHI DIFENDE I CITTADINI DALLE LOBBY ?!??!
SCORRETTEZZA BANCARIA
L'Antitrust sulla Portabilità mutui, ecco le 10 banche sotto inchiesta
L'Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha aperto dieci istruttorie nei confronti di altrettante banche sulla portabilità dei mutui. Lo ha annunciato il presidente Antonio Catricalà, nel corso di un intervento al Forum della P.A. Le istruttorie nei confronti degli istituti di credito sono state aperte per "pratica commerciale scorretta".
Catricalà non ha detto di quali banche si tratta. Tuttavia, da fonti proprie, Repubblica ha appreso che tra le banche nei confronti delle quali è stato aperto il procedimento ci sono Unicredit Banca di Roma, Bipop Carire, Banco di Sicilia (tutte del medesimo gruppo), Intesa San Paolo, Bnl, Monte dei Paschi di Siena, Antonveneta, Deutsche Bank, Ubi Banca, Banca Popolare di Milano, Banca Sella, Carige.
"Questa legge sulla portabilità dei mutui è rimasta inattuata - ha spiegato Catricalà - Abbiamo notizia di rinunce a cambiare solo a causa dei costi e abbiamo denunce di cittadini perché le banche negano la surrogazione e propongono un contratto analogo con costi insormontabili. Abbiamo evidenza che questo sia vero e abbiamo raccolto prove sufficienti su dieci banche e abbiamo aperto dieci istruttorie".
Il provvedimento dell'Authority, spiega il presidente di Altroconsumo Paolo Martinello, è stato adottato quindici giorni fa anche sulla base del dossier presentato alcuni mesi fa dalla stessa associazione dei consumatori, e potrebbe sfociare a breve in una censura nei confronti delle stesse banche indagate: "L'Autorità potrebbe adottare d'urgenza un provvedimento di divieto di proseguire a praticare queste pratiche sleali, è una prima iniziativa che l'Antitrust aveva annunciato di avere all'esame per inibire alle banche la continuazione di questo comportamento", dice Martinello.
Altroconsumo ha inviato all'Authoriy un'ampia documentazione sulle pratiche illegittime delle banche: "Dalla nostra indagine, effettuata su 40 sportelli tra Roma e Milano - ricorda Martinello - risultava che circa il 50 per cento delle banche non offriva prodotti di surroga e l'altra metà, nove su 10, offriva la surroga a costi illegittimi: tra commissioni bancarie e spese notarili si va da 280 a circa 2500 euro. Solo 2 banche rispettavano pienamente la legge. Quando abbiamo avuto notizia dell'apertura dell'istruttoria, abbiamo mandato all'Antitrust tutte le segnalazioni che abbiamo ricevuto dai nostri associati, svariate centinaia".
Denunce sulla scorrettezza dei comportamenti delle banche sono arrivate anche da altre associazioni dei consumatori, tra le quali Adiconsum, Federconsumatori e Adoc, che plaudono all'iniziativa di Catricalà: "E' un costume, ormai consolidato nel tempo, di arroganza e di vessazione continua nei confronti dei cittadini utenti". Mentre il presidente di un'altra associazione, il Codacons, Carlo Rienzi, rileva: "I comportamenti scorretti delle banche che non applicano le disposizioni previste dalle liberalizzazioni introdotte dal pacchetto Bersani, hanno prodotto un danno ai correntisti pari a 5,9 miliardi euro".
La portabilità del mutuo, introdotta dal pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni, consiste nella possibilità per gli utenti delle banche di sostituire il proprio mutuo con uno meno oneroso a costo zero. La surroga (cioè lo spostamento dell'ipoteca da una banca all'altra) per legge dovrebbe avvenire gratuitamente. Eppure, nonostante anche l'Associazione Bancaria Italiana abbia ammesso che per gli utenti non debba esserci alcun onere economico, sono ancora tante le banche che rifiutano di prendersi in carica un vecchio mutuo stipulato con un istituto concorrente.
E intanto oggi il Consiglio nazionale dei Notai assieme a un nutrito gruppo di associazioni dei consumatori ha annunciato la pubblicazione della seconda 'Guida per il cittadino. Mutuo informato', che si pone l'obiettivo di aiutare a scegliere in maniera consapevole tra i tanti strumenti creditizi a disposizione.
http://www.repubblica.it/2007/11/sezioni/economia/banche/mutui-istruttoria/mutui-istruttoria.html
LA PIOVRA DELLE BANCHE SULLA GIUSTIZIA
Le principali banche hanno infatti costituto apposite società denominate "Asteimmobili", nei principali Tribunali (Roma,Milano,Genova,ecc.), con la finalità di chiudere il cerchio quando i tartassati e maltrattati utenti non hanno la possibilità di adempiere alle obbligazioni,specie su mutui e prestiti. Abi e banche si sono quindi ritrovate ben presto, con personale impiegato nella società costituita “Asteimmobiliari” a fare lavoro di cancelleria come altri pubblici ufficiali (con la non piccola differenza di non essere entrati per concorso e di non aver dovuto "prestare giuramento di fedeltà" allo Stato) in gangli alquanto delicati come le esecuzioni immobiliari, le procedure fallimentari, gli uffici dei giudici di pace, le corti d'appello sia civili che penali, le stesse procure.
