INTERVISTA SULL'ASSOCIAZIONE

D. - Perché l’Associazione (storia, motivazioni) ?

R. - "In Italia urge il bisogno di ribellarsi alle ingiustizie. Si ha l'esigenza di trovare qualcuno che ti ascolta e che sia dalla parte del più debole. Oggi non esiste Istituzione o Associazione, che, di fatto, tuteli, contro tutti i poteri forti, i diritti dei disabili, dei disoccupati, dei carcerati, delle vittime dei reati. L'associazione è nata nel 2004 per questo: denunciare penalmente i responsabili delle sopraffazioni e denunciare pubblicamente le omissioni e le omertà. Tutto questo senza favoritismi ed impunità. Sempre e comunque a favore delle vittime. Per le sue degne finalità ha valenza istituzionale, essendo iscritta presso la Prefettura di Taranto come associazione antimafia. Il suo simbolo è la stretta di mani"

D. - Da chi è composta ?

R. - "Dell'associazione fanno parte Magistrati, Professori Universitari, Avvocati, Giornalisti e cittadini di ogni censo. Si sono associati per divenire una unica forte voce di ribellione. Nel denunciare da soli i soprusi subiti sarebbero stati considerati, a torto, pazzi o mitomani."

D. - Quali sono i riconoscimenti ricevuti ?

R. - "Il miglior riconoscimento ricevuto, per chi come noi porta avanti questo tipo di lotta, è il riscontro, pur negativo. Su www.controtuttelemafie.it o su www.malagiustizia.eu  o www.ingiustizia.info vi è la sezione riscontri e parlano di noi. Il rispondere alle nostre istanze o lo spendere il nome dell'Associazione, significa considerarci degni interlocutori."

D. - Chi vi ha aderito ?

R. - "Vi ha aderito chiunque ha occhi per vedere le illegalità, per sentire le istanze di aiuto e la bocca per rompere l'omertà."

D. - Il suo scopo: ottenuto e da ottenere ?

R. - "In seguito alla mia attività ho ricevuto solo ritorsioni: impedimento al lavoro e persecuzioni per reati inesistenti e con violazione del diritto di difesa. Il mio scopo è l'adozione delle nostre proposte di legge, tra cui spicca la previsione obbligatoria del difensore civico amministrativo e del difensore civico giudiziario. Figure, queste, che servirebbero a difendere i cittadini da lobby e caste."

D. - Il finanziamento dell’Associazione ?

R. - "L'associazione è ONLUS. Non riceviamo finanziamenti da nessuno, né gli aderenti pagano alcunché. Le spese e le attività sono tutte a carico del Presidente, pur nella sua indigenza, aiutato dai suoi familiari. A suo carico sono anche le responsabilità per le cose sacrosante che denuncia e che, per molti, devono essere sottaciute."

D. - Cosa chiede ?

R. - "Ai media chiedo di aiutarmi a denunciare una realtà che ai più è sconosciuta, alla politica chiedo l'adozione delle mie proposte di legge, affinché si lasci una società migliore ai nostri figli, ai magistrati chiedo di essere giusti ed equi, rispettosi dei cittadini e della legge, senza impunità per nessuno."

D. - Quanto costa, a livello personale, non tacere su tutti i torti e le ingiustizie? E da dove nasce questa sua determinazione, nonostante il prezzo che si presume stia pagando per questa scelta?

R. - “Vivere in un ambiente dove tutti non vedono, non sentono, non parlano delle ingiustizie, che ci sono, ma che non vengono conosciute, significa essere emarginato ed essere accusato di devianza dalla conformità imperante. A livello personale costa l’essere indicato come mitomane o calunniatore pazzo, da parte di chi combatto e da parte di chi non conosce me e la mia attività. Costa l’essere impedito alla professione forense che si merita di svolgere, o costa l’essere perseguito per reati inesistenti, con impedimento alla difesa, sol perché si combattono i poteri forti. Costa l’essere ignorato dalla maggior parte dei media salentini, quando molti direttori di testate giornalistiche in tutta Italia hanno aderito alla mia associazione e la sostengono dandole la visibilità che si merita. Molti mi dicono perché lo faccio e perché non mi disinteresso delle vittime delle ingiustizie, che spesso sono irriconoscenti. In questo modo, guadagnandoci. Tra le mie inchieste, visibili su www.controtuttelemafie.it o su www.malagiustizia.eu  o www.ingiustizia.info ho provato, tra le altre cose, che tutti i concorsi pubblici sono truccati o truccabili, che in carcere ci stanno i presunti innocenti e che in Italia vi sono stati 4 milioni di errori giudiziari. Io rispondo che lo faccio per i miei figli. Mio figlio con 2 lauree a 22 anni non deve chiedere la raccomandazione per vincere un concorso pubblico e chi è innocente deve esserlo fino a sentenza definitiva, previo giusto processo, che oggi, attraverso gli intrecci perversi tra avvocatura e magistratura non è assicurato. Per questo ho fondato l’Associazione Contro Tutte le Mafie, iscritta presso la Prefettura di Taranto: per informare i cittadini, con fatti provati ed incontestabili, che questa Italia è alla rovescia. Ognuno fa ciò che vuole, con l’aggravante dell’impunità.”

D. - Ma chi è realmente la mafia? Solo chi è prepotente? O anche chi è potente? Oppure ancora per mafia deve intendersi anche chi, col silenzio o a causa del timore, potrebbe finire per essere in un certo senso colluso?

R. - "La mafia non è una entità astratta da usare a fini politici. Cominciamo a combattere il mafioso della porta accanto, quello con il colletto bianco, e non solo il bombarolo, esecutore dei suoi ordini. L’art. 416 bis c.p. rileva che mafiosi sono coloro che associandosi al fine di trarre vantaggio economico o politico, con strumenti illegali attuano la sopraffazione e l’omertà. I Riina, i Provenzano, ecc, sono personaggi che qualcuno ha ingrassato e protetto. Non posso credere che in Italia, personaggi che non sanno scrivere e leggere, possano agire indisturbati nel paese tra i più progrediti al mondo. L’estorsione attuata dai soggetti privati o l’omissione o l’abuso di potere dei soggetti pubblici attua la sopraffazione. I media codardi per paura delle ritorsioni, spesso collusi con questo sistema, attuano l’omertà. Il Presidente Forgione della commissione antimafia e l’alto Commissario Antimafia accusano le banche di essere il collettore delle attività di mafia ed usura. A Catanzaro sono stati promossi il 99% dei candidati agli esami forensi con il Commissario d’esame che dettava la prova scritta. Tutto è rimasto impunito perché i commissari d’esame erano magistrati, avvocati e professori universitari. Da sempre si diventa avvocati con i concorsi truccati, poi si scandalizzano dei test truccati a Bari. Di questo nessuno ne parla, perché tutti i giornali sono sovvenzionati da contributi pubblici elargiti dai politici, che rappresentano le lobby in Parlamento, compresa la lobby bancaria. giudiziaria e forense. A Taranto nessuno parla delle interrogazioni parlamentari  presentate circa l’operato della magistratura in quella città, o come sia potuto succedere che si faccia fallire una città, avendo dato il tempo per farlo.”

