DOSSIER INGIUSTIZIA
OSSIA: LA MAFIA TI UCCIDE, TI AFFAMA, TI CONDANNA


Del Dr Antonio Giangrande
1. Azione: ritorsione per aver rilevato l’evasione fiscale e contributiva dell’avvocatura in Italia.
In Italia, per chi termina gli studi universitari e intenda intraprendere una professione (in particolare quella forense) è difficile trovare uno Studio, che lo accolga per l’effettuazione del praticantato dei due anni. Praticantato che serve per poter poi partecipare all’esame di abilitazione. E’ quasi impossibile, se non si ha un parente od un amico, che ti accolga. Tutto ciò per garantire l’omertà sugli abusi del sistema. Quel sistema ( per esempio forense) che permette la falsa annotazione sul libretto delle presenze obbligatorie alle udienze. A tal proposito, assistendo alle udienze durante la mia pratica assidua e veritiera, mi accorgevo che il numero dei Praticanti Avvocato presenti in aula non corrispondeva alla loro reale entità numerica, riportata presso il registro tenuto dal Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto. Mi accorsi, anche, che i praticanti, per l’opera prestata a favore del dominus, non ricevevano remunerazione, o ciò avveniva in nero, né per loro si pagavano i contributi. Chiesi conto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto. Mi dissero “Fatti i fatti tuoi. Intanto facci vedere il libretto di pratica, che poi vediamo se diventi avvocato”. Controllarono il libretto, contestando la veridicità delle annotazioni e delle firme di controllo. Non basta. Nonostante il regolare pagamento dei bollettini di versamento di iscrizione, a mio carico venne attivata procedura di riscossione coattiva con cartella di pagamento, contro la quale ho presentato opposizione, poi vinta. Di fatto: con lor signori in Commissione di esame forense, non sono più diventato avvocato.
2. Azione: ritorsione per aver rilevato l’irregolarità degli esami di avvocato in Italia.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 1998-1999. Presidente di Commissione, Avv. Antonio De Giorgi, Presidente Consiglio Ordine degli Avvocati di Lecce. Sono stato bocciato. A Lecce mi accorgo di alcune anomalie di legalità, tra cui il fatto che 6 Avetranesi su 6 vengono bocciati, me compreso, e che molti Commissari suggerivano ai candidati incapaci quanto scrivere nell’elaborato. Chi non suggeriva non impediva che gli altri lo facessero. Strano era, che compiti simili, copiati pedissequamente, erano valutati in modo difforme.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 1999-2000. Presidente di Commissione, Avv. Gaetano De Mauro, Principe del Foro di Lecce. Sono stato bocciato. A Lecce le anomalie aumentano. Sul Quotidiano di Lecce il Presidente della stessa Commissione d’esame dice che: “il numero degli avvocati è elevato e questa massa di avvocati è incompatibile con la realtà socio economica del Salento. Così nasce la concorrenza esasperata”. L’Avv. Pasquale Corleto nello stesso articolo aggiunge: “non basta studiare e qualificarsi, bisogna avere la fortuna di entrare in determinati circuiti, che per molti non sono accessibili”. L’abuso del potere della Lobby forense è confermato dall’Antitrust, che con provvedimento n. 5400, il 3 ottobre 1997 afferma: “ E' indubbio che, nel controllo dell'esercizio della professione, si sia pertanto venuto a determinare uno sbilanciamento tra lo Stato e gli Ordini e che ciò abbia potuto favorire la difesa di posizioni di rendita acquisite dai professionisti già presenti sul mercato.”
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2000-2001. Presidente di Commissione, Avv. Antonio De Giorgi, Presidente Consiglio Ordine degli Avvocati di Lecce. Sono stato bocciato. A Lecce le anomalie aumentano. La percentuale di idonei si diversifica: 1998, 60 %, 1999, 25 %, 2000, 49 %, 2001, 36 %. Mi accorgo che paga essere candidato proveniente dalla sede di esame, perché, raffrontando i dati per le province del distretto della Corte D’Appello, si denota altra anomalia: Lecce, sede d’esame, 187 idonei; Taranto 140 idonei; Brindisi 59 idonei. Non basta, le percentuali di idonei per ogni Corte D’Appello nazionale variano dal 10% del Centro-Nord al 99% di Catanzaro. L’esistenza degli abusi è nel difetto e nell’eccesso della percentuale. Il TAR Lombardia, con ordinanza n.617/00, applicabile per i compiti corretti da tutte le Commissioni d’esame, rileva che i compiti non si correggono per mancanza di tempo. Dai verbali risultano corretti in 3 minuti. Con esperimento giudiziale si accerta che occorrono 6 minuti solo per leggere l’elaborato. Il TAR di Lecce, eccezionalmente contro i suoi precedenti, ma conforme a pronunzie di altri TAR, con ordinanza 1394/00, su ricorso n. 200001275 di Stefania Maritati, decreta la sospensiva e accerta che i compiti non si correggono, perché sono mancanti di glosse o correzioni, e le valutazioni sono nulle, perché non motivate. In sede di esame si disattende la Direttiva CEE 48/89, recepita con D.Lgs.115/92, che obbliga ad accertare le conoscenze deontologiche e di valutare le attitudini e le capacità di esercizio della professione del candidato, garantendo così l'interesse pubblico con equità e giustizia. Stante questo sistema di favoritismi, la Corte Costituzionale afferma, con sentenza n. 5 del 1999: "Il legislatore può stabilire che in taluni casi si prescinda dall'esame di Stato, quando vi sia stata in altro modo una verifica di idoneità tecnica e sussistano apprezzabili ragioni che giustifichino l'eccezione". In quella situazione, presento denuncia penale contro la Commissione d’esame presso la Procura di Bari e alla Procura di Lecce, che la invia a Potenza. Inaspettatamente, pur con prove mastodontiche, le Procure di Potenza e Bari archiviano, senza perseguirmi per calunnia. Addirittura la Procura di Potenza non si è degnata di sentirmi.