Le precedenti società che svolgevano questo delicato lavoro, come Data Service ed Insiel, sono state sostituite dalla Asteimmobili Servizi spa con sede sociale presso l'A.B.I. (via delle Botteghe Oscure 46 di Roma) e come soci un pool di banche,quali Intesa San Paolo S. p. A., SI TE BA S. p. A., UGC Banca (Gruppo Unicredit), ICCREA Holding, Banca Monte Paschi di Siena, Credit Servicing, Banca Sella, Banco di Desio, Banca Carige, Banca Popolare di Verona e Novara, Interhol 2001 s.r.l., Banca del Piemonte, Bipielle S.G.C., Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Banca Popolare di Lajatico, Banca Popolare di Sondrio; per aver offerto un invidiabile vantaggio competitivo imbattibile,ossia la gratuità del servizio offerto.
Come mai imprenditori taccagni e vessatori come le banche, dovrebbero offrire prestazioni di servizio gratuite allo Stato? Per chiudere il cerchio,essendo la Asteimmobili di proprietà dell'Abi, e delle banche,che avrebbero investito 3,5 milioni di euro in questa operazione, con una generosa offerta con la finalità privatistica, come ad es. la trasformazione dei pignoramenti degli immobili (chiesti al 99% dalle stesse banche!) in vendite all'asta; oppure le procedure fallimentari di società (che devono soldi alle banche, altrettanto spesso); l'archiviazione (o no, si potrebbe anche sospettare, visto che non sempre il deposito di un atto processuale di diritto civile prevede rilascio di una ricevuta) degli atti e delle sentenze.
Le banche gestiranno questi servizi con molta più efficienza, ma con minore attenzione per l'interesse pubblico, per la terzietà degli atti della pubblica amministrazione, per i diritti dei vessati cittadini sottoposti ad ogni sorta di abuso da parte degli Istituti di credito,alla stessa stregua di un “Dracula” chiamato a gestire la banca del sangue !
Per questo evidente conflitto di interessi tra gli istituti di credito,che avrebbero il dovere di salvaguardare anche il sudato risparmio investito nelle abitazioni per acquistare la prima casa per abitarci, tutelato dalla Costituzione,e la voracità di banche, non aduse a guardare mai le esigenze dei cittadini ed andare incontro a temporanee esigenze per onorare gli impegni,nel caso di specie con l’allungamento non oneroso della durata dei mutui stessi, i Senatori Di Lello, Casson (ex magistrati penali),Bordon,hanno presentato una interrogazione parlamentare al Governo e l’Adusbef,in esposti denunce alle Procure di Milano,Roma e Genova,ha chiesto di aprire un’indagine nei confronti dei legali rappresentanti di ABI- associazione bancaria italiana e di Intesa Sanpaolo S.p.A.,SI TE BA S.p.A.,UGC Banca (Gruppo Unicredit), ICCREA Holding,Banca Monte Paschi di Siena, Credit Servicing, Banca Sella, Banco di Desio, Banca Carige,Banca Popolare di Verona e Novara, Interhol2001 S.r.l., Banca del Piemonte, Bipielle S.G.C.,Banca Popolare di Milano, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banca Popolare di Puglia e Basilicata, Banca Popolare di Lajatico, Banca Popolare di Sondrio e ministro della Giustizia pro-tempore, quantomeno per il delitto di cui all’art. 416 c.p., per il compimento di atti di cui agli artt.374 (Frode processuale), 377 (intralcio alla giustizia), 476 ( falso materiale commesso da pubblico ufficiale), 479 (falso ideologico commesso da pubblico ufficiale), 490 (soppressione, distruzione o occultamento di atti veri), 491 bis ( falso in documenti informatici), o i subordine 340 cp (interruzione o turbativa di ufficio o servizio pubblico).
Si chiede altresì, ove siano accertate delle interessenze tra i contraenti, di procedere per i delitti di cui agli artt.. 319 (corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio), 319 ter (corruzione in atti giudiziari) e per ogni altra fattispecie accertanda.
http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=6079&T=A
MAFIA. FORGIONE: BANCHE, LA PIU' GRANDE RETE DI CONNIVENZA.