D. - Ma lo Stato combatte veramente la mafia?

R. - “Io le rispondo con le parole di Clementina Forleo, magistrato di Francavilla Fontana (BR), operante a Milano: “ STIAMO ATTENTI ALLE ISTITUZIONI, PIU’ CHE ALLA PIAZZA”. La notizia sugli insabbiamenti presso la Procura di Brindisi, presentate dalla Forleo per l’uccisione dei suoi genitori, è stata sottaciuta dai media locali. Nel momento in cui ho pubblicato la notizia sul portale dell’Associazione, alla pagina di Brindisi e Francavilla Fontana, il sito www.associazionecontrotuttelemafie.org è stato oscurato. Il sequestro era infondato per legge, per tempi, per competenza. Il sequestro era pretestuoso in quanto hanno censurato centinaia di pagine per una pagina contestata per il reato di violazione della privacy e non per diffamazione. Atti pubblicabili e riconducibili ad articoli di stampa libera. Il sequestro del sito ha violato la libertà di stampa e ha violato la reputazione di una associazione in prima linea alla lotta alla mafia. Inoltre, io sono stato costretto a rivolgermi alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per l’insabbiamento di oltre 15.000 denunce e ricorsi in tutta Italia. Non basta, sono stato costretto a denunciare per associazione mafiosa i vertici del Consiglio Superiore della Magistratura perché, di fatto, rendono impuniti i magistrati che delinquono. Tutti gli atti sono pubblicati su www.controtuttelemafie.it o su www.malagiustizia.eu  o www.ingiustizia.info Nessuno mi ha denunciato per calunnia o diffamazione."

D. - Nei nostri piccoli comuni, crea più fastidi la mafia o chi combatte la mafia?

R. - “Nei piccoli comuni, come nei grandi centri vi è un agglomerato di interessi politici ed economici, che non vanno assolutamente toccati. Chi ne fa parte usa ogni mezzo per tutelare il sistema, spesso con l’illegalità e la violenza. Chi rimane fuori cerca di denunciarlo al mondo, ma rimane inascoltato ed emarginato. Ignorato da tutte le istituzioni e da tutte le forze politiche. Si combatte contro un muro di gomma. Poi si lamentano che la gente scende in piazza nei  VAFF...DAY. “

D. - In questi anni in cui ha fondato l'associazione, quali sono state le soddisfazioni più grandi che ha avuto?

R. - “Nel mio paese e nel suo circondario sono rimasto il personaggio anonimo ed insignificante di sempre, invece:

alla mia associazione hanno aderito magistrati, avvocati, professori universitari, giornalisti, ecc, molti di questi con fama e notorietà;

alla sede dell’associazione vengono da tutte le parti d’Italia per chiedere assistenza e consulenza, che nella loro città non hanno potuto trovare;

in moltissimi portali nazionali ed internazionali di informazione on line o cartacea parlano della mia associazione e pubblicano i miei articoli;

molte radio e televisioni da tutta Italia mi chiedono di pubblicare gli spot dell'associazione o mi chiedono interviste telefoniche o interventi in studio, come è successo al “GRAFFIO” di Telenorba. Addirittura il Comitato Parlamentare di Vigilanza sulla Rai ha autorizzato uno spazio speciale per l’ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE”;

molti Istituti scolastici mi invitano per incontrare gli studenti per parlare di legalità;

il Prefetto di Taranto mi invita al comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica;

l’Alto Commissario del Governo per la lotta alla Mafia mi invita alla conferenza interregionale dei Prefetti del sud Italia;

altre soddisfazioni si posso trovare sul link RISCONTRI dei siti dell'associazione.

In definitiva posso dire, meglio vivere un giorno da leoni che cento da pecora, specie se per una giusta causa. Possono sopprimermi fisicamente o moralmente, ma la mia esistenza lascerà comunque traccia, avendo inculcato il principio che, ribellarsi alle ingiustizie, si può, stante le ritorsioni che provocano pari onore.”  

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA SITUAZIONE ITALIANA

L’ITALIA DEL TRUCCO: L’ITALIA CHE SIAMO

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, nell’ambito della sua attività statutaria, intenta a dimostrare che in Italia nulla funziona, ha portato avanti inchieste ed approfondimenti, basandosi solo su un reportage di articoli di stampa pubblicati nel tempo e nello spazio, riconducibili ad autori citati, preparati e coraggiosi, a cui va il nostro riconoscimento di verità. Dati di fatto incontestabili e visionabili, pubblicati su www.controtuttelemafie.it o su www.malagiustizia.eu  o www.ingiustizia.info.

Da questo studio d’insieme si delinea e si rileva un quadro desolante per tutta l’Italia e tutti gli Italiani, ancorché le istituzioni e i media cerchino di tacitare una verità scottante, dove finanche la magistratura è arrivata a sequestrare il sito dell’associazione, al fine di oscurarne la realtà.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro che non c’è, e non sulla libertà, che tutti declamano, ma nessuno ha il coraggio di costituzionalizzare nei principi.  

L’Italia è sfiduciata nelle Istituzioni, sfilacciata, mal governata; una mucillaggine sociale e una poltiglia di massa rassegnata all’inezia e che inclina verso il peggio, che si uccide e si ferisce nei festeggiamenti di capodanno.

Insomma: un caos organizzato.

L’Italia dove non c’è libertà di stampa e di parola. I media appartengono ad una casta foraggiata dallo Stato e dai partiti politici; con emolumenti stratosferici, sottoposti a dipendenza e servilismo, nepotismo e clientelismo. I giornalisti sono precari, censurati ed intimiditi dal potere politico e giudiziario. I media, oltre a fare processi mediatici, non raccontano fatti, ma li creano, imponendo opinioni, spesso faziose.

L’Italia dove i servizi pubblici sono indecenti: emergenza idrica; posta ferma nei depositi; rifiuti ammassati e bruciati per le strade; telefonia in monopolio mal funzionante ed intercettata; ferrovie nel caos, con passeggeri abbandonati o congelati, con treni affollati, sporchi, con legionella, pulci, cimici e zecche.

L’Italia dove non c’è giustizia: con abusi nelle carceri pieni di gente indigente e presunta innocente; con meno carceri per i reati più gravi; con 4 milioni di vittime di errori giudiziari.

L’Italia dove in un solo anno il 31% dei reati non è denunciato. Alle denunce, quando presentate, consegue l'85 % di archiviazione, il 10,73 % di proscioglimenti e solo il 4,27 % di condanne. Dove sono confermate solo il 54,67 % di richieste misure cautelari personali.

L’Italia dove c’è illegalità e malagiustizia; con 10.000 richieste annue di equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo; dove si spara nei tribunali o dove gli avvocati sono stressati.

L’Italia dove il fallimento di aziende sane è una fabbrica del reddito per gli operatori della giustizia.

L’Italia dove è impedita la difesa e l’accesso al gratuito patrocinio.

L'Italia dove le denunce penali non sono iscritte nel registro generale, o dove gli atti sono notificati a paperino o a topolino.

L'Italia dove si è costretti a ricorrere alla Corte Europea dei Diritti Umani per l'insabbiamento di 16.000 denunce e ricorsi amministrativi, presentate da una singola associazione contro lobby, caste e poteri forti.

L’Italia dove tutti sono responsabili per le loro azioni, meno che i magistrati: casta impunita, ai quali il peggio che li può capitare è il trasferimento di ufficio per incompatibilità ambientale.

L’Italia dove è norma insabbiare i procedimenti penali contro gli stessi colleghi magistrati e i poteri forti e, nonostante tutto ciò, vi sia una marea di magistrati inquisiti.

L’Italia dove la magistratura è una casta con privilegi e segreti; definita come una lobby mafiosa, sovversiva ed eversiva, che influisce sul potere esecutivo e legislativo.

L’Italia dove vige l’impunità per i parlamentari, i magistrati, i commissari d’esame dei concorsi truccati; i funzionari pubblici non sono licenziati, pur condannati per gravi delitti.

L’Italia dove gli avvocati e i notai non sono stinchi di santo, abusando del loro status.