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2001/2002. Presidente di Commissione, Avv. Antonio De Giorgi, Presidente Consiglio Ordine degli Avvocati di Lecce. Sono stato bocciato. A Lecce le anomalie aumentano. L’on. Luca Volontè, alla Camera, il 5 luglio 2001, presenta un progetto di legge, il n. 1202, in cui si dichiara formalmente che in Italia gli esami per diventare avvocato sono truccati. Secondo la sua relazione diventano avvocati non i capaci e i meritevoli, ma i raccomandati e i fortunati. Tutto mira alla limitazione della concorrenza a favore della Lobby. Addirittura c’è chi va in Spagna per diventare avvocato, per poi esercitare in Italia senza fare l’esame. A questo punto, presso la Procura di Taranto, presento denuncia penale contro la Commissione d’esame di Lecce con accluse varie fonti di prova. Così fanno altri candidati con decine di testimoni a dichiarare che i Commissari suggeriscono. Tutto lettera morta.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2002-2003. Presidente di Commissione, Avv. Luigi Rella, Principe del Foro di Lecce. Ispettore Ministeriale, Giorgino. Sono stato bocciato. A Lecce le anomalie aumentano. Lo stesso Ministero della Giustizia, che indice gli esami di Avvocato, mi conferma che in Italia gli esami sono truccati. Non basta, il Ministro della Giustizia, Roberto Castelli, propone il decreto legge di modifica degli esami, attuando pedissequamente la volontà del Consiglio Nazionale Forense che, di fatto, sfiducia le Commissioni d’esame di tutta Italia. Gli Avvocati dubitano del loro stesso grado di correttezza, probità e legalità. In data 03/05/03, ad Arezzo si riunisce il Consiglio Nazionale Forense con i rappresentanti dei Consigli dell’Ordine locali e i rappresentanti delle associazioni Forensi. Decidono di cambiare perché si accorgono che in Italia i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati abusano del loro potere per essere rieletti, chiedendo conto delle raccomandazioni elargite, e da qui la loro incompatibilità con la qualità di Commissario d’esame. In data 16/05/03, in Consiglio dei Ministri viene accolta la proposta di Castelli, che adotta la decisione del Consiglio Nazionale Forense. Ma in quella sede si decide, anche, di sbugiardare i Magistrati e i Professori Universitari, in qualità di Commissari d’esame, prevedendo l’incompatibilità della correzione del compito fatta dalla stessa Commissione d’esame. Con D.L. 112/03 si stabilisce che il compito verrà corretto da Commissione territorialmente diversa e i Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati non possono essere più Commissari. In Parlamento, in sede di conversione del D.L., si attua un dibattito acceso, riscontrabile negli atti parlamentari, dal quale scaturisce l’esistenza di un sistema concorsuale marcio ed illegale di accesso all’avvocatura. Il D.L. 112/03 è convertito nella Legge 180/03. I nuovi criteri prevedono l’esclusione punitiva dei Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati dalle Commissioni d’esame e la sfiducia nei Magistrati e i Professori Universitari per la correzione dei compiti. Però, acclamata istituzionalmente l’illegalità, si omette di perseguire per abuso d’ufficio tutti i Commissari d’esame. Non solo. Ad oggi continuano ad essere Commissari d’esame gli stessi Magistrati e i Professori Universitari, ma è allucinante che, nelle nuove Commissioni d’esame, fanno parte ex Consiglieri dell’Ordine degli Avvocati, già collusi in questo stato di cose quando erano in carica. Se tutto questo non basta a dichiarare truccato l’esame dell’Avvocatura, il proseguo fa scadere il tutto in una illegale “farsa”. Il Ministero, alla prova di scritto di diritto penale, alla traccia n. 1, erroneamente chiede ai candidati cosa succede al Sindaco, che prima nega e poi rilascia una concessione edilizia ad un suo amico, sotto mentite spoglie di un’ordinanza. In tale sede i Commissari penalisti impreparati suggerivano in modo sbagliato. Solo io rilevavo che la traccia era errata, in quanto riferita a sentenze della Cassazione riconducibili a violazioni di legge non più in vigore. Si palesava l’ignoranza dell’art.107, D.Lgs. 267/00, Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali, in cui si dispongono le funzioni dei dirigenti, e l’ignoranza del D.P.R. 380/01, Testo Unico in materia edilizia. Da molti anni, con le varie Bassanini, sono entrate in vigore norme, in cui si prevede che è competente il Dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune a rilasciare o a negare le concessioni edilizie. Rilevavo che il Sindaco era incompetente. Rilevavo altresì che il Ministero dava per scontato il comportamento dei Pubblici Ufficiali omertosi, che lavorando con il Sindaco e conoscendo i fatti penalmente rilevanti, non li denunciavano alla Magistratura. Per non aver seguito i loro suggerimenti, i Commissari mi danno 15 (il minimo) al compito esatto, 30 (il massimo) agli altri 2 compiti. I candidati che hanno scritto i suggerimenti sbagliati, sono divenuti idonei. Durante la trasmissione “Diritto e Famiglia” di Studio 100, lo stesso Presidente dell’Ordine di Taranto, Egidio Albanese, ebbe a dire: “l’esame è blando, l’Avvocatura è un parcheggio per chi vuol far altro, diventa avvocato il fortunato, perché la fortuna aiuta gli audaci”. Si chiede copia del compito con la valutazione contestata. Si ottiene, dopo esborso di ingente denaro, per vederlo immacolato. Non contiene una correzione, né una motivazione alla valutazione data. Intanto, il Consiglio di Stato, VI sezione, con sentenza n.2331/03, non giustifica più l’abuso, indicando l’obbligatorietà della motivazione. Su queste basi di fatto e di diritto si presenta il ricorso al TAR. Il TAR, mi dice: “ dato che si disconosce il tutto, si rigetta l’istanza di sospensiva. Su queste basi vuole che si vada nel merito, per poi decidere sulle spese di giudizio?”