Le banche rappresentano la rete più estesa della connivenza con gli interessi finanziari della mafia. I soldi vengono ripuliti lì. Ne è convinto Francesco Forgione, presidente della commissione Antimafia, in una intervista a Sintesi Dialettica.
"La politica - spiega Forgione - non ha avuto la forza di approvare una buona legge come quella sull'anagrafe dei conti correnti - legge Mancino del 1993, mai applicata in 15 anni. Da qui, quando si arresta un mafioso e gli si vogliono congelare subito i conti correnti, il mafioso, o l'amministratore del mafioso, ha tutto il tempo per svuotarli e movimentarli via internet in uno dei tanti paradisi fiscali del pianeta. Noi non abbiamo neanche la possibilità, attraverso l'anagrafe dei conti correnti e l'anagrafe degli immobili, di capire anche gli spostamenti di proprietà e le movimentazioni catastali. Manca, quindi, la possibilità di intervenire proprio lì dove si concentra il potere mafioso".
Insomma, per il presidente della commissione Antimafia il ruolo delle banche è centrale. Per Forgione, dunque, è necessario aggredire "il santuario del mercato", altrimenti non si possono sconfiggere le mafie.
"100.000 milioni di euro all'anno è l'ammontare di movimentazione delle mafie di cui almeno il 60% entra nell'economia legale - dice ancora -. Da qui si apre il problema della rintracciabilità dei flussi e dei patrimoni. Le mafie non hanno più la coppola e la lupara dei film in bianco e nero. Hanno capito che investire in patrimoni è rischioso per cui "finanziarizzano" le loro attività. E per colpire questo livello di "finanziarizzazione" e intercettarne i flussi, bisogna aggredire il sistema bancario".
http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazionale_n_2509279.html?ref=hpsbdx1
USURA BANCARIA E PUBBLICITA' INGANNEVOLE
Da Segreteria Prefetto Raffaele Lauro
A Antonio Giangrande
Associazione Contro Tutte le Mafie
Via Piave, 127 Avetrana (TA)
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Il Commissario straordinario del Governo
per il coordinamento delle iniziative
antiracket ed antiusura
Prot. n. 1877/ AR-1
Roma, 27 giugno 2007
Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato
Piazza G. Verdi, 6/a
00198 ROMA
Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali
Piazza di Montecitorio, 121
00186 ROMA
Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni
Via delle Muratte, 25
00187 ROMA
Banca d'Italia
Via Nazionale, 91
00184 ROMA
Procura Nazionale Antimafia
Via Giulia, 52
00186 ROMA
Comando Generale della Guardia di Finanza
Viale XXI Aprile, 51
00162 ROMA
OGGETTO: Richiesta del Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket ed Antiusura all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per l'apertura del procedimento, di cui all'art. 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 2003, n. 284 e agli artt. 19 e seguenti del Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, per presunta pubblicità ingannevole nei confronti degli intermediari finanziari.
Il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket ed Antiusura inoltra richiesta d'intervento all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, ai sensi dell'art. 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 2003, n. 284 e degli artt. 19 e seguenti del Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, per presunta ingannevolezza della pubblicità posta in essere dagli operatori finanziari di seguito indicati, avendone interesse in relazione ai compiti istituzionalmente demandategli per il contrasto al racket e all'usura.
Il Commissario Straordinario, poiché la richiesta investe anche competenze istituzionali di altre Autorità ed Enti, ritiene di indirizzare la presente anche all'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, in ordine ad eventuali violazioni delle norme poste a tutela della privacy, all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, in ordine ad eventuali violazioni della trasparenza nelle comunicazioni, alla Banca d'Italia, per i profili di vigilanza e di controllo, alla Procura Nazionale Antimafia e alla Guardia di Finanza, per quanto attiene all'attività di antiriciclaggio.
Dal novembre 2006 al giugno 2007 si sono tenute, nelle Prefetture dei Capoluoghi di Regione, le Conferenze Regionali dei Prefetti e delle Forze dell'Ordine, autorizzate dal Ministro dell'Interno, on. Giuliano Amato, e presiedute dal Sottosegretario di Stato, on. Ettore Rosato, con la partecipazione del Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket ed Antiusura, per l'esame collegiale ed il monitoraggio delle attività antiracket ed antiusura per gli anni 2006-2007.