L’Italia dove la stessa magistratura, per la pseudo lotta alla mafia: usa l’incompatibilità ambientale per i magistrati scomodi o le lotte di potere per le carriere; o lincia Giovanni Falcone e Agostino Cordoba; o processa Sergio De Caprio, il Capitano Ultimo che arrestò Riina; o non confisca i beni sequestrati alla mafia.

L’Italia dove le indagini sulla massoneria e sulle stragi sono bloccate.

L’Italia dove risulta essere governata da politici drogati, ignoranti, pregiudicati, falsi, voltagabbana, puttanieri e mafiosi, assenteisti e costosi per la comunità.

L’Italia dove ci sono sprechi: aeroporti inutili, compagnie aeree e marittime inutili e dannose; opere pubbliche incompiute; voli di Stato; auto blu; pensioni faraoniche; privilegi faraonici ai parlamentari, ai magistrati, ai consiglieri regionali, ai funzionari pubblici, ai professori universitari, ai giornali.

L’Italia dove si “regalano” le case pubbliche ai politici.

L’Italia dove tutti e sempre sono in conflitto di interessi.

L’Italia dove le elezioni sono truccate.

L’Italia dove amministrare la cosa pubblica significa cadere in tentazione e delinquere.

L’Italia dove ci sono appalti pubblici truccati.

L’Italia dove gli impiegati pubblici sono malati, assenteisti e improduttivi.

L’Italia dove i militari sono condannati per tangenti, o segretano le morti per l’uranio impoverito o il vaccino.

L’Italia dove la polizia, l’arma dei carabinieri, la guardia di finanza sono accusati di violenza o altri reati, facendo fare i lavori sporchi ai vigilantes, considerati polizia di serie B.

L’Italia dove si elevano sanzioni amministrative truffa.

L’Italia dove ci sono collaudi falsi dei veicoli.

L’Italia dove ci sono abusi edilizi ed inquinamento atmosferico, inquinamento delle acque, inquinamento ambientale, inquinamento acustico.

L’Italia dove ci sono gli incendi boschivi redditizi.

L'Italia dove gli allievi sono più bravi degli insegnanti.

L’Italia dove per trovare lavoro ti devi asservire e far raccomandare, dove è inconsistente il collocamento pubblico o privato, se non per creare precariato.

L’Italia dove i sindacati sono un’altra casta, con poteri e privilegi.

L’Italia dove c’è sfruttamento dei lavoratori, addirittura sfruttamento a danno dei giudici onorari, dei giudici di pace, degli assistenti parlamentari, dei medici specializzandi, dei praticanti avvocato, dei giornalisti.

L’Italia dove c’è il mobbing nelle istituzioni.

L’Italia dove non c’è tutela della salute dei lavoratori e prevenzione degli infortuni.

L’Italia dove sono truccati gli esami scolastici e delle patenti, oltre che i test di ammissione alle università.

L’Italia dove tutti occupano un posto di responsabilità che non merita, in quanto sono truccati tutti i concorsi pubblici, compresi quelli forensi, giudiziari, accademici, notarili, giornalistici, sanitari, televisivi, inps, postali, scolastici, sportivi, canterini; negli enti locali i concorsi sono truccati, o sono concorsi senza concorso, o sono concorsi a sorteggio, o sono concorsi parentali.

L’Italia dove ci sono compagnie assicurative riunite in cartello, rincari RCA ingiustificati e inadempienze risarcitorie, sinistri truffa e avvocati con magistrati collusi tra di loro, che assicurano il risarcimento.

L’Italia dove ci sono truffe bancarie, le mani della giustizia sui banchieri e la piovra delle banche sulla giustizia, le banche come la più grande rete di connivenza con la mafia, l’usura bancaria.

L’Italia dove tutti evadono le tasse, o ci sono le cartelle pazze per tributi non dovuti.

L’Italia dove c’è il caro prezzi ingiustificato.

L’Italia dove c’è lo sciopero selvaggio, senza rispetto e tutela dei diritti altrui.

L’Italia dove ci sono i falsi invalidi e le barriere architettoniche.

L’Italia dove gli stranieri clandestini emulano gli italiani.

L’Italia dove i padri separati rivogliono i loro figli.

L’Italia dove di pedofilia non si parla o si sparla.

L’Italia dove la politica crea clientelismo nella sanità e, per gli effetti, crea malasanità.

L’Italia dove, addirittura, lo sport e insito di dubbi sulla sua correttezza e lealtà.

Questa è l’Italia che siamo. Possiamo anche nascondercelo, ma non si può negare l’evidenza.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SUI FALLIMENTI

FALLIMENTOPOLI IN ITALIA

FALLIMENTI DI AZIENDE SANE : FABBRICA DEL REDDITO PER GLI OPERATORI GIUDIZIARI.

ANOMALIA SOTTACIUTA DAI MEDIA E LEGITTIMATA DALLE ISTITUZIONI.

ITALIA - "Basta fallimenti truccati promossi dal sistema di potere, che distruggono aziende sane. Basta caste professionali, che gestiscono con arbitrio la svendita dei beni per arricchirsi alle spalle dell’indifeso cittadino imprenditore".

Questo dice il dr Antonio Giangrande, Presidente della Associazione Contro Tutte le Mafie, che ha svolto una inchiesta sui fallimenti in Italia.

"Da anni denuncio al mondo l’anomalia dei fallimenti, su segnalazione dei miei associati locali, spesso vittime di racket ed usura e rappresentanti di comitati territoriali. Lo denuncio pubblicamente da Presidente nazionale di una associazione antimafia riconosciuta dal Ministero degli Interni. Il fenomeno copre tutta la penisola, ma le note stampa vengono ignorate e le mie denunce penali vengono insabbiate. Per il sistema devi subire e tacere”.

Il dr Antonio Giangrande nella sua inchiesta elenca una serie di casi eclatanti.

Esemplare è il fallimento della Federconsorzi. Caposaldo dello scandalo, la liquidazione di un ente che possedeva beni immobili e mobili valutabili oltre quattordicimila miliardi di lire per ripagare debiti di duemila miliardi. L’enormità della differenza avrebbe costituito la ragione di due processi, uno aperto a Perugia uno a Roma. La singolarità dello scandalo è costituita dall’assoluto silenzio della grande stampa, che ha ignorato entrambi i processi, favorendo, palesemente, chi ne disponeva l’insabbiamento.

E che dire del caso Cirio. Ci furono accertamenti su presunte irregolarità avvenute nella sezione fallimentare del Tribunale di Roma, che hanno visto coinvolti giudici accusati di aver “pilotato” alcuni fallimenti e che vede una procedura di trasferimento d’ufficio per incompatibilità, avviata nei confronti di un giudice arrestato per corruzione in atti giudiziari.

E che dire delle aste truccate in Lombardia. A Brescia si è archiviato un procedimento penale per usura, pur essendo stato accertato dal perito della Procura un tasso applicato del 446% annuo.

E che dire dell’intrigo che lega il Piemonte e la Toscana. Un Giudice condannato per tangenti per il fallimento Aiazzone e legato con un esponente della P2 in altri processi in Toscana. All’indomani di una udienza a Prato contro di questo, il suo difensore, noto avvocato e professore milanese, fu trovato morto a causa di uno strano suicidio. Nell’ambito di quei processi si denunciano casi di violazione del diritto di difesa. Sempre in Toscana, si chiede il processo ad un giudice:  al magistrato vengono contestati corruzione, concussione, peculato, falso, abuso di ufficio e concorso in bancarotta.