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2003-2004. Presidente di Commissione, Avv. Francesco Galluccio Mezio, Principe del Foro di Lecce. Sono stato bocciato. A Lecce le anomalie aumentano. I candidati continuano a copiare dai testi, dai telefonini, dai palmari, dai compiti passati dai Commissari. I candidati continuano ad essere aiutati dai suggerimenti dei Commissari. I nomi degli idonei circolano mesi prima dei risultati. I candidati leccesi, divenuti idonei, come sempre, sono la stragrande maggioranza rispetto ai brindisini e ai tarantini. Alla richiesta di visionare i compiti, senza estrarre copia, in segreteria, per ostacolarmi, non gli basta l’istanza orale, ma mi impongono la tangente della richiesta formale con perdita di tempo e onerose spese accessorie. Arrivano a minacciare la chiamata dei Carabinieri se non si fa come impongono loro, o si va via. Le anomalie di regolarità del Concorso Forense, avendo carattere generale, sono state oggetto della denuncia formale presentata presso le Procure Antimafia e presso tutti i Procuratori Generali delle Corti d’Appello e tutti i Procuratori Capo della Repubblica presso i Tribunali di tutta Italia. Si presenta l’esposto al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia, al Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia e Giustizia del Senato. La Gazzetta del Mezzogiorno, in data 25/05/04, pubblica la notizia che altri esposti sono stati presentati contro la Commissione d’esame di Lecce (vedi Michele D’Eredità). Tutto lettera morta.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2004-2005. Tutto come prima. Presidente di Commissione, Avv. Marcello Marcuccio, Principe del Foro di Lecce. Sono stato bocciato. Durante le prove d’esame ci sono gli stessi suggerimenti e le stesse copiature. I pareri motivati della prova scritta avvenuta presso una Commissione d’esame vengono corretti da altre Commissioni. Quelli di Lecce sono corretti dalla Commissione d’esame di Torino, che da anni attua un maggiore sbarramento d’idoneità. Ergo: i candidati sanno in anticipo che saranno bocciati in numero maggiore a causa dell’illegale limitazione della concorrenza professionale. Presento l’ennesima denuncia presso la Procura di Potenza, la Procura di Bari, la Procura di Torino e la Procura di Milano, e presso i Procuratori Generali e Procuratori Capo di Lecce, Bari, Potenza e Taranto, perché tra le altre cose, mi accorgo che tutti i candidati provenienti da paesi amministrati da una parte politica, o aventi Parlamentari dello stesso colore, sono idonei in percentuale molto maggiore. Tutto lettera morta.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2005-2006. Tutto come prima. Presidente di Commissione, Avv. Raffaele Dell’Anna. Principe del Foro di Lecce. Sono stato bocciato. Addirittura i Commissari dettavano gli elaborati ai candidati. Gente che copiava dai testi. Gente che copiava dai palmari. Le valutazioni delle 7 Sottocommissioni veneziane non sono state omogenee, se non addirittura contrastanti nei giudizi. Il Tar di Salerno, Ordinanza n.1474/2006, conforme al Tar di Lecce, Milano e Firenze, dice che l’esame forense è truccato. I Tar stabiliscono che i compiti non sono corretti perché non vi è stato tempo sufficiente, perché non vi sono correzioni, perché mancano le motivazioni ai giudizi, perché i giudizi sono contrastanti, anche in presenza di compiti copiati e non annullati. Si è presentata l’ulteriore denuncia a Trento e a Potenza. Tutto lettera morta.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2006-2007. Tutto come prima. Presidente di Commissione, Avv. Giangaetano Caiaffa. Principe del Foro di Lecce. Presente l’Ispettore Ministeriale Vito Nanna. I posti a sedere, negli anni precedenti assegnati in ordine alfabetico, in tale sessione non lo sono più, tant’è che si sono predisposti illecitamente gruppi di ricerca collettiva. Nei giorni 12,13,14 dicembre, a dispetto dell’orario di convocazione delle ore 07.30, si sono letti i compiti rispettivamente alle ore 11.45, 10.45, 11.10. Molte ore dopo rispetto alle ore 09.00 delle altre Commissioni d’esame. Troppo tardi, giusto per agevolare la dettatura dei compiti tramite cellulari, in virtù della conoscenza sul web delle risposte ai quesiti posti. Commissione di correzione degli scritti è Palermo. Per ritorsione conseguente alle mie lotte contro i concorsi forensi truccati e lo sfruttamento dei praticanti, con omissione di retribuzione ed evasione fiscale e contributiva, dopo 9 anni di bocciature ritorsive all’esame forense e ottimi pareri resi, quest’anno mi danno 15, 15, 18 per i rispettivi elaborati, senza correzioni e motivazioni: è il minimo. Da dare solo a compiti nulli. La maggior parte degli idonei è leccese, in concomitanza con le elezioni amministrative, rispetto ai tarantini ed ai brindisini. Tramite le televisioni e i media nazionali si promuove un ricorso collettivo da presentare ai Tar di tutta Italia contro la oggettiva invalidità del sistema giudiziale rispetto alla totalità degli elaborati nel loro complesso: per mancanza, nelle Sottocommissioni di esame, di tutte le componenti professionali necessarie e, addirittura, del Presidente nominato dal Ministero della Giustizia; per giudizio con motivazione mancante, o illogica rispetto al quesito, o infondata per mancanza di glosse o correzioni, o incomprensibile al fine del rimedio alla reiterazione degli errori; giudizio contrastante a quello reso per elaborati simili; giudizio non conforme ai principi di correzione; giudizio eccessivamente severo; tempo di correzione insufficiente. Si presenta esposto penale contro le commissioni di Palermo, Lecce, Bari, Venezia, presso le Procure di Taranto, Lecce, Potenza, Palermo, Caltanissetta, Bari, Venezia, Trento. Il Pubblico Ministero di Palermo archivia immediatamente, iscrivendo il procedimento a carico di ignoti, pur essendoci chiaramente indicati i 5 nomi dei Commissari d’esame denunciati. I candidati di Lecce disertano in modo assoluto l’iniziativa del ricorso al Tar. Al contrario, in altre Corti di Appello vi è stata ampia adesione, che ha portato a verificare, comparando, modi e tempi del sistema di correzione. Il tutto a confermare le illegalità perpetrate, che rimangono impunite.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2007-2008 . Tutto come prima. Presidente di Commissione Avv. Massimo Fasano, Principe del Foro di Lecce. Addirittura uno scandalo nazionale ha sconvolto le prove scritte: le tracce degli elaborati erano sul web giorni prima rispetto alla loro lettura in sede di esame. Le risposte erano dettate da amici e parenti sul cellulare e sui palmari dei candidati. Circostanza da sempre esistita e denunciata dal sottoscritto nell’indifferenza generale. Questa volta non sono solo. Anche il Sottosegretario del Ministero dell’Interno, On. Alfredo Mantovano, ha presentato denuncia penale e una interrogazione parlamentare al Ministro della Giustizia, chiedendo la nullità della prova, così come è successo per fatto analogo a Bari, per i test di accesso alla Facoltà di Medicina. Anche per lui stesso risultato: insabbiamento dell’inchiesta.