Nel corso di tali Conferenze e di altri incontri pubblici sono state rivolte, segnatamente dalla Consulta Nazionale Antiusura, dalle Fondazioni Antiusura, dai Confidi e dalle altre Associazioni antiracket e antiusura, all'on. Sottosegretario e al Commissario Straordinario, allarmate denunzie verbali con produzione di documentazione sulla presunta pubblicità ingannevole ad opera degli intermediari finanziari, che si trasmette nell'allegato dossier, che costituisce parte integrante della presente richiesta, con particolare riferimento alle pagg. 1,2,3,4,8,9,10,11,75, 76,81,92,96,99, 100, 103, 104, 107, 109 e 122.
La pubblicità ingannevole si inserisce, in particolare, nell'ambito della patologia usuraria che investe, sull'intero territorio nazionale, le piccole e medie imprese e le famiglie, talvolta coincidenti con le aziende, e viene alimentata da situazioni generalizzate di sovraindebitamento, collegate sia ad eventi straordinari di spesa dei nuclei familiari (come mutui, lutti, malattie, sponsali ed altro), sia alla crescente destinazione di parte dei redditi personali e familiari (stimata intorno al 20%) a consumi voluttuari, come vacanze anche all'estero, acquisto di autovetture assai costose, giochi aleatori di vario genere, lotterie e pronostici.
E' da notare che la patologia dell'usura, collegata sistematicamente alle pratiche estorsive e al racket, rappresenta nelle Regioni meridionali e in qualche zona del Centro-Nord uno strumento fondamentale delle criminalità organizzate per il controllo del territorio, per la provvista finanziaria senza interessi, per l'intimidazione delle popolazioni, per l'infiltrazione nelle imprese, per l'estensione della "zona grigia" e per l'attrazione di imprenditori e commercianti nei circuiti illegali. Il tutto affiancato dal riciclaggio del denaro sporco, proveniente dal traffico e dallo spaccio degli stupefacenti, con minaccia permanente all'economia sana della Nazione e con rilevante pregiudizio alla competitività internazionale del Sistema-Paese.
Sulla crescente domanda di denaro per consumi aleatori ed effimeri si innesta l'offerta da parte dei vari soggetti del mercato finanziario (intermediari, promotori, mediatori ed agenti finanziari), i quali martellano un tessuto sociale bisognoso ed assetato di denaro, con una propaganda assillante che offre piccoli prestiti, fideiussioni e cessioni del quinto dello stipendio.
Tutto ciò amplifica il ricorso da parte dei consumatori inadempienti al mercato illecito dell'usura e restringe notevolmente, se non addirittura impedisce, la loro partecipazione al mercato legale del credito, nel quale sono emerse - come sottolineato dal Vice Direttore Generale della Banca d'Italia, dottor Giovanni Carosio, nell'audizione del 27 marzo 2007 presso la 2^ Commissione Permanente Giustizia del Senato della Repubblica - carenze nei meccanismi di funzionamento del Fondo di prevenzione, nel complesso riconducibili a differenze nell'utilizzo a livello territoriale, oltre che alle difficoltà dei soggetti protestati di accedere al credito.
Aggiunge il Vice Direttore Generale che un maggiore coordinamento delle iniziative in materia potrebbe realizzarsi con la stipula del nuovo "Accordo - quadro nazionale", in corso di definizione presso il Ministero dell'Interno con l'acquisizione dei pareri e dei suggerimenti che pervengono da tutti i soggetti, pubblici e privati, interessati, al fine ultimo di fissare le linee guida delle convenzioni locali ed assumere gli occorrenti interventi correttivi sui finanziamenti garantiti dai Fondi antiusura.
Del resto, nello stesso intervento alla Commissione Giustizia del Senato, il Vice Direttore Generale auspica una revisione del meccanismo dei tassi soglia previsto dalla legge n. 108/1996, che talvolta avrebbe avuto, secondo la Banca d'Italia, effetti distorsivi tra categorie di finanziamento e di intermediari, con restrizione dell'offerta di credito alle fasce di clientela a maggior rischio e più esposta all'usura.
Si ritiene di sottolineare in proposito come il medesimo Vice Direttore Generale riconosca che, nel campo della cessione del quinto dello stipendio e nel credito finalizzato all'acquisto di beni durevoli, l'esistenza di convenzioni con gli enti erogatori (che sono intermediari e non bancari) o con gli esercenti, crea segmentazioni di mercato che ostacolano la concorrenza e che un onere rilevante ed improprio è determinato dai compensi di mediazione, in quanto non limitati dalla vigente disciplina dei tassi soglia.
Anche dalle "Considerazioni Finali" del Governatore della Banca d'Italia, dottor Mario Draghi, all'Assemblea Ordinaria dei Partecipanti del 31 maggio 2007, si traggono spunti di carattere generale per l'attuazione di un nuovo corso nello specifico settore in esame.