Anche in Emilia Romagna si denunciano casi di lesione del diritto di difesa e del contraddittorio a danno dei falliti.

Nelle Marche l'inchiesta sul crack delle aziende dell'imprenditore sambenedettese coinvolge ormai ben 18 personaggi. Fra essi numerosi magistrati, avvocati, curatori fallimentari e dirigenti di banca.

In Abruzzo, L’ex gip teramano, poi giudice a Giulianova e oggi magistrato di Corte d’Appello a L’Aquila e l’attuale presidente del Tribunale di Teramo sono stati coinvolti in un’inchiesta sulle vendite giudiziarie immobiliari partita da un esposto presentato da un cancelliere.

A Lecce, per la prima volta in Europa, è stato dichiarato il fallimento del creditore su richiesta del debitore. L’imprenditore è stato sbattuto fuori di casa, nonostante sia stato assolto dai reati di truffa e falso denunciati dal direttore generale di un noto istituto di credito spacciatosi per suo creditore, mentre era, in realtà debitore dell’imprenditore di cui ha provocato il fallimento.

Ciliegina sulla torta è il caso Palermo e Catania.

A Palermo per il fallimento con il trucco, tre giudici rischiano il processo. A denunciare le illegalità un comitato antiracket ed antiusura. La competenza è passata alla Procura di Reggio Calabria. Nei suoi uffici è scoppiato lo scandalo “cimici”.

A Catania, con atto ispettivo al Ministro della Giustizia n. 4-29179, l'interrogante On. Angela Napoli, ha denunziato la triplice reciprocità d'indagine tra le procure di Messina, Reggio Calabria e Catania con chiari e vicendevoli condizionamenti su una denuncia di un imprenditore dichiarato, ingiustamente, fallito.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULL'AMBIENTE

AMBIENTOPOLI A TRIESTE

A Trieste la situazione è ben più preoccupante di quanto non emerga dalle notizie degli ultimi giorni.

TRIESTE – Dalle inchieste effettuate dall’ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE risulta che l'intero porto di Trieste è pesantemente inquinato. Esso in parte è stato inserito nel SIN (Sito Inquinato Nazionale) di Trieste. L’ultima notizia sparata con grande clamore sui media nazionali riguarda, infatti, uno scarico a mare di residui di demolizione dei cantieri edili per un volume di rifiuti riscontrato di 4.000 metri cubi. Le indagini avrebbero coinvolto un centinaio di uomini, con grande dispiegamento di mezzi aerei e navali. C'è qualcosa che non quadra visto il risultato assai modesto..... e comunque perché si è lasciato scaricare a mare i rifiuti per mesi? Magari avrebbero dovuto bloccare subito il cantiere così si evitava la prosecuzione del reato e il suo aggravamento.... 

Le altre discariche che sono state denunciate sono decisamente più preoccupanti. Andiamo dal terrapieno di Barcola, discarica a mare di fanghi industriali e diossina (120.000 metri quadrati di superficie per oltre 500.000 metri cubi di rifiuti), alla discarica Acquario a Muggia, altra discarica costiera da circa 30.000 metri quadrati con circa 160.000 metri cubi di rifiuti tossici (idrocarburi e metalli pesanti tra cui il mercurio), ad altre discariche costiere a Muggia dove sarebbero stati seppelliti anche resti provenienti dalle esumazioni dei cimiteri provinciali, passando per la Valle delle Noghere (confine tra Trieste e Muggia), che sbocca in mare e dove sono stati scaricati almeno 20 milioni di metri cubi di rifiuti industriali. Non ultime anche le altrettanto preoccupanti discariche sul Carso.

Sono stati denunciati alcuni allevamenti di mitili che si trovano proprio di fronte a queste discariche e che sono stati inevitabilmente contaminati senza che l'autorità giudiziaria intervenisse in alcun modo.

Un esposto è stato presentato sugli inquinamenti dell’inceneritore di Trieste.

Tutto lettera morta, obbligando gli esponenti a rivolgersi alle autorità comunitarie.

In seguito a questa attività di denuncia civile, nonostante i reati siano perseguibili d’ufficio, è conseguita una condanna con Decreto Penale, senza contraddittorio e senza esercizio di difesa, contro un aderente all’Associazione Contro Tutte le Mafie, non per calunnia o diffamazione, ma per aver rappresentato senza titolo una associazione ambientalista. Avverso al Decreto Penale si è presentata opposizione.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA MAFIA

Consigliere comunale e Presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie denunciati dalla “mafia” per calunnia e diffamazione, con violazione del diritto di difesa.

Latina. Un consigliere comunale del comune di Santi Cosma e Damiano, adempiendo al suo dovere di vigilanza e controllo sulla legittimità degli atti amministrativi degli enti territoriali, con altri associati dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie del posto, ha presentato vari esposti alle autorità competenti laziali. Esposti circostanziati e provati.

Da questa meritoria attività è conseguita una duplice interrogazione parlamentare e un intervento da parte del Direttore Regionale del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.

Di questo si è dato conto sul portale di informazione dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie, per rendere coscienti i cittadini di una realtà sottaciuta.

Dalle risposte istituzionali scaturisce una vasta infiltrazione mafiosa e ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti, in particolare sul territorio del basso Lazio, in provincia di Latina, da qui la richiesta di scioglimento dei consigli comunali di Santi Cosma e Damiano e di Minturno.

Pur palesandosi la fondatezza delle accuse e il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini, oltretutto riportando fedelmente il contenuto di atti pubblici, la reazione è stata la presentazione di una denuncia per calunnia e diffamazione a danno del consigliere comunale e del Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande.

Denuncia infondata in fatto e in diritto, ma per la quale le autorità procedenti hanno chiesto l’elezione di domicilio per la notifica degli atti e la eventuale nomina del difensore.

Nessuna informazione di garanzia e nessuna informazione sul diritto di difesa.

Insomma, non si conosce il chi, il come, il quando e il perché della denuncia, oltre che ogni informazione utile al diritto di difesa.

Dato che la mafia ti uccide, o ti affama, o ti condanna, ci si chiede: ma in questa Italia alla rovescia, è conveniente uscire dalla conformità omologata per lottare a favore di ideali di giustizia ?? Agli occhi dei giustizialisti a senso unico e di facciata, che vogliono al Parlamento Deputati incensurati, pur se incapaci ed inetti, quelli come noi che lottano per la giustizia, l’uguaglianza e la libertà, se condannati in base alle denunce di cui sopra, sarebbero meritevoli di essere eletti in Parlamento ??

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA SICUREZZA

SICUREZZOPOLI: LO STATO CI DIFENDE ???

L’ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE ha pubblicato un’inchiesta sulla sicurezza in Italia.

SICUREZZA: COSA NON SI DICE SUI MEDIA !!!

PARLIAMO DI ORARI INSUFFICIENTI E STRAORDINARI DA AUTORIZZARE PER LE FORZE DI POLIZIA?

Per quanto riguarda gli orari di lavoro, il dpr 11 settembre 2007, n. 170, prevede il turno di lavoro: 36 ore settimanali. Sono molto di meno, se si considera che per ogni giorno vi è la fase montante e la fase smontante dal servizio. E’ un tempo morto, perché inibisce ogni intervento.

Mentre per gli straordinari il Consiglio di Stato, con decisione n. 1.531 del 14 marzo 2002, ha stabilito: “per poter retribuire il lavoro straordinario prestato dai dipendenti pubblici è necessaria un'autorizzazione formale e preventiva, al fine di verificare, nel rispetto dell'articolo 97 della costituzione, se esistano effettivamente le ragioni di pubblico interesse che rendono necessario il ricorso a prestazioni lavorative eccedenti l'orario normale. A tal fine, l'autorizzazione può intervenire a sanatoria soltanto nel caso di prestazioni lavorative espletate per improcrastinabili esigenze di servizio”.