¨ Sessione d’esame d’avvocato 2008-2009 . Tutto come prima. Presidente di Commissione Avv. Pietro Nicolardi, Principe del Foro di Lecce. E’ la undicesima volta che mi presento a rendere dei pareri legali. Pareri legali dettati ai candidati dagli stessi commissari o dai genitori sui palmari. Pareri resi su tracce già conosciute perché pubblicate su internet o perché le buste sono aperte ore dopo rispetto ad altre sedi, dando il tempo ai candidati di farsi passare il parere sui cellulari. Pareri di 5 o 6 pagine non letti e corretti, ma dichiarati tali in soli 3 minuti, nonostante vi fosse l’onere dell’apertura di 2 buste, della lettura, della correzione, del giudizio, della motivazione e della verbalizzazione. Il tutto fatto da commissioni illegittime, perché mancanti dei componenti necessari e da giudizi nulli, perché mancanti di glosse, correzioni e motivazioni. Il tutto fatto da commissioni che limitano l’accesso e da commissari abilitati alla professione con lo stesso sistema truccato. Da quanto emerge dal sistema concorsuale forense, vi è una certa similitudine con il sistema concorsuale notarile e quello giudiziario e quello accademico, così come le cronache del 2008 ci hanno informato. Certo è che se nulla hanno smosso le denunce del Ministro dell’Istruzione, Gelmini, lei di Brescia costretta a fare gli esami a Reggio Calabria, e del Sottosegretario al Ministero degli Interni, Mantovano, le denunce insabbiate dal sottoscritto contro i concorsi truccati, mi porteranno, per ritorsione, ad affrontare l’anno prossimo per la dodicesima volta l’esame forense, questa volta con mio figlio Mirko. Dopo essere stato bocciato allo scritto dell’esame forense per ben 11 volte, che ha causato la mia indigenza ho provato a visionare i compiti, per sapere quanto fossi inetto. Con mia meraviglia ho scoperto che il marcio non era in me. La commissione esaminatrice di Reggio Calabria era nulla, in quanto mancante di una componente necessaria. Erano 4 avvocati e un magistrato. Mancava la figura del professore universitario. Inoltre i 3 temi, perfetti in ortografia, sintassi e grammatica, risultavano visionati e corretti in soli 5 minuti, compresi i periodi di apertura di 6 buste e il tempo della consultazione, valutazione ed estensione del giudizio. Tempo ritenuto insufficiente da molti Tar. Per questi motivi, senza entrare nelle tante eccezioni da contestare nel giudizio, compresa la comparazione di compiti identici, valutati in modo difforme, si appalesava la nullità assoluta della decisione della commissione, già acclarata da precedenti giurisprudenziali. Per farmi patrocinare, ho provato a rivolgermi ad un principe del foro amministrativo di Lecce. Dal noto esponente politico non ho meritato risposta. Si è di sinistra solo se si deve avere, mai se si deve dare. L’istanza di accesso al gratuito patrocinio presentata personalmente, dopo settimane, viene rigettata. Per la Commissione di Lecce c’è indigenza, ma non c’è motivo per il ricorso!!! Nel processo amministrativo si rigettano le istanze di ammissione al gratuito patrocinio per il ricorso al Tar per mancanza di “fumus”: la commissione formata ai sensi della finanziaria 2007 (Governo Prodi) da 2 magistrati del Tar e da un avvocato, entra nel merito, adottando una sentenza preventiva senza contraddittorio, riservandosi termini che rasentano la decadenza per il ricorso al Tar.
3. Azione: ritorsione per aver combattuto il malaffare a Manduria.
In Manduria (TA) è stato permesso ad alcuni reparti ospedalieri, pur regolarmente operanti, di obbligare i malati dei paesi del comprensorio, che non pagavano la visita privata al primario, a farsi curare per patologie urgenti presso nosocomi lontani, prospettandogli le fissazioni delle visite dopo mesi dalla richiesta.
Nella stessa città è legale che l’Ufficio Protocollo rilasci una ricevuta degli atti consegnati, mancante di nome e firma del ricevente e del numero di ruolo, come è legale che a vincere il concorso di Comandante dei Vigili Urbani, sia stato, in palese conflitto di interesse, in qualità di dirigente dell’Ufficio del Personale e Comandante pro tempore, colui il quale ha indetto e regolato lo stesso concorso, ricoprendo le stesse funzioni in attesa della sua nomina, i cui commissari d’esame erano persone con cui già collaborava, quale il Vice Questore, un suo collega Vigile Urbano, Comandante di Brindisi, e il Commissario Prefettizio, in quel periodo Sindaco pro tempore di Manduria.
In Manduria si è permesso, specie nella sua marina, la costruzione abusiva delle case e lo scarico dei liquami in fosse a perdere delle civili abitazioni, abusive, insalubri e inabitabili, in questo modo inquinando le falde acquifere e il mare prospicente. La mancanza di infrastrutture come strade, parcheggi, illuminazione pubblica, acqua potabile e fogne, oltre ad imbruttire ed ad inquinare, ha inibito ogni sviluppo economico della costa.
Per tutti questi fatti non si è aperto alcun procedimento d’ufficio da parte delle Autorità locali, né hanno avuto seguito le denunce penali presentate, le cui indagini erano delegate alle stesse Autorità.
4. Azione: ritorsione per aver lottato contro il malaffare ad Avetrana.
In Avetrana (TA) si è permesso agli imprenditori manifatturieri di licenziare i lavoratori, che rifiutavano di sottoscrivere buste paghe false, in cui si indicavano doppio salario e metà ore lavorate.
In Avetrana (TA) un mio cliente per anni è stato vittima degli abusi dei potentati politici locali: abusi edilizi coperti dai Pubblici Ufficiali. Le denunce presentate contro di questi sono rimaste lettera morta. La Procura di Taranto, addirittura, archivia un procedimento iscritto a ruolo quasi tre anni dopo la presentazione. Ruolo n. 2129/05, esposto presentato il 28/02/2003. La richiesta di Avocazione delle indagini rimane lettera morta. In data 21/03/07, per le identiche denunce contro una perizia giudiziaria falsa, il cliente riceve in mattinata la notifica della richiesta di archiviazione, senza audizione, per il proc. n. 9868/05 attinente la denuncia del 22/10/2005, e il pomeriggio viene sentito presso il Commissariato di Manduria per la denuncia presentata il 18/01/2007.
D'altronde da sempre si è permesso di costruire e demolire abusivamente e le centinaia di domande di condono edilizio parlano chiaro, tanto più in mancanza delle più elementari regole di sicurezza, tant’è che è eclatante “la morte bianca” in un cantiere abusivo. La proprietà era di un amministratore. L’abitazione da demolire era posta su una pubblica via al centro del paese, chiaramente visibile dalle Autorità preposte al controllo del territorio.