Si auspica, in particolare, la liberalizzazione dei mercati dei servizi, specie in considerazione delle ricadute positive sul benessere dei consumatori, la regolamentazione nuova e più avanzata del comparto dei servizi pubblici locali, il freno alle manchevolezze ed ai ritardi della giustizia, la realizzazione delle opere necessarie alla modernizzazione del Paese, la diminuzione della pressione fiscale e la riduzione della spesa pubblica.
Di fronte agli effetti positivi della concentrazione bancaria degli ultimi tempi, prodromici di quelli che deriveranno dall'adozione nel 2008 da parte di tutte le banche italiane dei criteri di Basilea II, la Vigilanza sarà sempre più impegnata ad assicurare la proporzionalità delle dotazioni patrimoniali all'intensità dei rischi-e all'accuratezza dei metodi di gestione, stante la rilevata maggiore perdita sui crediti da parte delle banche italiane rispetto alla media europea.
In questo quadro la Banca d'Italia ha avviato un processo di rivisitazione dell'intera normativa sulla vigilanza, con l'obiettivo di ridurre il numero dei provvedimenti autorizzativi all'esercizio delle varie attività di carattere bancario e finanziario.
Ciò in quanto la Banca d'Italia, ritenendo la fiducia del pubblico essenziale per la solidità delle banche, controlla continuamente il rispetto delle regole di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari ed attua capillari verifiche presso gli intermediari, al fine ultimo di migliorare gli standard di comportamento nei riguardi della clientela, con aziende sempre più forti e pronte ad offrire servizi più ampi e a costi inferiori.
Tra le attività finanziarie si inserisce il credito al consumo, che comprende ogni forma di finanziamento o altra facilitazione di pagamento messa a disposizione del consumatore da un soggetto professionale per l'acquisto di beni o servizi destinati all'uso privato.
Il credito al consumo può assumere le forme del credito rateale (con piano di rimborso definito e rate quantificate sin dall'origine) o delle aperture di credito rotativo (revolving credit), che consistono nella messa a disposizione del consumatore di una somma di denaro, da utilizzare a sua discrezione mediante l'uso di una carta di credito o mediante richiesta alla banca o finanziaria di una somma di denaro, con il solo vincolo della restituzione, in entrambi i casi, a mezzo di una rata mensile minima.
La materia è regolata da due Direttive comunitarie, che sono state recepite nel T.U.L.B. e che si propongono di controllare le informazioni acquisite dal consumatore prima della conclusione dell'operazione economica, di distribuire il rischio dell'operazione tra i soggetti che prendono parte alla vicenda
negoziale (banche, intermediari finanziari iscritti nell'Albo presso l'Ufficio Italiano Cambi, soggetti autorizzati alla vendita di beni o servizi nelle forme di dilazione dei pagamenti) e di definire le modalità e le dinamiche del rapporto.
E' in corso di elaborazione la III Direttiva comunitaria, che prevede regole più restrittive. Sul testo vi è l'accordo del Consiglio EU. La decisione finale, con l'accordo del Parlamento europeo, è attesa per la fine dell'anno. È al lavoro una speciale Commissione, presso il Ministero dell'Economia e delle Finanze per poter anticipare alcune parti degli standard fissati dalla Direttiva.
Anche la cessione del quinto dello stipendio è disciplinata dalla normativa sul credito al consumo.
Detta cessione consiste nel prestito di una somma di denaro da estinguersi con cessione di quote dello stipendio o salario fino al quinto dell'ammontare degli emolumenti valutati al netto delle ritenute fiscali; le rate del rimborso vengono trattenute sulla busta paga dal datore di lavoro del dipendente pubblico o privato e versate all'ente finanziatore (banca o intermediario finanziario, iscritto all'Albo presso l'U.I.C.).
La normativa sulla cessione del quinto è stata recentemente estesa ai pensionati ed ai lavoratori atipici.
E' previsto un tasso di interesse fisso - espresso dal T.A.N. (tasso annuale nominale) e dal T.A.E.G. (tasso annuale effettivo globale) - ed un rimborso con rate mensili costanti, composte da una quota di interessi decrescente ed una quota capitale crescente, con l'obbligo della stipula delle polizze assicurative rischio vita e rischio impiego.
Il credito al consumo, quindi, è in forte aumento e, per assicurarne uno sviluppo positivo sulla crescita economica del Paese, occorre garantire trasparenza ed integrità, oggi parzialmente carenti.