PARLIAMO DI ORGANICO DELLE FORZE DI POLIZIA?

Forze di polizia: più compiti e mansioni ed organico insufficiente. Svolgono mansioni di polizia giudiziaria, di polizia amministrativa, di polizia di pubblica sicurezza. Molto spesso si distraggono i compiti principali per mansioni meno importanti, quale può essere la scorta ai vip, ai politici e alle istituzioni di secondo livello.

L’organico delle Forze di Polizia è insufficiente e l'azione di contrasto alla criminalità risulta efficace grazie alla grande professionalità degli operatori, anche se spesso tutto viene penalizzato dai processi! A denunciarlo è l'indagine sulla sicurezza in Italia, svolta dalla Commissione Affari Costituzionali della Camera, presieduta da Luciano Violante. Le cinque forze di Polizia, secondo la legge, dovrebbero poter contare su 355.126 unità.

In particolare Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri dovrebbero arrivare a 232.483 addetti. Invece, il reale organico di Arma e PS è di 220.000 unità.

Carenze si registrano anche nella Guardia di Finanza. La sua dotazione di organico sulla carta dovrebbe ammontare a 68.134 persone e invece dispone solo di 63.635 militari.

Il discorso non cambia per la polizia penitenziaria. In teoria dovrebbe disporre di 45.109 persone e invece ne ha in realtà 41.867. Questa carenza, si legge ancora nell'indagine, si ha soprattutto al Nord.

Deficitario, infine, è anche il corpo forestale dello Stato, che, secondo i dati forniti dalla commissione, dovrebbe avere 9.400 addetti in servizio, mentre nella pratica se ne contano 8.500.

PARLIAMO DI GIUSTIZIA INEFFICACE ?

Diverso è invece il discorso dell'efficacia del processo "i cui risultati preoccupanti esigono la più severa delle riflessioni". A denunciarlo è ancora l'indagine sulla sicurezza in Italia promossa dalla commissione Affari costituzionali della Camera presieduta da Luciano Violante e presentata a Montecitorio. Quando si passa a valutare l'efficacia del processo, dice ancora la relazione, "che vuol dire sconfitta dell'impunità e certezza della sanzione, i risultati sono preoccupanti ed esigono la più severa delle riflessioni".

I RISCONTRI SONO PRESTO FATTI.

RAPPORTO EURISPES: ITALIANI SFIDUCIATI NON DENUNCIANO IL 31 % DEI REATI.

MAFIA: SCARCERAZIONE PER DECORRENZA DEI TERMINI. OTTO ANNI PER SCRIVERE UNA SENTENZA: BOSS MAFIOSI LIBERI. IL CASO. Gela, il giudice che li ha condannati: "Adesso non ho tempo". Inutili i richiami del Csm.

MILANO: DENUNCE PENALI MAI ISCRITTE NEL REGISTRO GENERALE. CENTINAIA DI MIGLIAIA DI ATTI NON REGISTRATI.

MILANO: SI CONVOCANO PER TESTIMONIARE TOPOLINO E PAPERINO.

DATI UFFICIALI DEL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA: SOLO IL 4,27 % DEI REATI E’ PERSEGUITO. IN BASE AI REATI DENUNCIATI CONSEGUE: ARCHIVIAZIONI ALL' 85,8 %; ASSOLUZIONI AL 9,93 %; CONDANNE 4.27 %.

Questo è quanto risulta dall’inchiesta e non è certo un quadro rassicurante.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


 ARTICOLO SULL'INGIUSTIZIA

ITALIA, GIUSTIZIA E LEGALITA’: CHIMERE IRRAGGIUNGIBILI.

ITALIA – Dai pochi dati ufficiali pubblicati, elaborati dall’Associazione Contro Tutte Le Mafie risulta che solo 3 reati su 100 vengono perseguiti. Dai dati risulta, anche, che secondo i magistrati gli italiani sono mitomani, ma, anche, onesti, salvo qualche colpevole, guarda caso, povero.

Diamo i numeri: non si denuncia il 31% dei reati perché sfiduciati da questa giustizia, in quanto al restante 69 % dei reati denunciati consegue l’85,8 % di archiviazione, il 9,93 % di proscioglimenti e solo il 4,27 di condanne. Restano escluse dal conteggio le denunce presentate, ma mai registrate.

Le richieste cautelari personali accolte sono il 54,67 %. Nonostante ciò vi è una popolazione detenuta pari al 61,2 % presunta innocente e pari all’ 81,7 %  in stato di indigenza.

Sebbene solo 3 reati su 100 sono perseguiti, si rilevano 4 milioni di errori giudiziari negli ultimi 50 anni.

La magistratura, oltre a rilevare la mitomania degli italiani e, al contempo, la loro onestà, salvo qualche fesso, nel 2007 ha perseguito disciplinarmente ben 1442 suoi componenti. Di più non può fare, data l’impunità della casta, oltre a causare dal 2003 ad oggi 40.031 procedimenti per indennizzo di  "equa riparazione per violazione del termine ragionevole del processo l.89/01", senza contare gli indennizzi per “ingiusta detenzione” e per “errore giudiziario”.

Ci si aspetta di più dalla magistratura italiana, pronta a pretendere rispetto, se si pensa che il costo per la collettività degli stipendi dei circa 9 mila magistrati italiani è di più di  1 miliardo di euro. Circa il 30% superiore a quello che la Francia spende per i loro omologhi di Oltralpe e con altri risultati.

E l’italiano paga……!!!

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULL'USURA

L' "USURA" è quel fatto, dalla legge qualificato come reato, art. 644 c.p., in cui una parte, usuraio, presta dei soldi o altra utilità ad un'altra parte, usurato, a tassi di interesse o vantaggi superiori a quelli stabiliti dalle norme. Spesso il reato di usura si accompagna al reato di violenza, minacce, estorsione, abusivo esercizio di attività  finanziaria.

L'usuraio diventa tale solo a condanna penale definitiva. Quindi ogni rapporto di prestito di denaro, ( giuridicamente si definisce contratto di mutuo, art.1813 c.c. ), non sfocia automaticamente in un procedimento penale.

Il genitore, il parente, l'amico, che ti vede in difficoltà finanziarie temporanee e che ti presta una somma di denaro, non è automaticamente un usuraio.

La persona in difficoltà economica transitoria, dovute alle più svariate ragioni, spesso giustificate: malattie, disgrazie, ecc., ma quasi spesso ingiustificate: gioco d'azzardo, vizi, mal governo delle proprie aziende, ecc., si rivolge alle banche per avere il mutuo.

Il nostro sistema bancario non è attento allo sviluppo socio economico del territorio, ma mira solo al mero profitto.

In questo caso è forte con i deboli e debole con i forti. Ossia: per un mutuo o uno scoperto sul conto corrente chiede delle garanzie spropositate rispetto al denaro da prestare.

Il cittadino spesso non può far fronte a questi ostacoli. Ecco che si rivolge alle persone a lui più vicine: genitori, parenti, amici.

In questo modo, colui il quale ha dato l'aiuto insperato diventa un benefattore. Molte volte è la stessa banca ad elargire indirettamente il denaro, che direttamente ha rifiutato di dare. Come spesso succede è la stessa banca a dare il denaro con interessi maggiorati, anche attraverso le finanziarie.

Al momento della restituzione del denaro si compie il reato di usura, ovvero di truffa.