In Avetrana (TA) da sempre le abitazioni sono inabitabili per mancanza dei requisiti igienico- sanitari. La mancanza di allacciamento alla rete fognaria o alla fossa Imof e settica porta all’inquinamento delle falde acquifere, dei fiumi e del mare. La conseguenza giuridica dovrebbe essere lo sgombero coatto per le civili abitazioni e le sanzioni per le attività produttive. Così è stato nel 1995, anno in cui gli ispettori sanitari della USL hanno proceduto alla chiusura delle attività commerciali per mancanza di agibilità e dei requisiti igienico-sanitari. Col disinteresse delle vittime e l’indifferenza degli amministratori, in data 13/12/1995, il sottoscritto ha promosso e raccolto 2235 firme di cittadini Avetranesi per convincere il Prefetto ad emanare una ordinanza di sospensiva delle sanzioni emanate. Il Prefetto di Taranto ha immediatamente accolto la proposta e sospeso i procedimenti.
Ad Avetrana si è chiesto, indebitamente, tributi già pagati, o non dovuti, diffamando il cittadino di evasione fiscale.
In Consiglio Comunale, in data 01/03/2001, si è attestato, indicandone il nome, che un Assessore ha turbato gli incanti. Si è detto che le buste, a suo tempo presentate, sono state manomesse e le offerte sono state artefatte e modificate, per favorire un partecipante. Si è attestato che un Assessore, in concomitanza di elezioni, abusando del suo incarico, senza impegno di spesa, ha assunto del personale.
Ad Avetrana sono stati dichiarati irregolari i concorsi pubblici per l’assunzione di personale presso l’Ufficio Tributi e l’Ufficio di Polizia Municipale. Nonostante ciò alcuni partecipanti sono stati assunti.
Ad Avetrana esemplari sono i debiti fuori bilancio illegittimi, in quanto si sono pagati gli avvocati perdenti del Comune più degli avvocati vincenti delle parti private. Inoltre non si è proceduto verso i responsabili dei debiti, anzi, si sono pagati con fondi comunali le cause giudiziarie attivate nell’interesse politico e personale di alcuni amministratori.
Ad Avetrana da sempre alcuni Presidenti dei seggi elettorali sono i soliti noti e affidabili. Gli stessi che attestano la regolarità di elezioni nulle, in quanto non firmano le schede elettorali per autenticarle, non identificano gli elettori che votano, non impediscono agli stessi elettori la documentazione del loro voto, tramite apparecchi video-fotografici.
Ad Avetrana si è assegnato, gratuitamente, senza incanto pubblico e in conflitto di interesse, la gestione privata degli impianti sportivi ad una società, della quale era direttore sportivo un amministratore. La gestione degli impianti sportivi pubblici è diventata attività economica privata, costringendo gli altri utenti a versare dei canoni per l’utilizzo. Scandaloso è che si è permesso il profitto privatistico su un bene pubblico, ma a ciò si aggiunge il contributo di 15.000 euro all’anno destinati alla stessa società per la tenuta degli stessi impianti. Scandaloso, perché nella vicina Manduria l’amministrazione, con delibera G.M. 279/06, gli impianti sportivi li concede facendosi pagare a tariffa oraria di 3 euro ciascuno. A Canosa di Puglia il Sindaco è stato condannato per aver concesso gratuitamente gli stessi impianti a titolo gratuito durante le festività a delle associazioni di volontariato per manifestazioni ludiche, ricreative e di intrattenimento. Delle due l'una: o tutti colpevoli o tutti innocenti.
Ad Avetrana si è sovvenzionata una cooperativa per 20 mila euro annue, oltre alla concessione in comodato gratuito della struttura e la gestione privata dell’asilo nido. Il tutto per soli 13 bambini iscritti.
Avetrana spesso è stata soggetta ad inondazione dell’abitato per mancanza di strutture adeguate. Le richieste di risarcimento dei danneggiati per calamità naturale sono state inibite per coprire le colpe.
Ad Avetrana si è stabilito, in palese conflitto di interesse, un prezzo irrisorio per i lotti della zona industriale, per il quale qualche amministratore si è avvantaggiato. Non solo, si inibisce, anziché favorire, lo sviluppo del lavoro. Questo perché, per l’apertura di nuovi sbocchi imprenditoriali, quali possono essere le agenzie di affari, si chiede 15.000 euro di cauzione, al contrario dei 2.500 euro di altre civiche amministrazioni, o dei 5.000 euro di Manduria.
Ad Avetrana si ha l’abitudine di inviare lettere dilatorie, anonime, sgrammaticate e non provate, fin anche usando indebitamente in intestazione il nome dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e la firma del suo Presidente, dr Antonio Giangrande.
Ad Avetrana il vice Sindaco ha tenuto dei comizi pubblici in piazza, nonostante risultasse in malattia, per non lavorare, con un certificato medico di un collega di amministrazione.
Insomma, Avetrana è il paese degli impuniti, perché le denunce presentate sono rimaste tutte lettera morta. Anzi, chi combatte per la legalità contro i poteri forti è emarginato dalla società civile:
A Giangrande Mirko, diplomato in 4 anni, anziché 5, viene negata la borsa di studio. Ad altri, con “buono”, anziché “ottimo”, viene concessa;
un Maresciallo dei Carabinieri, già medaglia d’oro al valor civile, amico del Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, viene trasferito contro la sua volontà da Avetrana, perché, facendo il suo dovere, dava fastidio a chi era abituato all’impunità;
da un atto pubblico si è scoperto che le Forze dell’Ordine di Avetrana considerano mitomane e calunniatore il Presidente dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie, pur non essendoci mai stata alcuna condanna per calunnia o per diffamazione. Le rimostranze presso gli organi gerarchici superiori sono rimaste lettera morta.
L’Associazione contro Tutte le Mafie non è iscritta presso l’albo comunale delle associazioni, pur essendoci stata regolare istanza, senza risposta di diniego, ed essendo l’associazione locale più rappresentativa in campo nazionale.
L’associazione contro Tutte le Mafie non è iscritta nell’elenco regionale dei sodalizi antiracket ed antiusura pur essendoci stata regolare istanza, senza risposta di diniego, ed essendo l’associazione regionale più rappresentativa in campo nazionale.
Il centro servizi volontariato di Taranto non pubblicizza il libro scritto dal Dr Antonio Giangrande, “L’Italia del Trucco, l’Italia che siamo”, né in sede locale si dà ampio risalto, nonostante lo stesso saggio d’inchiesta fosse richiesto da tutta Italia e adottato da molti istituti scolastici.
Addirittura il Prefetto di Taranto nega il porto d’armi per difesa personale al Dr Antonio Giangrande, nonostante questo fosse coinvolto come presidente di un’associazione antimafia in battaglie in varie parti del territorio Italiano, dalla mafia russa in Trentino, alla camorra in Campania, ecc.. Il porto d’armi, se non a Giangrande, a chi?