La trasparenza può essere aumentata attraverso l'onnicomprensività del T.A.E.G., la massima pubblicità di tutti gli elementi inerenti i costi, il diritto di recesso entro 14 giorni dalla stipula del contratto e la responsabilità congiunta del finanziatore e del venditore per mancata consegna e vizi del bene venduto.
Con riferimento all'integrità, va osservato come alcune categorie di operatori creditizi si siano rivelati vulnerabili alla criminalità. Si tratta dei soggetti iscritti ai tre registri, tenuti dall'U.I.C.. La normativa attuale non dà tuttavia adeguati poteri all'U.I.C. per assicurare un controllo adeguato sulle loro attività, come, ad esempio sulle concessioni di fideiussioni, dietro le quali spesso si possono annidare operazioni di riciclaggio.
L'integrità può essere migliorata mediante una nuova e più precisa regolamentazione dei requisiti soggettivi occorrenti per l'iscrizione nel registro di cui all'art. 106 del T.U.L.B. (che oggi vanta circa 1.700 iscritti), un aumento dei requisiti minimi di capitale e patrimoniali degli intermediari finanziari, l'eliminazione della possibilità di concedere garanzie/fideiussioni oppure, con massimali peraltro bassi, la limitazione delle garanzie alle imprese iscritte nel registro speciale, di cui all'art. 107 del T.U.L.B., la previsione di sanzioni amministrative in aggiunta alla cancellazione dal registro, la creazione della categoria particolare dei "money transfer". Occorre altresì una completa e chiara disciplina dei circa 120.000 mediatori ed agenti finanziari iscritti nei due appositi registri tenuti presso l'U.I.C., per i primi dei quali (mediatori) occorre ridurne il numero, previa introduzione di criteri più selettivi per l'iscrizione all'Albo, assicurarne l’indipendenza dalle banche, attuarne la trasparenza dell'operato, aumentare i requisiti, prevedere l'obbligo di rendere noti gli intermediari di cui si offrono i prodotti e comprendere nel prezzo dei prodotti la commissione di mediazione, mentre per i secondi (agenti) occorre migliorarne il livello professionale e dare loro una precisa qualificazione professionale, agevolarne il controllo, demandare la tenuta del registro ad una associazione di agenti e, infine, permettere loro di operare solo su mandato di una banca o finanziaria, che diviene responsabile del loro operato.
Nel soffermare ancora l'attenzione sui soggetti operanti in campo finanziario, si può sinteticamente precisare che l'attività di concessione di finanziamenti viene svolta da:
l) banche;
2) intermediari finanziari;
3) promotori;
4) mediatori;
5) agenti in attività finanziaria.
Concentrando l'attenzione sulle ultime tre figure, che individuano un'attività di collaborazione esterna a quella bancaria e finanziaria, disciplinata, peraltro, da una normativa frammentata e complessa, si impone una attenta revisione normativa, soprattutto per i mediatori e gli agenti.
In particolare, l'esiguità dei requisiti di professionalità richiesti per tali soggetti, di numero assai elevato (circa 120.000 per le due ultime categorie), unita all'assenza di effettivi poteri di controllo, fa sorgere dubbi sulla previsione di albi, elenchi, che possono tradursi in "patenti di legalità" di soggetti di cui si conosce ancora poco.
Le criticità maggiori, quindi, riguardano i mediatori e gli agenti, in quanto i promotori prestano la loro opera essenzialmente nel campo dei servizi di investimento.
Il primo problema che si pone è quello dell'eccessivo valore percentuale dei tassi di interesse effettivi globali medi, come accade per i prestiti contro cessione del quinto dello stipendio.
Una soluzione potrebbe essere l'accorpamento di alcune categorie di operazioni o meglio di classi di importo, come potrebbe avvenire, ad esempio, per i vari importi nelle cessioni del quinto dello stipendio.
Altro problema è quello del numero esorbitante dei mediatori e degli agenti, che comporta anche l'impossibilità di effettuare una seria e programmata attività di controllo, che attualmente dovrebbe essere svolta dall'U.I.C, il quale appare prossimo ad essere integrato nel sistema di vigilanza della Banca d'Italia.
Controlli insufficienti si riscontrano anche nei confronti degli intermediari finanziari assoggettabili al controllo dell'U.I.C. per le verifiche, a norma dell'art. 106 del T.U.L.B. ed a quello della Banca d'Italia per le ispezioni ai sensi dell'art. 107 dello stesso T.U.L.B.