Bisogna distinguere. L'usurato in buona fede è la vittima dell'usuraio, il quale pretende la restituzione delle somme prestate, maggiorate del doppio o del triplo. L'usurato in mala fede, che ha ricevuto il denaro e non lo vuole restituire, accusa il parente o l'amico di usura.

La magistratura è restia a perseguire le banche per usura o per concorso in usura e, tenuto conto che il reato è difficilmente dimostrabile, le denunce che si presentano sono poche. Insomma, il cittadino vittima dell'usura non ha fiducia nelle istituzioni. Senza fiducia non ci sono denunce. Senza denunce non si attiva il procedimento per attingere dal fondo di garanzia. Il fondo di garanzia garantisce, quando la pratica è approvata, solo ulteriori mutui al fine dell'estinzione dei debiti pregressi.

In conclusione "USURA" è solo un fenomeno mediatico. Il reato di usura esiste, ma non si vuole debellare, in quanto, spesso, le accuse partono da falsi usurati.

Le archiviazioni dei procedimenti penali, inibiscono ogni forma di ribellione e di lotta contro il reato di usura e di estorsione. Ogni proclama a tutela delle vittime è solo specchio per le allodole, perché senza condanna non c’è indennizzo statale. La sig.ra Lorena Sacchi di Brescia combatte da anni contro il sistema dell’usura e dell’estorsione, in nome proprio, come aderente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e come rappresentante locale delle vittime dell’usura. Per quanto le riguarda, a fronte del tasso usurario del 446 % a suo danno riscontrato dal perito della Procura di Brescia, inspiegabilmente lo stesso Ufficio requirente ha richiesto l’archiviazione del procedimento 9097/02 RG. L’opposizione presentata ha avuto esito negativo.  Con i tempi della giustizia il reato di estorsione è prescritto, ben 6 anni di fase di indagini preliminari. Non si deve pensare che questi tipi di reati siano di pertinenza esclusivamente meridionale, per il sol fatto che la magistratura archivia e i media tacciono. Sotto la cenere del perbenismo cova una coltre di illegalità impunita e sottaciuta e a farne le spese sono tantissimi cittadini come la sig.ra Sacchi.  Dai dati ufficiali si evidenzia che solo 4 reati su 100 sono puniti, e solo il 69 %  dei reati è denunciato.

Le dichiarazioni del presidente della Commissione Parlamentare antimafia Forgione accusano le banche di essere le prime azioniste della mafia. Il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle Iniziative Antiracket ed Antiusura ha presentato un esposto presso: l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato; l'Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali; l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; la Banca d'Italia; la Procura Nazionale Antimafia; il Comando Generale della Guardia di Finanza.

L'esposto è presentato contro gli intermediari finanziari per presunta pubblicità ingannevole.

Per il Commissario, la propaganda sulla velocità e sulla economicità dell'erogazione del credito al consumo, a fronte di soggetti particolarmente deboli, porta spesso all'omissione di informazioni, non solo sul T.A.N. ( Tasso Annuo Nominale), ma soprattutto sul T.A.E.G. ( Tasso Annuo Effettivo Globale), che nasconde onerosissimi costi di finanziamento, di cui le persone non sono assolutamente consapevoli.

Quasi sempre l'interessato in questione ignora totalmente la misura del T.A.E.G. e scopre solo successivamente l'onerosità dell'obbligazione assunta, a volte ammontante a migliaia di euro.

Come si vede, anche le dichiarazioni delle alte Istituzioni sono sottaciute.

L’usura esiste ma è impunita ed invisibile. E’ un fenomeno avvinto nel sistema bancario e finanziario. L’usura è come la Mafia. Tutti ne parlano dal punto di vista sociologico ed astratto. Nessuno ha il coraggio di indicare il mafioso accanto a lui.

L’Associazione Contro Tutte Le Mafie ha presentato ai Parlamentari Italiani una proposta di legge, indicata sui siti.

Abolire il fondo di garanzia nazionale, burocratizzato, e prevedere una sorta di fidejussione comunale per i meritevoli, garantita da un fondo per le insolvenze. L’ente locale conosce il cittadino e i suoi bisogni, se meritevole, garantisce per lui presso le banche locali. Se il cittadino diventa insolvente, la banca erogatrice si attiva a ripetere l’insoluto dal fondo delle insolvenze. Il sistema garantisce velocità e trasparenza e può essere adottato, anche, per finanziare progetti di sviluppo.

Però si sa, in questa Italia alla rovescia, le cose utili al cittadino non sono mai approvate.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA CENSURA

Italia. Allarme censura.

In Italia è disatteso l’art. 21 della Costituzione. La censura del Potere, in modi subdoli, attacca questa fondamentale libertà.

RAI 1 stravolge il palinsesto per censurare lo spazio dedicato ad una associazione riconosciuta dal Ministero dell’Interno e che combatte in prima linea tutte le mafie. 10 minuti, il programma dell’accesso, previsto il 23 novembre alle 10.40, non è andato in onda.

Inoltre, dal sito www.RaiParlamento.Rai.it risulta che il servizio non è stato programmato in altra data per la messa in onda.  Nessun avviso, o comunicato, o motivazione è pervenuto alla sede dell'associazione, nè da parte della RAI, nè dalla Commissione di Vigilanza.

Da qui l'interrogazione parlamentare del senatore Giovanni Russo Spena.

Questo fatto fa il paio con la presa di posizione della Procura di Brindisi, che, con violazione del diritto di difesa, ha oscurato il sito dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, con un decreto di sequestro mai convalidato dal GIP, oltretutto pretestuoso e infondato in fatto e in diritto.

Che questa censura sia da collegare alla presa di posizione a favore del giudice Clementina Forleo, o alle tante collaborazioni con testate giornalistiche, o alle innumerevoli inchieste sui poteri forti ???

Questo trattamento riservato all’associazione stride con la reputazione che questa vanta. Se la RAI e la Procura di Brindisi impediscono artatamente la conoscenza dell’attività dell’associazione, dall’altra parte la Commissione Parlamentare di Vigilanza dei servizi radiotelevisivi ne autorizza la divulgazione.  Non Basta. Il presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie è stato invitato a Napoli, in data 19 novembre 2007, a partecipare alla conferenza interregionale dei Prefetti del Sud Italia, con la presenza del Sottosegretario alla Giustizia e con il Commissario Straordinario del Governo per la lotta alla Mafia.

Incontro che verteva sulle iniziative adottate per la sicurezza e la lotta alla mafia. Logica deduzione: l’associazione è da censurare o da appoggiare ??  

Non si possono denunciare pubblicamente illegalità, per non essere perseguiti per diffamazione, o per non perdere le provvidenze statali, o per non avere l’appoggio della propria parte politica.

Lo spauracchio della legge sulla Privacy incide sulla libertà di manifestare il proprio pensiero, perché è impedito ogni riferimento a dati e situazioni personali.

Ingiustamente “LE IENE” sono state condannate, per aver leso sua maestà “LA CASTA”. Nessun nome di parlamentare drogato è stato fatto, ma l’avviso è “SUBISCI E TACI”.

Il Governo ad agosto vara un disegno di legge sull’editoria. Nel silenzio generale, esso è approvato formalmente dal Consiglio dei Ministri n. 69 del 12 ottobre 2007.

La norma prevede l’iscrizione al Registro degli Operatori della Comunicazione a tutti coloro che operano nel campo dell’informazione, sia editoriale e non, sia profit e non, sia professionale e non.

Si cerca di mettere un bavaglio, o comunque ostacolare la libera manifestazione del pensiero o del dissenso, che corre attraverso internet. Tutti i siti, compresi i blog saranno sottoposti a catalogazione. La Registrazione porta con sé burocrazia e procedure.