5. Azione: ritorsione per aver lottato contro il malaffare a Erchie.
Ad Erchie (BR) si è permesso, ad un trasgressore alle norme sulla voltura della intestazione della proprietà di un veicolo acquistato da terzi, di presentare una denuncia falsa di smarrimento di documenti, fatta in nome e per conto del vecchio proprietario, rilasciandogli, inoltre, un permesso provvisorio di circolazione, anziché ritirargli il libretto di circolazione non aggiornato, o in assenza fermare l’auto e sanzionarlo,
6. Azione: ritorsione per aver lottato contro il malaffare a Taranto.
A Taranto la Segreteria studenti distaccata dell’Università di Bari ha impedito a Giangrande Mirko la presentazione della domanda di Laurea in Scienze Giuridiche. Alla presentazione della domanda gli si dice che è inaccettabile, perché presentata in anticipo rispetto ai termini previsti; il giorno dopo, alla presentazione della stessa domanda, gli si dice che è inaccettabile, perché presentata in ritardo rispetto ai termini previsti. Allo studente che si lamenta, perché rischia di perdere un anno di studi per l’abuso perpetrato e l’ingiustizia subita, si minaccia la chiamata della polizia per farlo cacciare. Il Rettore dell’Università di Bari, conosciuti i fatti, immediatamente e personalmente, dispone l’accoglimento della domanda di laurea e dispone una commissione d’inchiesta. A queste disposizioni rettorali sono seguite le doverose scuse della Segreteria studenti di Bari nei confronti dello studente.
Scandaloso è che quel giorno, in presenza di reati gravi perseguibili d’ufficio, come quello di abuso ed omissione di atti di ufficio, dal centro di Taranto si è chiamata la Polizia, con sede a 100 metri: non intervenuta; si è chiamata la Guardia di Finanza: non intervenuta; si sono chiamati i Carabinieri: non intervenuti. Dopo un’ora e mezza di chiamate è intervenuta una pattuglia della Stazione dei carabinieri con sede a 50 metri, solo perché si è minacciato di fare una strage. La stessa pattuglia ha constatato la mancanza di cartellini di riconoscimento sugli operatori degli sportelli, però la denuncia presentata ai carabinieri di Taranto non è stata mai iscritta nel registro delle notizia di reato e nulla si è più saputo.
7. Azione: ritorsione per aver lottato contro il malaffare dei servizi pubblici.
In Avetrana (TA), una mia cliente, aveva consumato meno energia elettrica di quanto aveva già anticipatamente pagato. Invece, alla chiusura del contratto con il saldo le si chiedono somme per consumi mai effettuati. In sede di causa civile si riconosce l’errore, ma si richiede l’IVA calcolata sull’importo indebitamente richiesto e che l’utente, non essendo ditta, non ha mai detratto dalla sua contabilità.
Il consulente del Tribunale dichiara che si può fare, mentre la Procura di Taranto archivia la denuncia, basandosi solo sull’ipotesi che non è possibile che l’azienda possa truffare l’utenza per poche migliaia di euro.
Stesso esito è conseguito alla denuncia per l’impedimento degli operatori telefonici di operare per il monopolio esistente.
8. Azione: ritorsione per aver lottato contro il malaffare delle Banche.
In Avetrana (TA), una mia cliente è stata vittima di furto di assegno non trasferibile nominativo. L’assegno è ricettato presso un benzinaio e riciclato presso una Banca. La denuncia presentata è rimasta lettera morta.
Nella stessa città, un altro mio cliente è truffato da una Banca con altri 90 mila altri risparmiatori.
Fatto notorio risaltato dai media nazionali. Le denuncie presentate da altri avvocati a Trani hanno avuto seguito, tanto da costringere la stessa Banca a conciliare. Come seguito hanno avuto le denuncie presentate a Taranto per i medesimi fatti. Quella presentata dal mio cliente, invece, lettera morta, fino all’8 marzo 2006, data in cui, dopo molta insistenza, si viene informati della richiesta di archiviazione del procedimento 2566/05 RGNR MOD 21. Si è notato che la notizia di reato del marzo 2003 è stata iscritta nel registro generale alla fine del 2005, 2 anni e mezzo dopo, e dal Pubblico Ministero che non aveva la naturale competenza. Il Filone di indagine per quel reato e su quella Banca era tenuto da altri Pubblici Ministeri della stessa Procura di Taranto, quali Mario Baruffa e Mariano Buccolieri.
9. Azione: attacchi per aver lottato contro la malapolitica.
In Avetrana (TA), alcuni rappresentanti politici locali, al fine di impedire la battaglia per la legalità contro i poteri forti, durante le campagne elettorali, turbavano il regolare svolgere delle stesse con intimidazioni, falsificazioni e tentativi di aggressione. Non c’erano interventi delle forze dell’ordine, né le denunce penali hanno avuto seguito.
Si è arrivato ad inviare un esposto al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Taranto, in cui si attestava che il sottoscritto truffava la gente, praticando l’attività forense senza titolo. Di questo mi è stato chiesto, immediatamente, conto dal Consiglio dell’Ordine, pur conoscendo la mia abilitazione forense. Il delatore, poi scoperto, era un politico, che ha transatto la sua colpa.
10. Azione: attacchi per aver lottato contro il sistema giudiziario e forense.
A Taranto la Procura della Repubblica ha aperto un procedimento nei miei confronti per il reato di calunnia, per aver presentato una denuncia penale per tentata truffa contro dei soggetti che sapevo innocenti. L’accusa era palesemente infondata, in quanto la denuncia non era mai stata presentata da me, ma da altri, anche se le circostanze indicate erano da me conosciuti e contestati. I fatti riguardavano l’operato di una avvocatessa di Avetrana e del suo cliente, quali attori in due separati giudizi civili con quantum differenti, in cui indicavano, quale responsabile esclusivo di un incidente stradale, un soggetto estraneo ai fatti. Fatti totalmente infondati. Della falsità del sinistro ne era convinta anche la Compagnia di assicurazione, solidale per il pagamento. Contrastanti all’accusa erano le stesse testimonianze della parte attorea. Nonostante ciò, il Giudice di Pace di Manduria condannava la parte convenuta, riconoscendola responsabile esclusiva del danno, pur rimarcando che la responsabile riconosciuta da tutti i testimoni era altro soggetto e che la targa dell’auto non era stata confermata.