La soluzione deve essere normativa con le previsioni di requisiti professionali più rigorosi di termini di durata delle iscrizioni nell'Albo e nell'elenco di tre anni, in analogia alla disciplina dei broker assicurativi e alla recente proposta di modifica del regolamento relativo alla tenuta degli elenchi prefettizi delle Associazioni antiracket ed antiusura, di delega dei controlli ad altre Autorità (ad esempio la Guardia di Finanza), con un più ampio ventaglio di sanzioni amministrative e, infine, per quanto attiene ai controlli nei confronti degli intermediari ex art. 106 del T.U.L.B., di rafforzamento dell'organico dell'U.I.C. e di previsione del potere di ispezione, anche con la collaborazione di altre Autorità, come la Guardia di Finanza.
Va rilevato, in particolare, come l'azione pubblicitaria di molti operatori creditizi sia intesa a "catturare" soggetti già in gravi condizioni economiche, ricorrendo ai meccanismi del porta a porta, alle inserzioni pubblicitarie sulla stampa quotidiana (specie quella gratuita), al volantinaggio, con il richiamo di testimonial famosi, sulle auto in sosta e ai messaggi personalizzati sui cellulari, che appaiono, per le modalità, anche una violazione della privacy.
Risulta evidente che tali finanziarie facilitano prestiti specie ai soggetti che si indebitano per saldare altri debiti, in un circolo vizioso che rischia di alimentare il sovraindebitamento e l'usura, creando masse crescenti di nuovi poveri, con particolare e conseguente disgregazione dei nuclei familiari.
I messaggi di questa pubblicità esasperante e martellante appaiono quasi sempre ingannevoli, perché, come avviene per la cessione del quinto dello stipendio, promettono ai lavoratori dipendenti con la sola busta paga, senza garanzie, anche se onerati da protesti o altri prestiti, la rapida erogazione di somme di denaro a 60 o a 120 mesi.
La propaganda sulla velocità e sulla economicità dell'erogazione, a fronte di soggetti particolarmente deboli, porta spesso all'omissione di informazioni, non solo sul T.A.N. (Tasso Annuo Nominale), ma soprattutto sul T.A.E.G. (Tasso Annuo Effettivo Globale) che nasconde onerosissimi costi di finanziamento, di cui le persone non sono assolutamente consapevoli.
Si rammenta che, per legge, i contratti di finanziamento devono indicare chiaramente sia il T.A.N. che il T.A.E.G ..
Questi tassi, infatti, sono molto discordanti tra loro, in quanto il T.A.N. si aggira normalmente tra il 4-6% annuo, mentre il T.A.E.G. è arrivato, negli anni scorsi, sistematicamente, fino al 30% per finanziamenti tuttora in essere.
Il potenziale cliente, in genere di esigue disponibilità economiche ed in carenza di liquidità, viene allettato attraverso l'indicazione pubblicitaria sulla misura del T.A.N., unita alle assicurazioni in ordine alla rapidità e facilità di erogazione. Trova "assistenza" attraverso molti canali: in particolare, a mezzo intermediari, che a loro volta percepiscono percentuali sulla base di ogni finanziamento, a mezzo sportelli locali o addirittura a mezzo filo sulla base di numeri telefonici diretti con la sede centrale. Riceve dei moduli "quasi sempre non compilati" che sottoscrive e restituisce, ricevendone assegno circolare recante l'importo del finanziamento concesso.
Quasi sempre l'interessato in questione ignora totalmente la misura del T.A.E.G. e scopre solo successivamente l'onerosità dell'obbligazione assunta, a volte ammontante a migliaia di euro.
Tali gravami non soltanto non trovano riscontro in analoga prassi bancaria - che per operazioni del genere richiede al massimo qualche centinaia di Euro - ma non possono avere il conforto di accettabili giustificazioni. Ciò vale, in particolare, per quei finanziamenti le cui rate di pagamento sono già garantite dalla trattenute effettuate sullo stipendio direttamente presso il datore di lavoro del finanziato.
In altre parole, gran parte degli operatori creditizi fanno figurare tali elevate voci di costo, unilateralmente imposte, in misura inaspettata ed incontrollabile da parte dell'interessato, e sulla cui ragion d'essere alla luce dell'analisi delle garanzie acquisite non possono non avanzarsi riserve e perplessità.
Si fornisce un esempio esplicativo:
Analisi di concreto finanziamento tipo del settore, con prospetto di liquidazione.
Rimborso in 120 rate mesi.