La disciplina prevista dal disegno di legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria avrebbe per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati.

La dicitura “EDITORIA” trae in inganno. Si palesa l’inghippo al momento della definizione di prodotto editoriale: "Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1).

Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale: "Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".

Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita:  La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi. Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano "diffusi unitamente al prodotto editoriale principale".

Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l'intero articolo 5: "Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".

Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai "prodotti" non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.

E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l'internet Italiana".

A questo punto nasce spontanea una considerazione. Un governo e un parlamento dedito all’immobilismo, meglio che non faccia nulla, se nel fare compie danni.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SUL MAL GOVERNO

Combattendo le mafie e le illegalità, con la cognizione di causa acquisita e con le ritorsioni subite, posso affermare: “ IL SISTEMA ITALIA” è marcio in TUTTE le sue componenti sociali ed istituzionali, nessuna esclusa.  

Alle denunce penali presentate da giurista è conseguito ingiustamente il reato di calunnia e sempre l’insabbiamento giudiziario.

Agli articoli di denuncia redatti da pubblicista è conseguito il reato di diffamazione e di violazione della privacy dei delinquenti.

Agli articoli di denuncia redatti da giornalista è conseguito il reato di violazione del segreto istruttorio, quando la notizia non era passata sottobanco dall'ambiente giudiziario.

Agli studi sociologici pubblicati da ricercatore è conseguito l’illecito civile del mancato compenso a titolo di diritto d’autore degli articoli di stampa citati.

Nonostante tutte le ritorsioni e tutti gli impedimenti citati, da mie e altre coraggiose inchieste giornalistiche e non giudiziarie, si è provato che, per la maggior parte, i nostri parlamentari sono:

pregiudicati, drogati, evasori fiscali, ignoranti, falsi, vecchi, insabbiatori, puttanieri e disinteressati ai problemi della gente.

Tenendo conto che il Parlamento è lo specchio della società civile italiana e che gli italiani hanno i rappresentanti che si meritano, a questo punto non farei una rivoluzione, che nessuno vuole, nemmeno la massa che prima ti applaude e poi ti lascia solo.

A me basterebbe avere in Parlamento non solo tutori di lobby, caste e furbi, ma qualcuno che rappresentasse, veramente e non solo a parole, gli interessi e le aspettative dei disabili, dei disoccupati, dei carcerati e delle vittime del crimine.

A me basterebbe che i partiti non fossero proprietà occulta o palese di qualcuno, ma veri strumenti di emancipazione sociale ed economica con perenne ricambio generazionale di competenze.

A me basterebbe che la politica locale non fosse a "conduzione familiare" e che la politica nazionale non fosse a "conduzione aziendale".

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SUI CONCORSI FORENSI TRUCCATI

CONCORSOPOLI FORENSE: LE ISTITUZIONI SI MUOVONO.

PRESENTATA UNA DENUNCIA PENALE E UNA INTERROGAZIONE PARLAMENTARE

L’On. Alfredo Mantovano, sottosegretario al Ministero dell’Interno, ha presentato una denuncia penale per le “anomalie” della prova scritta del concorso forense 2008. Inoltre, ha presentato una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, chiedendo l’annullamento della prova scritta della sessione 2007-2008, così come è successo  all’Università di Bari e Catanzaro per le prove di accesso alla facoltà di Medicina.

Gli atti presentati da Alfredo Mantovano, che ha svolto funzioni di magistrato, contengono precise accuse: le tracce delle prove scritte erano già conosciute giorni prima l’inizio del giorno d’esame.

Tenuto conto che per identica situazione, in occasione del concorso di accesso alla facoltà di medicina, l’Università di Bari e altri Atenei hanno annullato la prova scritta, il suddetto sottosegretario ha chiesto l’annullamento al Ministro della Giustizia per il concorso forense, sessione 2007 – 2008.

Pare che l’anomalia fosse prassi, ma, stando ai risultati dell’iniziativa, sembra, però, che tutto sia stato insabbiato. Come sempre per le denunce analoghe.

La Procura competente non ha predisposto il sequestro dei compiti, né il Ministero della Giustizia ha annullato l’esame.

Ogni anno in Italia circa 30.000 (trentamila) candidati sono bocciati ingiustamente all’esame di avvocato. Spesso, lo sono per anni, condannati all’indigenza e alla disoccupazione.

Il Presidente Antonio Giangrande conclude: "I dati di fatto sono incontestabili. Le anomalie concorsuali colpiscono tutta la penisola: la Giustizia Amministrativa da sempre rileva compiti non corretti, ma dichiarati tali; giudizi opinabili; commissioni illegittime.

La stessa Autorità antitrust, solleva il problema della limitazione all'accesso in un concorso a numero aperto.

Non vi sono adeguati ricorsi al TAR per impedimento alla visione dei compiti, per onerosità e per inutilità dei ricorsi, dati i tempi delle nuove sessioni. Gli scritti si svolgono a dicembre di ogni anno. Prima i risultati delle prove uscivano ad aprile, da un paio d’anni li rendono in estate. Il rilascio delle copie dei compiti in settembre-ottobre porta i Tar a fissare la prima udienza a fine novembre. Troppo tardi per non scegliere di rifare l’esame a dicembre”.

Presidente Dr Antonio Giangrande – ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA IRRESPONSABILITA’ DEI MAGISTRATI

Pur vigendo l'art. 3 della Costituzione, che rende i cittadini tutti uguali davanti alla legge, sia nei diritti che nei doveri, i magistrati hanno sviluppato un potere, incontrastato e squilibrato fin anche nei confronti degli altri poteri istituzionali.

Si è d'accordo ad adottare una misura che vada contro gli interessi di una categoria, che, solo essa, detiene un potere immane, senza responsabilità alcuna, pur esistendo l'esito di un referendum, che la politica ha disatteso. I Magistrati decidono della vita e della morte delle persone, secondo libero arbitrio, senza conseguenza alcuna e senza dare conto a nessuno, spesso nemmeno alla legge, tant'è che vi sono vari gradi di giudizio.

Tutti rispondono penalmente, civilmente e disciplinarmente delle loro azioni, ( vedi Dirigenti e Funzionari pubblici, Avvocati, Giornalisti, Medici, Professori Universitari, ecc.), meno che i Magistrati. A questi il male maggiore che gli può capitare è il trasferimento per incompatibilità ambientale.

Ingiusta detenzione ed errore giudiziario sono  danni economici che ricadono sulla collettività. Tardivi proscioglimenti, insabbiamenti, accanimenti giudiziari sono danni che ricadono sulle innumerevoli silenti vittime.

Abusi, omissioni e ritardi impuniti nell'esercizio dell'amministrazione della giustizia sono effetti di una sorta di una immunità generalizzata. Difficile che il collega persegua un collega con analoghe colpe.

Insomma, i mali della giustizia sono a carico di chi l'amministra e dei loro rappresentanti in parlamento e qualcuno ne deve rispondere. Certo non è questo tipo di politica, lontana dalle aspettative della gente, che può dare delle risposte. 

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLE BARRIERE ARCHITETTONICHE

Molte persone con ridotte capacità motorie, visive o uditive, si trovano, purtroppo, ad essere ancora in parte discriminati, poichè uno scalino o la larghezza di una porta o il bagno inadeguato sono loro di impedimento nelle varie occasioni di vita sociale.

L'eliminazione delle barriere architettoniche è un diritto del cittadino sancito dalla Costituzione.
Con la legge n. 13 del 1989, sono state introdotte tre condizioni, che dovrebbero essere rispettate per qualsiasi edificio residenziale pubblico e privato:

l’accessibilità; l’adattabilità, la visitabilità.