L’avvocatessa, forte della sentenza fraudolenta, ha presentato denuncia per calunnia contro di me, per aver resistito come difensore della parte convenuta.
La stessa avvocatessa, non era nuova alla subornazione, in quanto in altra causa con me aveva sostenuto l’accusa con un testimone, poi processato per falsa testimonianza. In quella causa il suo cliente era già stato rappresentato da un avvocato di Manduria, estromesso perché perdente nelle fasi precedenti alla stessa causa, e perdente in altra causa per sinistro truffa, il cui cliente era lo stesso testimone dell’avvocatessa.
L’avvocato, non solo aveva cliente il testimone falso di un altro processo, ma nella causa aveva prodotto anch’esso un testimone falso, poi processato per falsa testimonianza.
Questo avvocato, in altro giudizio di esecuzione forzata contro un suo cliente plurifallito, pluriesecutato e conosciuto come grande truffatore, quale controparte ha tentato in tutti i modi di denigrarmi, al fine di bloccare l’esecuzione.
Nonostante tutto ciò premesso, le innumerevoli denunce presentate a Taranto e a Potenza sono rimaste disattese, al fine di dare positività alla denuncia per calunnia presentata nei miei confronti e per denigrare la mia persona. La Procura di Taranto ha ritenuto di chiedere l’archiviazione del procedimento per sinistro truffa, n. 3026/03, in pochi giorni, non sentendo i testimoni. La formale opposizione all’archiviazione che ne è seguita è rimasta lettera morta; in altro procedimento per gli stessi fatti, senza il risultato delle indagini, il 19 maggio 2005, si chiedeva archiviazione del procedimento 18/11617/04. Dal 16 al 19 maggio 2005, la P.G., sezione-carabinieri di Avetrana, stava sentendo ancora alcuni testimoni.
La conclusione delle indagini per il reato di calunnia nei miei confronti conteneva una falsa indicazione del limite di reddito per impedirmi l’accesso al gratuito patrocinio, mentre la presenza all’udienza preliminare era impedita per la mancata notifica del rinvio a giudizio.
I truffatori e i testimoni falsi sono stati tutti assolti, anche se le prove prodotte e le dichiarazioni degli stessi imputati dimostrassero la piena colpevolezza.
In altra causa, da difensore, sono stato vittima di un aggressione subita in casa da parte del marito di una mia assistita in un procedimento di separazione civile, al fine di impedirmi la presenza all’udienza del giorno successivo, dove la controparte doveva produrre prove false. La mia cliente era stata maltrattata e indotta al suicidio dal marito. Il processo penale che ne è seguito contro il marito è stato presenziato, in qualità di giudice onorario, dal praticante dell’avvocato di Avetrana, difensore dell’accusato.
Tutte le mie denunce, a Taranto e a Potenza, sono rimaste lettera morta.
L’aggressore è stato assolto in un processo in cui il PM non ha richiesto l’ammissione di alcun testimone d’accusa, pur indicato in denuncia, né il Giudice ha provveduto di ufficio. In un processo “farsa” le motivazioni riportavano che la vittima è chiaramente inattendibile.
Al contrario, io, da vittima dell’aggressione sono stato condannato senza processo, cioè con Decreto Penale di Condanna, che è venuto meno in sede di opposizione. Il seguito ha portato al proscioglimento.
Lo stesso avvocato era difensore di una signora, che riscuoteva impropriamente la pensione della madre invalida al 100%, mia cliente, in virtù di delega comunale falsa.
La denuncia viene archiviata giorni prima che la Polizia Giudiziaria avesse adempito agli accertamenti dei fatti presso le altre figlie, su delega della stessa Procura. In sede civile si rigettava l’azione, perché la mia cliente, analfabeta, aveva firmato il mandato con crocesegno, e si impediva la sua presenza in udienza per confermarlo personalmente, in quanto l’aula era mancante di accessi idonei ai portatori d’handicap e il Giudice non ha ritenuto di portarsi presso l’attrice, la quale era in attesa alla base della scalinata del Palazzo di Giustizia.
In altra causa, per aver difeso una mia cliente dalle grinfie dei parenti, che volevano accaparrarsi l’ingente eredità, accusandola di incapacità, e per averla assistita in numerose pratiche legali, e per averla mantenuta negli anni in cui vi era stato sequestro illegale dei suoi beni, ma non si era adempito alla nomina del tutore giudiziario, ero accusato di esercizio abusivo della professione forense e per gli effetti di circonvenzione di incapace. Questo nonostante che i carabinieri di Avetrana e in Procura e presso il Tribunale sapessero della mia regolare abilitazione al patrocinio legale.
Sono stato condannato, nonostante il Pubblico Ministero, già protagonista del caso Morrone di Taranto, 16 anni di carcere da innocente, fosse stato sostituito perché denunciato per aver abusato del suo ufficio contro di me e nonostante che il nuovo accusatore ritenesse il reato di esercizio abusivo della professione forense infondato e inesistente, essendovi regolare abilitazione al patrocinio legale, chiedendone, quindi, l’assoluzione.
Vi è stata comunque condanna. Tale abnorme decisione è stata assunta, nonostante le tariffe forensi prevedevano l’obbligatorietà dell’onorario per il mandato svolto. Tale abnorme decisione è stata assunta nonostante più volte si sia denunciata la violazione del diritto di difesa per mancata nomina del difensore, per impedimento illegittimo all’accesso al gratuito patrocinio. Da notare che il giorno della sentenza non vi era nessuno, se non le parti, che non avevano interesse alla pubblicità. Nonostante ciò, dagli Uffici Giudiziari è partita la velina. Il giorno dopo un giornale locale portava la notizia, evidenziando il fatto che il condannato Giangrande Antonio era il presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie. Era la prima volta che le vicende del Tribunale di Manduria avevano degna attenzione. In appello è stato pronunciato il non doversi procedere e la condanna è decaduta, ma non c'è stato ristoro mediatico per ripristinare la reputazione lesa.
11. Azione: lotto contro le disfunzioni della Giustizia penale in Italia.
A Taranto si archivia una denuncia contro un avvocato di Manduria, che per ben dieci anni, con la complicità del Giudice competente, aveva procrastinato una causa di lavoro, chiedendo reiterati rinvii.
A Sava (TA) un mio cliente, indigente, per aver trasportato 35 kg di olive di sua proprietà e comunque inservibili, perché al di fuori del periodo di raccolta, viene condannato dal GIP di Lecce con Decreto Penale di Condanna, senza potersi difendere e senza che ci fosse querela, né che esistesse il derubato.