Importo lordo della cessione
euro 27.960,00
Interessi nominali (T.A.N. 5,50%)
euro 6.490,55
Saldo da erogare
Sub totale
euro 21.469,45
Commissioni
euro 482,34
Commissioni accessorie
euro 4.753,20
Spese
euro 250,00
Premio polizza
euro 1.573,78
Totale spese
euro 7.059,32
Saldo al cedente (importo effettivamente erogato) Euro 14.410,13 Erogazione in data 1/6/2006 del netto di Euro 14.410,13 a 120 mesi con rata mensile di Euro 233,00
T.A.N.5,5% T.A.E.G. 16,15%
Riassumendo, l'interessato che si obbliga a farsi addebitare l'importo della rata direttamente sugli emolumenti mensili presso il datore di lavoro presenta, con tale ben valida garanzia di rimborso, un ridottissimo coefficiente di rischio d'insolvenza.
Tuttavia, viene costretto a pagare irrevocabilmente ben Euro 7.059,32 oltre gli interessi. E' appunto detto importo che fa lievitare il tasso T.A.N. 5,50 al T.A.E.G. 16,15. Inoltre, il T.A.E.G. risulta del 16,15 soltanto nell'ipotesi che lo stesso sia spalmato in tutto l'arco della durata decennale del piano di ammortamento in questione. Se, ad esempio, venisse richiesta l'estinzione anticipata, poiché la somma di Euro 7.059,32 non viene comunque rimborsata, il tasso di rimborso salirebbe ben oltre i limiti di usura:
dopo 6 mesi: capitale da rimborsare Euro 20.652,52+ rate pagate per Euro 1.398,00 con T.A.E.G. intorno al 60%;
dopo 1 anno: capitale da rimborsare Euro 19.812,86+ rate pagate per Euro 2.796,00 con T.A.E.G. intorno ai 55%;
dopo 5 anni: capitale da rimborsare Euro 12.197,81 + rate pagate per Euro 13.980,00 con T.A.E.G. intorno al 25%.
In altre parole, se il finanziato chiedesse di estinguere il contratto di cessione del quinto dello stipendio anticipatamente dopo ben quattro anni dall'erogazione, il medesimo dovrebbe ancora corrispondere in un'unica soluzione l'intero capitale a suo tempo ricevuto (per la precisione Euro 14.410,13) dopo aver pagato ben 48 rate per complessivi Euro 11.184, i quali, oltre ovviamente a pagare l'ammortamento secondo la misura degli interessi T.A.N., sono serviti a pagare le varie commissioni e spese per Euro 7.059,32, che costituiscono un lucrosissimo introito dell'operatore creditizio che non ritiene di potersi accontentare del T.A.N..
Sarebbe necessario, quindi:
- obbligare la pubblicità a ben evidenziare sempre il T.A.E.G. in luogo del T .A. N .;
- e/o imporre che il T.A.E.G. debba essere maggiorato in misura contenuta rispetto al T.A.N. (ad es. non oltre il 20%); inoltre che in ipotesi di estinzione anticipata le cosiddette "commissioni" debbano essere proporzionalmente ridotte, in modo da contenere sempre il T.A.E.G. nella misura indicata nel contratto di finanziamento: ad esempio nella indicazione di rimborso anticipato, di cui innanzi, dopo 6 mesi, onde mantenere il T.A.E.G. nel 16,15% le commissioni dovrebbero essere ridotte a circa Euro 900 (e non mantenute nella misura di Euro 7.059,32 come in effetti attualmente l'operatore creditizio impone);
- e/ o poiché, peraltro, i T.A.E.G. praticati da detti operatori risultano molto più elevati di quelli praticati dal sistema bancario per finanziamenti similari, legare il T.A.E.G. max consentito alle finanziarie ad una misura proporzionata a quelli della media bancaria (a titolo indicativo non oltre 120%); più esplicativamente se le rilevazioni sui limiti dei tassi di usura dovessero indicare che la media dei tassi praticati dalle banche per finanziamenti chirografari della specie è del 7%, non dovrebbe essere consentito agli operatori creditizi di praticare un T.A.E.G. superiore al 7% X 120/100 (pari, quindi, all'8,4%).
Tutto ciò premesso, il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket e Antiusura chiede all'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato l'apertura del procedimento previsto dall'articolo 2 del Decreto del Presidente della Repubblica 11 luglio 2003, n. 284 e dagli artt. 19 e seguenti del Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206, per presunta pubblicità ingannevole nei confronti degli intermediari finanziari indicati.
Il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative . Antiracket ed Antiusura invia, inoltre, la richiesta:
all'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali, per gli eventuali adempimenti inerenti a violazioni delle norme poste a tutela della privacy;
all'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, per gli eventuali adempimenti inerenti a violazioni della trasparenza nelle comunicazioni;
alla Banca d'Italia, per i profili di vigilanza e di controllo, presenti e futuri;
alla Procura Nazionale Antimafia e al Comando Generale della Guardia di Finanza, per quanto di interesse in merito all'attività di antiriciclaggio.

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