Invece, nelle nostre città italiane, per mancanza di leggi che estendano l'applicazione della suddetta norma a tutti gli edifici aperti al pubblico e alle aree pubbliche stanziali e di pubblico transito, sono ancora presenti tante barriere architettoniche.

E’ scandaloso, però, che a violare le leggi e i diritti dei disabili sono proprio gli impedimenti esistenti presso i Tribunali e gli Uffici dei Giudici di Pace.

Alcuni Tribunali, per esempio, andrebbero chiusi immediatamente e i responsabili rimossi dall’incarico.

Essi, uguali a tanti altri Uffici Giudiziari Italiani:

impediscono l’accesso ai disabili, sia quando sono parti nel processo, sia quando sono testimoni;

sono inadatti all’attesa dei disabili durante le tante ore delle udienze;

sono mancanti di qualsivoglia servizio igienico, sia per i disabili sia per i non disabili.

Identica cosa è per gli Uffici Comunali di tanti paesi e città d’Italia.

Naturalmente, i disabili, come altre categorie deboli, non hanno rappresentanti politici e sindacali che li tutelano, quindi, anche loro, devono subire e tacere.

Per questi motivi abbiamo promosso una campagna contro le barriere architettoniche presso tutte le strutture pubbliche e private, siano essi di stanziamento o di transito.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SUL SISTEMA RCA

L’Associazione Contro Tutte le Mafie ha presentato un ricorso al Ministro dello Sviluppo Economico, Bersani, contro l’ISVAP, per la violazione della Concorrenza, del Mercato e dello spirito riformatore della nuova normativa in campo assicurativo, in cui si prevede il plurimandato e la divulgazione della conoscenza delle tariffe più convenienti. Il ricorso in allegato segue quello già presentato all’ANTITRUST.

Il Regolamento ISVAP n.5 del 16 ottobre 2006, infatti, impedisce il plurimandato assicurativo ed ogni altra forma di divulgazione delle tariffe, impedendo di fatto la conoscenza dell’equiparazione delle tariffe RCA per valutarne la loro convenienza.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SUGLI INSABBIAMENTI

La Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo ha aperto un procedimento (n. 11850/07) contro l'Italia, per l'insabbiamento di 15.520 (quindicimilacinquecentoventi) denunce penali e ricorsi amministrativi. E' quanto si apprende da una nota dell'Associazione contro tutte le mafie che nel corso degli anni ha presentato migliaia di denunce penali, alcune a carico di magistrati e avvocati per associazione mafiosa e voto di scambio mafioso. "Si rileva - afferma l'associazione - non solo l'immenso numero di procedimenti, a cui nulla è conseguito, pur con obbligo di legge, ma, addirittura, spesso e volentieri, colui il quale si era investito della competenza a decidere sulla denuncia penale, era lo stesso soggetto ivi denunciato. Da qui scaturiva naturale richiesta di archiviazione, poi prontamente accolta. Ogni tentativo di coinvolgere le istituzioni italiane preposte ha conseguito ulteriore insabbiamento".

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULLA TELECOM

La Telecom sotto il mirino dell’“Associazione contro tutte le mafie”, che ha sede in Puglia. La compagnia telefonica “mantiene il monopolio del servizio di telefonia in molte zone della Puglia, non concedendo l’abilitazione ad altri operatori e impedendo ai cittadini locali di scegliere in modo esclusivo il servizio di altre aziende sul mercato, costringendo gli utenti a ricorrere alle stesse imprese in modo sussidiario e svantaggioso dal punto di vista economico”, secondo quanto dichiarato dal presidente dell’associazione, Antonio Giangrande. “Insomma – prosegue -: in molte zone della Puglia non è possibile contrarre ‘un tutto incluso, canone-chiamate-internet-dati’, di circa 40 euro al mese, con Tele 2 o Infostrada, ecc., a fronte dei 50 euro al mese del rispettivo Telecom per il medesimo servizio”.

“In questi territori – prosegue Giangrande - si contrae obbligatoriamente con due operatori: a Telecom si paga il canone, agli altri si pagano i servizi scelti. In questa situazione la Telecom viola l’art. 629 del codice penale, cioè estorce il denaro ai cittadini e impedisce la libera concorrenza. Inoltre, l’azienda, in stato di monopolio, omette l’intervento immediato e necessario di riparazione del guasto, previsto in 24/48 ore dai termini contrattuali, protraendolo per decine di giorni. Ciò impedisce, di fatto interrompe, l’erogazione del servizio pubblico, violando l’art. 331 o 340 del codice penale. L’inconveniente della mancata assistenza materiale – dice ancora Giangarnde - colpisce una moltitudine di utenti, riscontrabili da articoli di giornali e blog tematici su internet. Tutto ciò è una vergogna tutta italiana – conclude -, quindi non c’è da meravigliarsi se la Telecom addebita illegalmente, anche, le spese per l’invio delle fatture. La denuncia è stata presentata. Chi vivrà vedrà”.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE


ARTICOLO SULL'OSCURAMENTO DEL SITO

Procura di Brindisi censura sito di una associazione antimafia a favore del giudice Forleo.

Il Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande, ha presentato alla magistratura di Potenza una denuncia penale contro il Sostituto Procuratore di Brindisi, Adele Ferraro, competente in proc. 9429/06 R.G. PM / BR. 

Il reato ipotizzato è falso e abuso di ufficio continuato.

Il magistrato, Pubblico Ministero d’accusa per il presunto reato di violazione della privacy a carico del Presidente dell’Associazione per la pubblicazione di un singolo atto pubblico contenuto in una pagina del sito web dell’associazione, dal 19 ottobre 2007 adotta contro l’associazione reiterati decreti nulli di sequestro del medesimo sito web, www.associazionecontrotuttelemafie.org, arrecando grave danno d’immagine e interrompendone l’attività.

Il Magistrato negli atti di sequestro e in atti di indagine presentati al GIP ha omesso ogni riferimento e menzione della stessa associazione e ha indicato ragioni di urgenza, per un procedimento iscritto un anno prima.

Il sito web oscurato conteneva migliaia di pagine di notizie di informazione locale estrapolate da articoli di stampa.

Alcune inchieste riguardano la stessa Procura di Brindisi, tra cui il caso del giudice Clementina Forleo. 

Ogni tentativo di impugnazione è vano. 

L’Associazione Contro Tutte le Mafie, è riconosciuta dal Ministero dell’Interno, in collaborazione privilegiata con il Commissario Straordinario del Governo per il Coordinamento delle iniziative antiracket ed antiusura e per gli effetti partecipante agli incontri interregionali con i Prefetti del sud Italia. Essa collabora con decine di giornali e portali di informazione. Molti direttori di giornali fanno parte dell’associazione.

L’associazione, ai sensi degli artt. 21 e 118, comma 4, Cost., svolge attività di interesse generale e di utilità pubblica di informazione, di denuncia e di proposta, sulla base del principio di sussidiarietà. 

In Italia, chi combatte il sistema di illegalità, è osteggiato ed emarginato, salvo che non si sia vicini a certi ambienti politici e giudiziari. Questo è successo a Falcone, a Cordoba, a De Magistris e alla Forleo, a Contrada, al colonnello Mori, al capitano “Ultimo”, al tenente Canale e al maresciallo “Arciere”.  Questo succede all’Associazione Contro Tutte Le Mafie.

Presidente Dr Antonio Giangrande ASSOCIAZIONE CONTRO TUTTE LE MAFIE