A Santi Cosma e Damiano (LT) un Consigliere Comunale, adempiendo al suo dovere di vigilanza e controllo sulla legittimità degli atti amministrativi degli enti territoriali, con altri associati dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie del posto, ha presentato vari esposti alle autorità competenti laziali. Esposti circostanziati e provati.
Da questa meritoria attività è conseguita una duplice Interrogazione Parlamentare e un intervento da parte del Direttore Regionale del Dipartimento del Territorio della Regione Lazio.
Dalle risposte istituzionali è scaturita una vasta infiltrazione mafiosa e ripetute illegittimità perpetrate a danno del territorio locale e dei suoi abitanti, in particolare sul territorio del basso Lazio, in provincia di Latina, da qui la richiesta di scioglimento dei Consigli Comunali di Santi Cosma e Damiano e di Minturno.
Pur palesandosi la fondatezza delle accuse e il diritto-dovere costituzionale di informare i cittadini, oltretutto riportando fedelmente il contenuto di atti pubblici, la reazione è stata la presentazione di una denuncia per calunnia e diffamazione a danno del Consigliere Comunale e del Presidente dell’Associazione Contro Tutte le Mafie, dr Antonio Giangrande.
Denuncia infondata in fatto e in diritto, ma per la quale le autorità procedenti hanno chiesto l’elezione di domicilio per la notifica degli atti e la eventuale nomina del difensore. Nessuna informazione di garanzia e nessuna informazione sul diritto di difesa. Insomma, non si è conosciuto il chi, il come, il quando e il perché della denuncia, oltre che ogni informazione utile al diritto di difesa.
In Italia nessun Ente Pubblico o privato ha mai sovvenzionato l’Associazione Contro Tutte Le Mafie con alcun contributo finanziario.
In Italia nessun Ufficio amministrativo o giudiziario ha mai dato seguito alle denunce e agli esposti presentati. Anzi tra la Procura di Taranto e la Procura di Potenza vi è stata corrispondenza per chiarire che fine avesse fatto una denuncia contro alcuni magistrati di Taranto. Non solo. La Procura di Taranto ha archiviato denunce per fatti penali in cui essa stessa era coinvolta, anziché astenersi e rinviare alla Procura competente ex art.11 c.p.p. (232/06). La stessa cosa ha fatto per denunce identiche ricevute da altri uffici giudiziari dichiaratisi incompetenti, come la Procura di Busto Arsizio, (Proc. n. 26/2772/04 RG MOD. 44), o la Procura di Bologna, ( Proc. n. 251/04, 1172/04, 1516/04, 1647/04 RG MOD. 44).
Un avvocato attenzionato dall’Associazione Contro Tutte Le Mafie per le illegalità commesse nelle sue cause giudiziarie, per impedirmi di pubblicare gli atti del processo, ha indotto un Pubblico Ministero di Brindisi, incompetente per territorio, a sequestrare con atti nulli il sito dell’Associazione Contro Tutte Le Mafie. Sito che conteneva atti riguardati la stessa Procura e il Giudice Clementina Forleo. Sito che pubblicava il caso di Joseph De Stradis di New York, ma residente ad Oria (BR) e trovato morto alla zona “Chidro” della marina di Manduria. I suoi assassini erano i violentatori di una ragazza di Oria, che Joseph aveva difeso. Questi erano liberi, perché la denuncia contro di loro è rimasta lettera morta.
La famiglia convivente dell’avvocato risultava residente in provincia di Taranto, ma stranamente l’avvocato risultava essere residente in Provincia di Brindisi.
Per aver pubblicato sui siti dell’Associazione Contro Tutte le Mafie e su giornali amici le motivazioni assurde contenute in una richiesta di archiviazione, e per aver riportato il contenuto di atti parlamentari contro gli abusi della Procura di Taranto, la stessa Procura ha presentato denuncia per diffamazione a mio carico come Presidente presso la Procura di Potenza. In quel foro la denuncia non è stata archiviata. Peccato che proprio a Potenza sono rimaste lettera morta le denunce contro la Procura di Taranto, senza rilevare calunnia.
Il Sen. Eupreprio Curto (AN, di Francavilla Fontana, BR) membro della Commissione bicamerale Antimafia e della Commissione Giustizia del Senato, allarmato dalla realtà della situazione, presenta una interrogazione parlamentare al Presidente del Consiglio e al Ministro della Giustizia.
Invece altro Parlamentare (FI, di Francavilla Fontana, BR) da Sottosegretario alla Giustizia su TBM, televisione di Taranto, ebbe a dire “Giangrande lei non mi deve più alluvionare con i suoi fax e le sue e-mail, né deve alluvionare le autorità che non sono competenti per cose personali che nessun giudice ritiene fondate. Comunque noi vediamo la mafia in modo diverso”.
Due Parlamentari, stessa città e stesso schieramento politico: due modi differenti di trattare i problemi della gente.
Il Ministro della Giustizia, che ha competenza di indire i concorsi, poi ritenuti truccati, e che ha il potere amministrativo di sindacato ispettivo e di controllo, stranamente, si dichiara incompetente. Per quanto riguarda le segnalazioni di malagiustizia, compreso il caso di un avvocato impunito che per 10 anni ha rinviato una causa di lavoro, o l'impedimento ad esercitare l'esecuzione forzata giudiziaria, il Ministero, in risposta, dopo 2 anni, all’interrogazione Parlamentare del Senatore Curto, ritiene infondate le doglianze del dott. Antonio Giangrande, affidandosi alle risultanze dei Magistrati, che non hanno indagato sui loro colleghi. Il Ministero dolosamente omette di dire che il denunciante non è stato mai chiamato a rendere le prove documentali e testimoniali, né è stato perseguito per calunnia. Allo stesso tempo sottovaluta l’esistenza di decine di procedimenti a carico dei Magistrati a fronte di un solo procedimento archiviato, così come egli stesso evidenzia. Non basta. In risposta alle doglianze del sottoscritto, che chiedeva conto dei ricorsi insabbiati da anni presso lo stesso Ministero della Giustizia, il capo di Gabinetto affermava, pretestuosamente, che era ancora in corso l’ordinaria istruttoria. Istruttoria inesistente perché annosa e volutamente mancante dell’acquisizione delle prove.
Insomma a Taranto la voce di Antonio Giangrande, così come quella dei Parlamentari della Repubblica e di un ispettore di polizia denunciato, condannato e trasferito in pochi giorni per aver denunciato, rimangono inascoltate in un ambiente di collusi e di codardi. Così come è in tutta Italia.